L’abito del cuore

Due immagini, nella liturgia di oggi. Un cuore nuovo. Un abito nuziale.

Ezechiele annuncia che Dio toglierà dal petto del suo popolo il cuore di pietra e lo sostituirà con un cuore di carne. Non un cuore duro, incapace di amare, ma un cuore vivo, capace di sentire, di rispondere, di lasciarsi toccare.

Gesù racconta la parabola di un re che prepara una festa di nozze per suo figlio. Gli invitati non vogliono venire. Allora il re manda i servi ai crocicchi delle strade e raduna tutti: buoni e cattivi. La sala si riempie.

Ma c’è un uomo senza l’abito nuziale.

Che cosa significa quell’abito? E che cosa ha a che fare con il cuore nuovo promesso da Ezechiele?

La festa di Dio

Dio ha preparato una festa. Un banchetto di nozze. Il Figlio è Gesù. Le nozze raccontano l’Alleanza d’amore che Dio vuole stringere con l’umanità. La sala è il Regno.

Gli invitati non vengono.

Alcuni hanno altro da fare: il campo, gli affari. Sono troppo occupati dalle loro cose per accorgersi che la festa è pronta. Altri arrivano perfino a respingere l’invito con violenza.

Il rifiuto di Dio può avere molti volti: l’indifferenza, la distrazione, l’ostilità. A volte non diciamo apertamente di no. Semplicemente abbiamo sempre qualcosa di più urgente.

Allora il re allarga l’invito.

I servi vanno sulle strade e chiamano tutti quelli che incontrano, «cattivi e buoni». Non soltanto chi sembra degno. Non soltanto chi è in regola. Non soltanto chi qualcuno avrebbe scelto.

Tutti.

La sala si riempie.

La parabola potrebbe finire qui, con questa immagine sorprendente di una festa spalancata. Ma Gesù aggiunge un particolare che disturba: un uomo è entrato senza l’abito nuziale.

L’abito nuziale

Che cos’è quell’abito?

Non è un vestito costoso. Non è un privilegio riservato a pochi. È il segno che l’invito ricevuto ha cominciato a trasformare la vita.

Alla luce di Ezechiele, possiamo riconoscere nell’abito nuziale il segno visibile di quel cuore nuovo che Dio promette di donarci.

Dio ci invita gratuitamente. Non dobbiamo meritarci l’ingresso alla festa. Ma l’incontro con Lui non può lasciarci esattamente come eravamo.

L’uomo senza abito nuziale è entrato nella sala, ma sembra non essersi lasciato coinvolgere dalla festa. Ha accolto l’invito con i piedi, ma non ancora con il cuore.

Perché la salvezza non è soltanto essere chiamati.

È rispondere.

Non è soltanto entrare nella sala.

È lasciarsi rivestire.

Non è soltanto ricevere la promessa di un cuore nuovo.

È permettere a quel cuore di cominciare a battere.

Il cuore di pietra

Il cuore di pietra è il cuore che non vuole più lasciarsi cambiare.

È il cuore di chi pensa di non avere bisogno di conversione. Di chi si sente già a posto. Di chi riesce a vedere con straordinaria precisione gli errori degli altri e molto meno i propri.

Ma il cuore può diventare di pietra anche in altri modi.

Può indurirsi per una ferita mai guarita, per un risentimento custodito troppo a lungo, per una delusione che ci ha convinti a non fidarci più di nessuno.

Può diventare pietra perfino per paura di soffrire ancora.

E allora Dio non ci dice semplicemente: cambia.

Dice qualcosa di molto più grande:

«Vi darò un cuore nuovo».

È Lui che comincia.

È Lui che toglie la pietra.

È Lui che restituisce alla nostra vita la capacità di sentire, di amare, di sperare.

Lasciarsi vestire

Dio non ci chiede di arrivare alla festa già perfetti.

Ci chiede di lasciarci vestire da Lui.

L’abito nuziale non è il premio per chi è stato bravo. È il segno di una grazia ricevuta e accolta.

Non sono i nostri meriti a renderci degni della festa.

È il suo amore.

Ma quell’amore domanda di diventare vita.

Il cuore di carne è il cuore che si lascia amare e che, poco alla volta, impara ad amare.

È il cuore che sa ancora commuoversi.

Che sa perdonare.

Che non diventa impermeabile alla sofferenza degli altri.

Che non usa la fede per sentirsi migliore, ma per diventare più misericordioso.

Che cade e ricomincia.

Che non si rassegna alla durezza.

Questa è forse la vera veste della festa: una vita che comincia ad assomigliare all’amore ricevuto.

La festa è pronta.

L’invito è per tutti.

L’abito è dono.

Ma nessuno può indossarlo al posto nostro.


Trasforma la Parola in preghiera

Guarda il tuo cuore.

È ancora capace di lasciarsi toccare?

C’è qualcosa che lo sta indurendo? Un risentimento, una delusione, un orgoglio, una paura?

Forse hai cercato molte volte di cambiare da solo e non ci sei riuscito.

La promessa di oggi, però, non dice: «Fatevi un cuore nuovo».

Dice: «Vi darò un cuore nuovo».

Lascia che Dio cominci da lì.

Signore Gesù,
tu che ci inviti alla festa
anche quando non ne siamo degni,
donami un cuore nuovo.

Togli da me il cuore di pietra,
incapace di commuoversi,
restio ad amare,
stanco di sperare.

Dammi un cuore di carne,
capace di riconoscere la tua presenza,
di gioire della tua festa,
di accogliere i fratelli
senza mettermi sopra di loro.

Rivestimi dell’abito nuziale:
non dei miei meriti,
ma della tua grazia;
non della mia presunta giustizia,
ma del tuo amore.

Fa’ che il tuo invito
non trovi in me un cuore distratto,
troppo pieno delle proprie cose
per accorgersi della festa.

E quando il mio cuore si indurisce,
torna a toccarlo.

Togli la pietra.
Ridammi carne.

E insegnami, ogni giorno,
a vivere come chi ha davvero creduto
che la festa è già cominciata.

Amen.

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