In questi giorni, mentre vetrine e social si riempiono di cuori e promesse, può capitare di sentirsi un po’ fuori posto. Come se l’amore fosse diventato qualcosa da dimostrare, da esibire, da misurare.
Un giorno all’anno per dire “ti amo”. Un giorno per confrontare gesti, attenzioni, regali.
Viviamo in un mondo che corre, che misura tutto in termini di efficienza e produttività. Se funzioni, vali. Se non produci, sei un peso. Questa logica silenziosa, ma potente, ha plasmato le coscienze. Così i deboli diventano invisibili: il malato cronico, l’anziano fragile, il disabile che rallenta i ritmi, il povero che non ha da restituire, il migrante che non trova posto.
Ci sono momenti in cui la solitudine pesa. Pesa sul cuore, sui pensieri, sulle giornate. E non importa quanti volti abbiamo intorno, quante persone incontriamo, quante parole scambiamo.
Si può essere soli anche in mezzo alla folla. Si può essere soli dentro una famiglia, in una comunità, in una stanza piena di voci.
Perché la solitudine più dolorosa non è l’assenza di persone. È la sensazione di non essere davvero visti. Di non essere ascoltati fino in fondo. Di non essere compresi.
Rendimento di grazie per l’arcivescovo emerito Riccardo Fontana
«Non recuso laborem» – non rifiuto la fatica. Parole antiche, attribuite a San Martino, che l’arcivescovo Riccardo Fontana aveva scelto come programma di vita. Non erano uno slogan. Erano una promessa mantenuta.
In questi giorni lo abbiamo accompagnato con la preghiera, uniti alla richiesta del nostro vescovo e alla voce di tutta la diocesi. Lo abbiamo affidato alla Madonna del Conforto, durante la Novena. E proprio in quei giorni, Maria lo ha preso per mano.
Il Signore lo ha chiamato a sé nel tempo della preghiera, nel grembo della Chiesa che aveva amato senza riserve.
La spoliazione di Francesco non è un gesto simbolico. È una rottura reale, pubblica, irreversibile.
Le Fonti raccontano che, davanti al vescovo e alla città, Francesco restituisce tutto al padre: il denaro, le vesti, persino il diritto di appartenenza. E mentre si spoglia, pronuncia parole che segnano un prima e un dopo: «Finora ho chiamato Pietro di Bernardone mio padre; d’ora in poi potrò dire liberamente: Padre nostro che sei nei cieli» (FF 1045).
Genesi 6–9 (Testi principali: Gen 6,5–22; Gen 7,1–24; Gen 8,1–22; Gen 9,1–17)
Chi è Noè?
Noè è l’uomo giusto in una generazione perversa. È colui che cammina con Dio, quando tutto intorno sembra essersi dimenticato del suo Creatore. Non è un eroe, né un ribelle. È silenzioso, fedele, ostinato nel bene, nel mezzo di una realtà corrotta e violenta.
Mentre il mondo si lascia travolgere dal peccato, Noè costruisce un’arca, simbolo di obbedienza, rifugio, salvezza.
«Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo… Egli ci ha scelti prima della creazione del mondo» (Ef 1,3-4)
Il mistero della Trinità non è un segreto chiuso nel cielo. È il respiro della nostra storia, l’origine della nostra chiamata, il destino della nostra salvezza. La Trinità non è rimasta spettatrice: ha deciso di entrare, con amore infinito, nella nostra vicenda umana.
Il Vangelo della Presentazione non parla di inizi, ma di consegne. Gesù non entra nel Tempio per essere mostrato, ma per essere offerto. Non viene portato per brillare, ma per appartenere.
Otto secoli dopo la morte di San Francesco, la Chiesa ci riconsegna questa festa come una domanda viva: a chi appartiene la nostra vita?
La Parola di Dio non è un racconto lontano, ma una storia viva che continua ad attraversare la nostra vita. Nella Scrittura incontriamo uomini e donne reali, segnati dal desiderio, dalla paura, dalla fiducia e dalla caduta. Attraverso di loro, Dio rivela il suo volto e continua a chiamare anche noi.
In questo percorso quindicinale cammineremo dentro la Bibbia partendo dalla Genesi, lasciandoci guidare dai suoi protagonisti. Non come figure ideali, ma come specchi dell’anima umana: fragili, cercanti, amati.
Ogni tappa sarà un invito a:
ascoltare la Parola in profondità,
entrare nel cuore dei personaggi,
riconoscere in essi qualcosa di noi,
e soprattutto scoprire il Dio che si lascia incontrare nella storia.
Il cammino comincia dall’inizio. Da lì dove tutto nasce. Da lì dove anche la ferita prende forma.
Adamo ed Eva – L’origine del desiderio e della ferita
Genesi 2,4b – 3,24
Chi sono davvero Adamo ed Eva?
Adamo ed Eva non sono solo i primi esseri umani. Sono l’uomo e la donna archetipici, immagine profonda della nostra condizione esistenziale: creati per amare, ma tentati di bastarci da soli; nudi e senza vergogna, ma poi nascosti e pieni di paura.