
Il Qoèlet questa mattina non usa mezze parole: «Vanità delle vanità, tutto è vanità». Guarda il mondo e vede generazioni che passano, il sole che sorge e tramonta, il vento che gira, i fiumi che continuano a scorrere verso il mare. Tutto sembra ripetersi, mentre l’uomo si affanna, rincorre, accumula, cerca qualcosa che dia consistenza ai suoi giorni.
È una pagina che può sembrare amara, ma in realtà è profondamente lucida. Il Qoèlet non sta dicendo che la vita non vale nulla. Sta smascherando l’illusione che bastino le cose a dare senso all’esistenza. Possiamo vedere ancora, ascoltare ancora, fare ancora, eppure accorgerci che non tutto ciò che occupa il tempo nutre davvero il cuore. Ci sono fatiche che costruiscono e fatiche che ci consumano, perché continuiamo a chiedere alla vita risultati che da soli non bastano a renderla piena.
Il salmo raccoglie questa consapevolezza e la trasforma in preghiera: «Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio». Non ci chiede di vivere pensando continuamente alla fine, ma di imparare a distinguere ciò che passa da ciò che rimane, ciò che affolla le giornate da ciò che dà loro una direzione.
Chi è dunque costui?
Nel Vangelo anche Erode è inquieto. Sente parlare di Gesù, ascolta quello che la gente racconta di lui e si domanda: «Chi è dunque costui?».
È una domanda enorme. Potrebbe essere l’inizio di un cammino. Ma Luca aggiunge una frase importante: Erode «cercava di vederlo». Vuole vedere Gesù, ma non necessariamente lasciarsi cambiare da lui. È incuriosito, forse turbato, certamente affascinato da ciò che sente raccontare. Eppure tra la curiosità e la fede c’è una distanza che nessuno può percorrere al nostro posto.
Si può sapere molto di Gesù senza conoscerlo davvero. Si può ascoltare il Vangelo, frequentare la Chiesa, parlare di Dio e continuare a tenerlo sulla soglia della propria vita. Anche noi possiamo cercare Gesù soltanto per avere una risposta, una consolazione, un segno, qualcosa che risolva ciò che ci preoccupa. Ma Gesù non è qualcosa da osservare. È qualcuno da incontrare.
Quando la domanda diventa personale
Forse è proprio qui che la prima lettura e il Vangelo si incontrano. Il Qoèlet guarda una vita che rischia di diventare una successione di giorni tutti uguali. Il Vangelo introduce invece una domanda: «Chi è costui?».
Quella domanda può rompere il cerchio.
Non perché improvvisamente scompaiano la fatica, la routine, i problemi o le giornate storte. Il sole continuerà a sorgere e tramontare, il lavoro aspetterà ancora, ci saranno cose da fare e pesi da portare. Ma tutto cambia quando dentro quella vita incontriamo una Presenza.
La vera domanda allora non è soltanto chi sia Gesù per gli altri, che cosa ne dica la gente o quello che abbiamo imparato su di lui. È molto più semplice e molto più impegnativa: chi è Gesù per me, oggi?
E soprattutto: che posto gli sto lasciando?
Perché possiamo passare una vita intera cercando sempre qualcosa di nuovo e scoprire, alla fine, che la vera novità non era un’altra esperienza, un altro risultato o un’altra conquista. Era Qualcuno.
Trasforma la Parola in preghiera
Fermati per un momento davanti alla domanda di Erode: «Chi è dunque costui?». Non cercare subito una risposta imparata. Lascia che la domanda scenda più in profondità e chiediti quale posto occupa realmente Gesù nelle tue giornate.
**Signore Gesù,
quante volte rincorro cose
che sembrano decisive
e poi si rivelano insufficienti.
Insegnami a contare i miei giorni,
a non sprecarli nell’affanno
e a riconoscere ciò che davvero rimane.
Non permettere che io mi accontenti
di sapere qualcosa di te
senza incontrarti veramente.
Quando mi domando chi sei,
donami il coraggio di lasciarti entrare nella mia vita.
Sii tu il senso delle mie giornate,
la pace nelle mie fatiche
e la novità che rinnova il mio cammino.
Amen.**