
La parabola del seminatore ci mette davanti a quattro terreni. Ognuno di noi può riconoscersi in qualcuno di essi, forse in più d’uno, a seconda delle stagioni della vita.
Ma la liturgia di oggi accosta a questo Vangelo una parola del profeta Geremia che sposta lo sguardo. Non ci fa guardare soltanto il terreno del nostro cuore. Ci fa guardare anche il campo più grande: il popolo di Dio.
«Vi darò pastori secondo il mio cuore, che vi guideranno con scienza e intelligenza».
Anche il terreno buono ha bisogno di essere custodito. Ha bisogno di essere dissodato, liberato dai sassi, ripulito dai rovi. Ha bisogno di qualcuno che se ne prenda cura perché possa portare frutto.
È questa, nella Scrittura, la missione del pastore: non dominare il gregge, ma custodirlo; non servirsi delle persone, ma servirle; non occupare il posto di Dio, ma aiutare ciascuno ad ascoltare la sua voce.
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