
C’è una prima lettura, oggi, che sembra una preghiera nata nel cuore della prova.
Il profeta Isaia parla a un popolo che ha attraversato la notte. Ha conosciuto la distruzione, l’esilio, il silenzio di Dio. Eppure non ha smesso di cercarlo:
«Di notte anela a te l’anima mia,
al mattino dentro di me il mio spirito ti cerca».
È il linguaggio di chi ha trascorso la notte nell’attesa. Di chi ha continuato a cercare Dio anche quando tutto sembrava perduto.
Poi Isaia ricorre a un’immagine potente:
«Come una donna incinta che sta per partorire si contorce e grida nei dolori, così siamo stati noi di fronte a te, Signore».
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