Venerdì 30 ottobre 2026 – XXX settimana del Tempo Ordinario
Prima lettura: Fil 1,1-11 Salmo responsoriale: Sal 110 Vangelo: Lc 14,1-6
A pranzo con il sospettato
Il pranzo è pronto. La trappola pure.
Gesù è a casa di uno dei capi dei farisei e l’atmosfera non è proprio quella di una tavolata tra amici. Lo tengono d’occhio, aspettano che faccia qualcosa di sbagliato. Davanti a lui c’è un uomo malato di idropisia. Curioso: tutti osservano Gesù, ma sembra che nessuno si accorga di quell’uomo.
Giovedì 29 ottobre 2026 – XXX settimana del Tempo Ordinario
Prima lettura: Ef 6,10-20 Salmo responsoriale: Sal 143 (144) Vangelo: Lc 13,31-35
Una corazza piuttosto insolita
La liturgia di oggi sembra avere qualche problema di guardaroba.
San Paolo ci invita a indossare l’armatura di Dio: corazza, scudo, elmo, spada. Un equipaggiamento da guerrieri, insomma. Poi arriva Gesù e, nel giro di poche righe, si paragona a una chioccia.
Una chioccia!
Con tutto il rispetto per le galline, non è esattamente l’animale che sceglieremmo per rappresentare l’onnipotenza divina. Un leone, magari. Un’aquila. Qualcosa che incuta un certo timore.
Mercoledì 28 ottobre 2026 – Festa dei Santi Simone e Giuda, apostoli
Prima lettura: Ef 2,19-22 – Salmo 18 – Vangelo: Lc 6,12-19
Il Giuda dimenticato
Nel Vangelo di oggi compaiono due uomini con lo stesso nome: Giuda.
Uno lo conoscono tutti. E non per buone ragioni. Dell’altro, quello che festeggiamo oggi insieme a Simone, sappiamo pochissimo.
Il tradimento è passato alla storia. La fedeltà, invece, è rimasta quasi anonima.
Duemila anni dopo, il nostro modo di distribuire la notorietà non è cambiato granché. Basta uno scandalo per finire sulla bocca di tutti. Per una vita intera spesa nel bene, invece, bisogna accontentarsi di qualche riga. Quando va bene.
Martedì 27 ottobre 2026 – XXX settimana del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Luca (13,18-21)
1. Un granello? Tutto qui?
Gesù deve aver spiazzato parecchia gente quando ha paragonato il Regno di Dio a un granello di senape. Con tutte le immagini grandiose che poteva scegliere, proprio un semino quasi invisibile!
Del resto, a noi piacciono le cose che si notano. Anche quando facciamo del bene, un piccolo riconoscimento non ci dispiace. E se arriva un complimento, difficilmente lo rimandiamo al mittente.
Gesù, però, insiste su quel granello. Lo lascia crescere, diventare albero, offrire riparo agli uccelli. Senza inaugurazioni e senza tagli del nastro.
Lunedì 26 ottobre 2026 – XXX settimana del Tempo Ordinario – Anno A
Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,10-17)
Una donna piegata. E qualcuno che guarda da un’altra parte.
Diciotto anni. Non diciotto giorni, non qualche mese. Diciotto anni trascorsi a guardare per terra, senza riuscire a raddrizzarsi. Chissà quante volte quella donna aveva desiderato alzare gli occhi, vedere il cielo senza fatica, incontrare lo sguardo di qualcuno senza dover sollevare dolorosamente la testa.
Gesù la vede. Non aspetta che lei chieda qualcosa, non pretende spiegazioni e nemmeno le domanda se abbia abbastanza fede. La chiama, le parla, le impone le mani. E quella donna, finalmente, si raddrizza.
Dopo diciotto anni, torna a guardare il mondo in faccia.
Una scena bellissima. Peccato che qualcuno trovi il modo di rovinarla.
Nella rubrica del mio telefono abitano anche i morti.
Hanno ancora un nome, un numero, magari una fotografia sorridente. Il telefono li tratta esattamente come tutti gli altri. Ogni tanto il calendario mi ricorda persino che è il loro compleanno. Con la stessa puntualità con cui mi segnala una visita dal dentista.
Gli algoritmi sono bravissimi a ricordare le date. Con le assenze, invece, sono piuttosto negati.
E così, cercando un numero, capita di incontrare un nome che non pronunciavamo da tempo. Il dito si ferma sullo schermo. Per un istante torna tutto: una risata, un’abitudine, magari quel modo insopportabile di rispondere al telefono senza nemmeno salutare.
Poi arriva il ricordo più difficile: quel numero non squillerà più.
Domenica 25 ottobre 2026 – XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno A
Prima lettura: Es 22,20-26 Salmo responsoriale: Sal 17 – Ti amo, Signore, mia forza. Seconda lettura: 1Ts 1,5c-10 Vangelo: Mt 22,34-40
Una domanda innocente? Neanche per sogno!
I farisei ci riprovano. Dopo qualche tentativo andato a vuoto, mandano da Gesù un esperto della Legge con una domanda apparentemente rispettabile: «Maestro, qual è il grande comandamento?». Vogliono metterlo alla prova, magari trovare una parola sbagliata da rinfacciargli. Gesù, però, non si lascia trascinare nel loro gioco. Risponde con due comandamenti che, a ben guardare, sono un’unica, formidabile provocazione: amare Dio con tutto se stessi e amare il prossimo come se stessi.
Semplice, vero? Sulla carta, certamente. Poi arriva il lunedì mattina, incontriamo quella persona che proprio non sopportiamo e tutta la nostra bella teologia comincia a scricchiolare.
Una strage ordinata da Pilato, diciotto persone morte sotto il crollo di una torre. La cronaca nera esisteva anche ai tempi di Gesù e, a quanto pare, pure il vizio di cercare una colpa nelle disgrazie altrui.
Gesù non lascia spazio agli equivoci: quelle vittime non erano più peccatrici degli altri. Dio non distribuisce tragedie come punizioni.
Poi, però, arriva la stoccata: «Se non vi convertite…».
Tradotto: smettetela di indagare sui peccati degli altri e occupatevi dei vostri. Perché siamo bravissimi a individuare le crepe nella vita del prossimo, mentre sulle nostre preferiamo stendere una bella mano di vernice.
Venerdì 23 ottobre 2026 – XXIX settimana del Tempo Ordinario San Giovanni da Capestrano, sacerdote francescano
Prima lettura: Ef 4,1-6 Salmo: Sal 23 (24) Vangelo: Lc 12,54-59
Sappiamo prevedere la pioggia. E il resto?
Oggi Gesù sembra proprio aver perso la pazienza. Si rivolge alla folla e la chiama senza tanti complimenti: «Ipocriti!». Il motivo? La gente sa riconoscere i cambiamenti del tempo osservando il cielo, ma non riesce a capire quello che sta accadendo sotto i propri occhi.
A pensarci bene, dopo duemila anni siamo diventati ancora più bravi. Abbiamo previsioni meteorologiche dettagliatissime, radar, satelliti e applicazioni che ci avvertono persino quando sta per cadere la prima goccia di pioggia. Peccato che, quando si tratta di riconoscere i temporali che si preparano nelle nostre relazioni, spesso diventiamo improvvisamente ciechi.
Una risposta sempre più fredda, un’amicizia che si sta spegnendo, qualcuno che soffre accanto a noi e che abbiamo smesso di ascoltare. I segnali ci sono, eccome. Ma preferiamo raccontarci che va tutto bene. Del resto, guardare dalla parte opposta è molto meno impegnativo che affrontare quello che non funziona.
Gesù conosce bene questa nostra abilità nel non vedere. Ed è proprio quella che oggi mette sotto accusa.
La santità non è una vita senza crepe. È lasciare che Dio faccia passare la sua luce anche attraverso quelle.
🌿 23 ottobre – San Pietro
Il coraggio di ricominciare
Pietro aveva promesso che non avrebbe mai abbandonato Gesù. Poi arrivò una notte, una domanda scomoda e tre rinnegamenti. Il gallo cantò e Pietro scoprì quanto fosse fragile il suo coraggio. Ma Gesù non smise di amarlo.
Anche noi siamo bravissimi a dichiarare fedeltà quando non costa niente. Poi arriva il momento di esporsi, di difendere qualcuno, di mantenere una promessa. E qualche volta scappiamo. La santità non comincia quando diventiamo impeccabili, ma quando smettiamo di giustificare le nostre vigliaccherie e troviamo il coraggio di tornare.
Preghiamo: Signore, quando mi vergogno dei miei errori, ricordami che Tu non hai smesso di amare Pietro. Dammi l’umiltà di riconoscere le mie cadute e il coraggio di ricominciare. Amen.