Come te stesso. La carità che comincia da dentro

3. Il corpo: il primo luogo della carità

C’è un aspetto della vita spirituale che spesso resta ai margini. Non perché sia poco importante, ma perché è troppo concreto.

Il corpo. Se ne parla poco, e quando succede è quasi sempre in modo funzionale: come qualcosa da tenere sotto controllo, da educare, da guidare. Raramente come un luogo da ascoltare. Eppure è lì che passa tutto.

Prima ancora di amare gli altri, prima ancora di fare il bene, ciascuno di noi abita un corpo. Non lo possiede soltanto: lo è. E questo cambia le cose.

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Quando si ha paura di amare

Ferite del passato, timori del cuore… e la fiducia che guarisce

Introduzione
Amare è il gesto più semplice e, insieme, il più esposto che esista. Per chi ha già amato e ne porta i lividi, però, amare non è slancio: è un passo che somiglia a un salto nel buio. Dopo una delusione profonda, il cuore non smette di desiderare, ma impara a difendersi. Diventa guardingo, attento, a tratti sospettoso. Si ha paura di donarsi e non essere riconosciuti, di fidarsi e trovarsi nudi davanti a un tradimento, di credere ancora che l’amore sia possibile e vederlo franare nella ripetizione di un copione già scritto. Eppure l’amore autentico non pretende eroi senza cicatrici: chiede verità e quella fiducia che assomiglia a un granello di senape, piccola, ma capace di smuovere montagne.

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Con Maria nelle crepe dell’anima

🌘 7 MAGGIO

Quando ho bisogno di controllare tutto

Ci sono situazioni in cui senti il bisogno di avere tutto sotto controllo. Non perché vuoi dominare, ma perché vuoi evitare che le cose vadano storte.

Cerchi di prevedere come andrà una conversazione, immagini le reazioni degli altri, organizzi ogni dettaglio. Ti sembra il modo più sicuro per non sbagliare.
Il problema è che, anche quando fai tutto bene, qualcosa sfugge sempre. E questo ti mette ancora più in tensione.

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Il creato come relazione, non come simbolo

Oltre il “Francesco ecologista”

Francesco ama il creato.
Ma non perché la natura sia un’idea da difendere o un simbolo da usare.

Le Fonti non ci presentano Francesco come un teorico dell’armonia cosmica, né come un anticipatore di sensibilità moderne. Il suo rapporto con il creato nasce da qualcosa di più profondo: una relazione riconciliata con Dio. Per Francesco, il creato non è mai separato dal Creatore.

Quando chiama il sole “fratello” e la terra “madre”, non sta poetizzando la natura. Sta confessando una fede: tutto ciò che esiste ha origine da Dio e a Dio ritorna. La relazione con le creature non è orizzontale, ma radicata nella filiazione.

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La Comunione dei santi: insieme per la Vita

«Credo la comunione dei santi». Lo pronunciamo ogni domenica, e forse proprio la familiarità ci impedisce di cogliere la vertigine racchiusa in queste parole. Non recitiamo una formula: confessiamo una verità viva, carne della nostra fede. La Chiesa, nella sua essenza più profonda, è questa comunione dei santi – un’unica famiglia in cui il soffio del cielo e il respiro della terra si toccano senza confondersi.

1. Un solo mistero, due volti

La comunione dei santi ha un duplice movimento, come il respiro. Inspirazione: comunione alle cose sante – la fede che ci è stata donata, i Sacramenti che ci nutrono, i carismi che fioriscono in mezzo a noi, ogni gesto di carità che silenziosamente ricostruisce il mondo. Espirazione: comunione tra persone sante. Ed ecco il miracolo: battezzati nell’unica morte e risurrezione, siamo diventati membra vive di un unico corpo. Gesù non ha pregato per un vago afflato di unità, ma perché «tutti siano una cosa sola… siano anch’essi in noi» (Gv 17,21). E noi già lo siamo, benché ancora in cammino verso la pienezza.

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Ti racconto… la donna che dava riposo ai pensieri

La chiamavano in molti modi, ma nessuno sapeva davvero chi fosse.
C’era chi diceva fosse una guaritrice, chi una pazza, chi semplicemente una donna con troppo tempo libero.

Lei abitava in una casa silenziosa, in fondo a una strada che pochi percorrevano per caso.
E dentro quella casa c’era una stanza. Piccola. Spoglia.
Una sedia, un letto, una finestra sempre socchiusa.

Niente di speciale, a guardarla.

Eppure la gente arrivava.

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Con Maria nelle crepe dell’anima

Questo cammino nasce dalla vita così com’è: con le sue fatiche, le sue crepe, le sue parti ancora aperte.
Con Maria impariamo a restare dentro ciò che si muove, a non chiuderlo in fretta, a portarlo davanti a Dio. Non serve avere tutto chiaro per iniziare. Si parte da lì: da quello che dentro non torna.

🌑 1–6 MAGGIO   VEDERE LE CREPE

🌑 1 MAGGIO

Quando qualcosa dentro di me non torna

Ci sono giorni in cui fai tutto quello che devi fare, ma dentro senti che qualcosa non è a posto.
Non è un problema chiaro. Non sapresti nemmeno spiegarlo bene. È più una sensazione: come se qualcosa fosse fuori posto.

Di solito si va avanti lo stesso. Si riempie la giornata, si rimanda, si pensa che passerà.
Ma a volte quella sensazione ritorna. E se ritorna, vuol dire che non è da ignorare.

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Santa Caterina da Siena: la verità che non chiede permesso

Il rischio, quando si parla dei santi, è sempre lo stesso: trasformarli in figure rassicuranti, quasi decorative. Persone da ammirare a distanza, senza che disturbino troppo la nostra vita.

Con Santa Caterina da Siena questo non funziona. Caterina non è una santa “comoda”. Non lo è mai stata. E probabilmente non lo sarà mai.

La sua vita non è la storia di una donna devota che si è rifugiata nella preghiera per sottrarsi al mondo. È, al contrario, la storia di una donna che, proprio perché ha preso sul serio Dio, è entrata nel mondo fino in fondo, senza protezioni.

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Come te stesso. La carità che comincia da dentro

2. Amarsi non è idolatrarsi

Dopo aver preso sul serio quel “come te stesso”, è inevitabile che sorga una domanda: che cosa significa, davvero, amarsi?

Perché qui si gioca un equivoco sottile.

Da una parte c’è il rischio di non considerarsi affatto. Dall’altra, quello opposto: mettersi al centro, giustificarsi sempre, costruirsi un’immagine da difendere.

E tra questi due estremi, spesso si fa confusione.

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San Marco: la storia di uno che è scappato… e poi è rimasto

25 aprile – memoria di San Marco Evangelista

Introduzione

Di San Marco sappiamo meno di quanto immaginiamo.
E forse è proprio questo che lo rende così vicino.

Non è una figura costruita, né un santo levigato. La sua storia ha pieghe, interruzioni, passaggi non lineari. E proprio per questo parla.

Non si impone. Non cerca spazio.
Eppure, quando si segue il filo della sua vita, ci si accorge che è sempre lì, nei momenti decisivi.

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