
Paolo scrive ai Corinzi con urgenza. Qualcuno, nella comunità, dice che i morti non risorgono. E lui risponde con una logica inesorabile: se i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto. E se Cristo non è risorto, la nostra fede è vuota.
Non è una questione secondaria. È il cuore di tutto.
Se Cristo non è risorto, la morte vince e tutto ciò in cui abbiamo sperato è un’illusione.
Ma Cristo è risorto.
E la risurrezione non è soltanto un evento del passato. È la nostra casa, la meta del nostro cammino, la promessa che la morte non avrà l’ultima parola su di noi.
La risurrezione come primizia
Paolo chiama Cristo «primizia di coloro che sono morti».
La primizia è il primo frutto del raccolto. È il segno che il raccolto è cominciato. Non è un frutto isolato, ma l’inizio di una stagione.
Cristo risorto è la primizia. La sua risurrezione inaugura ciò che è promesso anche a noi.
Ciò che è accaduto a Lui riguarda anche il nostro destino. Non in modo vago, non come un’idea consolante, ma come una promessa concreta. La risurrezione non è soltanto un dogma da professare: è il futuro che ci è stato aperto.
Le donne che seguivano Gesù
Il Vangelo di oggi è breve, ma prezioso. Luca ci mostra Gesù che cammina per città e villaggi annunciando il Regno. Con lui ci sono i Dodici. E ci sono anche alcune donne.
Maria Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni. Giovanna, moglie dell’amministratore di Erode. Susanna. E molte altre.
Un dettaglio è significativo: «li servivano con i loro beni».
Non sono spettatrici. Sono discepole. Hanno incontrato Gesù, sono state guarite, liberate, amate. Ora lo seguono e mettono a disposizione ciò che hanno.
È il Vangelo nella sua concretezza: l’incontro con Cristo mette in cammino. E ciò che siamo e ciò che abbiamo può diventare servizio.
Un padre che ha indicato la strada
Oggi desidero ricordare con gratitudine una figura che mi ha accompagnato per un tratto importante del cammino: padre Stanislao Livi, cappuccino, mio direttore spirituale.
Se ne è andato proprio il 18 settembre del 2013, pochi giorni prima della mia professione perpetua.
Non è stato un maestro di molte parole, ma di vita. Un uomo di preghiera, di silenzio e di ascolto. Un padre che non si è mai imposto, ma che sapeva esserci. Mi ha accompagnata con discrezione e sapienza.
La sua morte, giunta così vicina al giorno in cui avrei detto il mio sì definitivo, mi ha segnata. Ma mi ha anche insegnato che l’amore che nasce da Cristo non viene cancellato dalla morte.
Paolo dice: «Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini».
Ma noi abbiamo speranza.
E chi ci ha amato in Cristo non va perduto.
Il risveglio
Il salmo di oggi canta: «Io nella giustizia contemplerò il tuo volto, al risveglio mi sazierò della tua presenza».
Il risveglio.
Forse è una delle immagini più belle della risurrezione.
Non un annullamento. Non una dissoluzione. Un risveglio.
Come chi apre gli occhi dopo il sonno e scopre finalmente la luce.
La risurrezione non è una consolazione a buon mercato. È la roccia su cui si regge la nostra fede.
Cristo è risorto.
E noi risorgeremo con Lui.
Trasforma la Parola in preghiera
Pensa a qualcuno che ami e che non c’è più. Non cedere alla tentazione di credere che sia perduto per sempre.
In Cristo, nessun amore vero va perduto.
**Signore Gesù,
tu che sei la risurrezione e la vita,
rendimi salda nella fede.
Quando la morte mi tocca,
quando il lutto mi ferisce,
quando tutto sembra finire,
ricordami che tu sei risorto.
Tu sei la primizia,
l’inizio della vita che ci hai promesso.
Accogli nella tua pace
coloro che mi hanno accompagnato verso di te
e che ora riposano nel tuo abbraccio.
Donami di vivere come loro:
con il cuore radicato in te,
capace di ascoltare,
capace di accompagnare,
capace di sperare oltre la morte.
Che la mia vita
sia un cammino verso il risveglio.
Amen.**