
Una madre straniera chiede una briciola e riceve la vita di sua figlia. Su un colle di Roma, in piena estate, cade la neve.
Due donne accompagnano la liturgia di oggi. Due storie lontane, attraversate dallo stesso mistero: la grazia che arriva dove nessuno l’aspettava.
La prima è una donna cananea, pagana, straniera. Una che non appartiene al popolo eletto. Sua figlia è tormentata da un demonio e lei grida dietro a Gesù con un’insistenza quasi scomposta. I discepoli vogliono allontanarla. Gesù stesso sembra ignorarla, poi le dice parole dure: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».
Ma lei non si offende. Non si ritira. Ribatte con un’intelligenza che nasce dall’amore: «È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
E Gesù porta alla luce, davanti a tutti, la grandezza della sua fede: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri».
La seconda donna è Maria. La Chiesa oggi ricorda la Dedicazione della Basilica di Santa Maria Maggiore, legata a un’antica tradizione: nella notte tra il 4 e il 5 agosto, sul colle Esquilino a Roma, cadde la neve. Era piena estate. E Papa Liberio, dopo aver ricevuto in sogno quel segno, tracciò sulla neve il perimetro del santuario che sarebbe sorto in quel luogo.
Neve d’agosto. Qualcosa che non dovrebbe esserci. Come una donna pagana che ottiene il miracolo. Come una briciola che diventa banchetto.
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