
La valle è piena di ossa. Inaridite, sparse, senza vita. È il deserto dopo la battaglia, il cimitero dopo la sconfitta. Ezechiele le guarda e non vede alcuna speranza.
Dio gli chiede: «Potranno queste ossa rivivere?». Il profeta risponde con una delle frasi più oneste della Bibbia: «Signore Dio, tu lo sai».
Non dice di sì. Non dice di no. Ammette di non saperlo. Ma si fida di Dio.
E Dio gli ordina di profetizzare su quelle ossa. Di parlare a ciò che non ha più vita. Di annunciare la speranza a ciò che sembra condannato per sempre.
Dio non aspetta che le ossa mostrino qualche segno di vita per parlare loro. Fa risuonare la sua Parola proprio là dove la vita sembra impossibile.
E le ossa rivivono.
Prima i nervi, poi la carne, poi la pelle. Infine lo spirito entra in esse e tornano alla vita. Quelle ossa diventano un esercito grande, sterminato.
La speranza che sembra svanita
Dio spiega il significato della visione: «Queste ossa sono la casa d’Israele. Essi vanno dicendo: “Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti”».
È il grido di un popolo sconfitto, disperso, deportato, che non riesce più a immaginare un futuro.
Quante volte anche noi abbiamo pronunciato parole simili? Quante volte abbiamo guardato la nostra vita, la nostra Chiesa, il nostro mondo, e abbiamo pensato: non c’è più nulla da fare. La speranza è svanita. È tutto finito.
Ezechiele ci dice che Dio non si arrende alle nostre ossa inaridite. Non si rassegna alle nostre speranze spente.
Dove noi vediamo un cimitero, Dio vede ancora una possibilità di vita.
La speranza cristiana comincia proprio qui: non quando vediamo già qualcosa rinascere, ma quando continuiamo a credere che Dio possa ancora parlare dentro ciò che abbiamo dichiarato finito.
L’amore che fa rivivere
Nel Vangelo, Gesù raccoglie tutta la Legge nel duplice comandamento dell’amore: amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente, e amare il prossimo come se stessi.
Due amori che, in realtà, non possono essere separati. Perché non si può amare davvero Dio ignorando chi ci sta accanto. E non si può amare fino in fondo il prossimo senza imparare da Dio la misura dell’amore.
È lo Spirito di Dio a far rivivere le ossa. E quando lo Spirito torna a respirare dentro di noi, uno dei suoi segni più veri è proprio questo: torniamo capaci di amare.
Non di un amore sentimentale. Non di un’emozione passeggera. Ma dell’amore che sceglie, che si dona, che rimane anche quando costa. Dell’amore che non si arrende facilmente all’altro e che, nello stesso tempo, non pretende di possederlo.
Le ossa inaridite possono essere anche le nostre vite quando smettiamo di amare. Quando il cuore si chiude, quando la mente si irrigidisce, quando l’anima si stanca perfino di sperare.
E la resurrezione comincia quando lasciamo di nuovo spazio allo Spirito. Quando l’amore torna a circolare dentro di noi. Quando ricominciamo a vedere nell’altro non un ostacolo, non una delusione, non un nemico, ma un fratello, una sorella.
Il papa che credette nella forza dell’amore
San Pio X, che oggi ricordiamo, fece del rinnovamento della vita cristiana il cuore del suo pontificato.
Nato da una famiglia povera del Veneto, Giuseppe Sarto divenne papa nel 1903. Scelse come motto: «Instaurare omnia in Christo» — rinnovare ogni cosa in Cristo.
Si dedicò alla catechesi, alla liturgia, alla musica sacra e favorì una partecipazione più frequente dei fedeli all’Eucaristia. Desiderava che Cristo non rimanesse un nome conosciuto soltanto dalla dottrina, ma diventasse una presenza realmente incontrata e vissuta.
Aveva una particolare attenzione per la gente semplice, per i poveri, per i bambini. Il suo desiderio era che la fede potesse tornare a respirare dentro la vita concreta delle persone.
Quando l’Europa precipitò nella Prima Guerra Mondiale, ne soffrì profondamente. Morì il 20 agosto 1914, colpito da broncopolmonite, mentre il continente entrava in uno dei periodi più bui della sua storia.
Pio X credette che ogni cosa potesse essere rinnovata in Cristo.
Anche ciò che sembrava stanco.
Anche ciò che sembrava perduto.
Anche ciò che sembrava ormai senza vita.
Trasforma la Parola in preghiera
Pensa a qualcosa che in te sembra morto. Una speranza svanita. Un sogno infranto. Una capacità di amare che si è spenta.
Non avere fretta di dichiararlo finito.
Dio non si arrende alle tue ossa inaridite. E continua a chiamare alla vita anche ciò che tu non riesci più a salvare.
**Signore Gesù,
tu che hai raccolto tutta la Legge
nel comandamento dell’amore,
insegnami ad amare.
Quando il mio cuore non sa più amare,
risveglialo.
Quando la mia mente si irrigidisce,
aprila.
Quando la mia anima è stanca,
sostienila.
Manda il tuo Spirito sulle mie ossa inaridite.
Soffia sui miei sepolcri.
Ridammi la vita.
E fa’ che io creda, come Ezechiele,
che anche ciò che sembra morto
può rivivere.
Che anche la speranza svanita
può risorgere.
Che anche l’amore spento
può tornare a bruciare.
Donami il cuore di Pio X:
un cuore di padre,
capace di amare la Chiesa
e di soffrire per il mondo.
E fa’ che io non mi rassegni mai
a nessun cimitero.
Amen.**