Ci sono preghiere che diciamo una volta e poi lasciamo andare. E ce ne sono altre che tornano per mesi, magari per anni. Cambiano le parole, cambia il tono, a volte cambia perfino la speranza, ma la domanda resta lì.
È a queste preghiere che sembra parlare Gesù oggi.
Ci sono giorni in cui pregare viene quasi da sé: le parole arrivano, il cuore si raccoglie e perfino il silenzio sembra avere un senso. Poi ce ne sono altri in cui cominci una preghiera e dopo poco stai già pensando a tutt’altro, oppure hai tante cose dentro e non sai come dirle. A volte sei semplicemente stanco, preoccupato, arrabbiato, e le parole che hai ripetuto mille volte sembrano non arrivare da nessuna parte.
Per questo la domanda dei discepoli è così vera: «Signore, insegnaci a pregare».
Non gli chiedono una formula speciale. Hanno visto Gesù pregare e hanno capito che lì c’era qualcosa che loro non avevano ancora imparato: non soltanto delle parole da dire, ma un modo di stare davanti a Dio.
Martedì 6 ottobre 2026 – XXVII settimana del Tempo Ordinario
Ci sono giorni in cui arriviamo a sera stanchi morti e, se qualcuno ci chiedesse che cosa abbiamo fatto, potremmo rispondere con un elenco lungo una pagina. Abbiamo lavorato, risposto, sistemato, aiutato, corso da una parte all’altra. Magari abbiamo fatto anche tante cose buone.
Eppure può rimanere dentro una strana sensazione: quella di essere stati occupatissimi senza essere davvero presenti.
Lunedì 5 ottobre 2026 – XXVII settimana del Tempo Ordinario
Ci sono domande che facciamo per capire e altre che facciamo perché, in fondo, vorremmo mettere un confine. Il dottore della Legge conosce bene la risposta: amare Dio e amare il prossimo. Ma subito domanda a Gesù: «E chi è mio prossimo?».
È una domanda molto umana. Fino a dove devo arrivare? Di chi devo occuparmi? Chi rientra davvero nella misura del mio amore?
Gesù, però, non gli consegna una definizione. Gli racconta una strada.
Di Francesco sappiamo tante cose, forse perfino troppe. Lo abbiamo visto nelle chiese, nei presepi, nelle immagini con gli uccelli, nei racconti sulla pace e sulla fraternità, e tutto questo appartiene davvero alla sua storia. Il rischio, però, è che a forza di conoscerlo bene finisca per non sorprenderci più, mentre Francesco continua a essere una presenza scomoda proprio perché il Vangelo, nella sua vita, non è rimasto una bella idea.
All’inizio aveva sogni molto diversi. Voleva riuscire, essere riconosciuto, costruirsi un futuro importante. Poi qualcosa cominciò lentamente a cambiare, e Dio entrò nella sua vita attraverso incontri che non aveva cercato, fallimenti che non aveva previsto e domande alle quali non poteva più sottrarsi. Il lebbroso, San Damiano, il Vangelo ascoltato nella piccola chiesa della Porziuncola: Francesco si accorse che Cristo non gli stava chiedendo semplicemente di diventare una persona migliore, ma di cambiare direzione.
I settantadue tornano dalla missione pieni di entusiasmo. È andata bene, hanno visto accadere cose che non si aspettavano e quasi non stanno nella pelle: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
Li capiamo. Anche noi siamo contenti quando qualcosa riesce, quando il nostro lavoro porta frutto, quando una fatica viene riconosciuta, quando finalmente vediamo che ciò per cui abbiamo pregato e lottato comincia a muoversi. Non c’è niente di male in questa gioia.
Gesù, però, sa che è una gioia fragile. Perché oggi le cose funzionano e domani magari no. Oggi arrivano risultati, domani sembra di seminare nel vuoto. E se appoggiamo lì il valore della nostra vita, finiamo inevitabilmente sulle montagne russe.
Accogliamo l’invito di Papa Leone XIV: durante il mese di ottobre preghiamo il Santo Rosario perché cessino le guerre e si faccia pace tra i popoli in conflitto.
Oggi prendiamo ancora una volta in mano la corona e affidiamo a Maria il desiderio di pace del mondo. 🙏
Quando pensiamo agli angeli custodi rischiamo di tornare subito alle immagini dell’infanzia: un bambino, un ponte, due grandi ali che lo proteggono. Sono immagini belle, ma il Vangelo di oggi porta molto più lontano.
Gesù sta parlando dei piccoli. Di quelli che facilmente passano inosservati, che non hanno voce, che non riescono a farsi valere, che magari arrivano sempre ultimi. E dice una cosa sorprendente: i loro angeli vedono sempre il volto del Padre.
Accogliamo l’invito di Papa Leone XIV: durante il mese di ottobre preghiamo il Santo Rosario perché cessino le guerre e si faccia pace tra i popoli in conflitto.
Oggi prendiamo ancora una volta in mano la corona e affidiamo a Maria il desiderio di pace del mondo. 🙏
Gesù manda settantadue discepoli per le strade. Teresa di Lisieux, invece, entra in un monastero e da lì non uscirà quasi più. Eppure diventerà patrona delle missioni.
Forse perché aveva capito che si può andare molto lontano anche restando nello stesso luogo, quando il cuore smette di girare attorno a se stesso e comincia davvero a vivere per gli altri.