Il futuro che non obbedisce alle tue paure

Ti è mai capitato di svegliarti nel cuore della notte con il cuore che batte all’impazzata? Nessun rumore, nessun pericolo reale. Solo il pensiero di domani. La riunione, la scadenza, quel sintomo che non hai ancora fatto controllare, tuo figlio che sta attraversando un momento difficile.

La testa parte. E in trenta secondi hai già vissuto tre scenari catastrofici, ti sei rovinato il sonno e hai consumato energie che non avevi. La realtà, intanto, è rimasta ferma lì, immobile, nel buio della stanza.

Gesù parla proprio di questo. Non della preoccupazione buona, quella che ti fa prendere l’ombrello se il cielo è grigio o ti fa mettere da parte qualcosa per i momenti difficili. Parla di quell’ansia sorda che ti divora dentro e ti fa vivere un domani che non esiste, mentre l’unica cosa vera – l’oggi – ti scivola via dalle mani.

E lo fa con una domanda che è quasi uno schiaffo: «Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?»

Nessuno. Possiamo rigirarci nel letto, fare mille calcoli, costruire castelli mentali. Ma la realtà non si sposta di un millimetro. L’ansia non ha mai risolto un problema. Ha solo reso più pesante il presente.

Poi Gesù ci prende per mano e ci porta fuori, all’aria aperta. Ci mostra gli uccelli. Ci mostra i fiori. Non sono pigri, badiamo bene: gli uccelli cercano il cibo, i fiori crescono davvero, fanno la loro fatica quotidiana. Ma lo fanno senza l’affanno di chi pensa di dover reggere il mondo sulle proprie spalle. Vivono perché qualcun altro se ne prende cura.

Ed è qui che il discorso si fa scomodo, perché tocca il nostro punto debole. In fondo, perché ci preoccupiamo così tanto? Perché in fondo in fondo siamo convinti che tutto dipenda da noi. Che se molliamo la presa un attimo, il mondo crolla. Che Dio guarda da lontano, mentre noi siamo quelli che devono risolvere tutto.

E invece Gesù rovescia la prospettiva: «Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia.»

Prima. Prima delle strategie, dei bilanci, delle paure. Non perché mangiare o lavorare non conti. Conta eccome. Ma se metti la paura al centro, tutto perde ordine. Se rimetti Dio al centro, i problemi restano, ma smettono di essere i padroni della tua vita. Tornano a essere quello che sono: problemi. Non sentenze di morte.

E poi arriva la frase più umana, più realistica di tutto il brano: «A ciascun giorno basta la sua pena.»

Nota: Gesù non dice che la pena non c’è. Non ti promette che andrà tutto bene. Non ti vende una vita senza spine. Ti dice solo: oggi hai il tuo peso, portalo. Quello di domani lo affronterai domani, e con esso arriverà la forza che oggi non hai ancora, ma che ti sarà data.

Il futuro non obbedisce alle tue paure. Non si piega ai tuoi scenari. Ma la tua vita, un giorno alla volta, può imparare a stare nelle mani di qualcuno che è più grande delle tue notti insonni.

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