Nella rubrica del mio telefono abitano anche i morti.

Hanno ancora un nome, un numero, magari una fotografia sorridente. Il telefono li tratta esattamente come tutti gli altri. Ogni tanto il calendario mi ricorda persino che è il loro compleanno. Con la stessa puntualità con cui mi segnala una visita dal dentista.
Gli algoritmi sono bravissimi a ricordare le date. Con le assenze, invece, sono piuttosto negati.
E così, cercando un numero, capita di incontrare un nome che non pronunciavamo da tempo. Il dito si ferma sullo schermo. Per un istante torna tutto: una risata, un’abitudine, magari quel modo insopportabile di rispondere al telefono senza nemmeno salutare.
Poi arriva il ricordo più difficile: quel numero non squillerà più.
Eppure non lo cancelliamo.
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