La mano dentro la tempesta

Hanno remato per ore, ma il vento spinge dalla parte sbagliata. La riva è scomparsa nel buio. Qualcuno stringe il bordo della barca, qualcuno ha smesso di parlare.

Le onde entrano, il legno geme, le braccia non hanno più forza.

E Gesù va verso di loro camminando sul mare.

Non li aspetta sulla riva. Non calma il vento prima di muoversi. Li raggiunge mentre le acque sono ancora agitate.

Perché Dio non aspetta che tutto torni tranquillo per venire da noi. Ci raggiunge proprio quando il mare si alza e la notte sembra più buia.

Il grido e la mano

I discepoli, vedendolo, gridano: «È un fantasma!». La paura impedisce loro di riconoscere il Signore.

Accade anche a noi. Nel pieno della prova, possiamo scambiare Dio per uno spettro. Ci sembra assente, lontano o perfino una presenza che fa paura, perché arriva in un modo che non comprendiamo.

Ma Gesù parla subito: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

Pietro allora osa: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque».

E Gesù dice una sola parola: «Vieni!».

Pietro scende dalla barca e cammina sul mare. Finché tiene lo sguardo su Gesù, l’impossibile diventa possibile. Ma quando guarda il vento, quando fissa la forza delle onde, comincia ad affondare.

Il vento non era cambiato. Le onde erano le stesse di prima. È lo sguardo che si è spostato. Non più su Gesù, ma sulla tempesta.

Eppure Pietro, mentre affonda, grida la preghiera più breve e più vera del Vangelo: «Signore, salvami!».

Non cerca di nuotare. Non finge di farcela da solo. Grida.

E subito Gesù tende la mano, lo afferra, lo rialza.

La parola che non inganna

Nella prima lettura, Geremia si scontra con Anania, un profeta che annuncia una pace facile: «Entro due anni tutto tornerà come prima. Il giogo di Babilonia sarà spezzato».

È ciò che tutti desiderano sentirsi dire.

Ma Geremia sa che quella promessa non viene da Dio. La vera profezia non accarezza le illusioni e non nasconde la fatica. Aiuta a leggere la realtà con gli occhi di Dio, anche quando è scomoda.

Neppure Pietro riceve da Gesù la promessa di un mare calmo. Riceve una parola: «Vieni!».

E scopre che si può camminare sulle acque non perché il vento sia cessato, ma perché Gesù è lì, in piedi sulle onde.

La fede non è l’assenza delle tempeste. È tenere lo sguardo su Cristo mentre il vento continua a soffiare.

Trasforma la Parola in preghiera

C’è un mare agitato nella tua vita, in questo momento? Qualcosa che ti fa paura e ti sembra più forte di te?

Non chiedere soltanto che le acque si calmino. Chiedi di riconoscere Gesù che viene verso di te.

E se stai affondando, non vergognarti di gridare: «Signore, salvami!».

È un grido che non cade mai nel vuoto. Forse il vento non cesserà subito, ma la mano di Dio sarà già tesa verso di te.

Signore Gesù,
tu che cammini sulle acque
e non aspetti che la tempesta passi
per venire verso di me,
donami il coraggio di Pietro.

Quando il vento è contrario
e la notte è buia,
fammi riconoscere la tua voce
che dice: «Coraggio, sono io».

Quando fisso le onde
e comincio ad affondare,
accogli il mio grido:
«Signore, salvami!».

Tendi la tua mano,
afferra la mia paura
e rialzami.

E se oggi mi chiami a camminare verso di te
su acque che non conosco,
fa’ che io tenga lo sguardo fisso su di te
e non sulla forza del vento.

Amen.

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