
Elia aveva sette anni e un segreto che non sapeva bene come spiegare.
Per lui il mondo non era soltanto pieno di colori. Era pieno di musica.
Il giallo suonava come un violino, allegro e un po’ impertinente. Il blu aveva la voce profonda di un contrabbasso, mentre il rosso era un tamburo, deciso e qualche volta persino fastidioso. Il verde cambiava melodia secondo le stagioni: quello dei prati era un flauto, quello dei cipressi somigliava a una canzone malinconica.
Elia pensava che fosse così per tutti.
Quando sua madre indossava il vestito giallo, le diceva che sembrava una canzone. Lei rideva e gli scompigliava i capelli. Quando il babbo dipingeva di rosso la ringhiera, lui si tappava le orecchie perché quel colore faceva troppo rumore.
«Ma quale rumore, Elia? È vernice!»
Continua a leggere








