Battesimo del Signore: l’umiltà che svela Dio

Se l’Epifania è la manifestazione davanti al mondo, il Battesimo è la manifestazione davanti al cielo.
Nel presepe, Dio si lascia toccare. Nell’Epifania, Dio si lascia trovare. Nel Giordano, Dio si lascia riconoscere.
Non da un re, non da un potente, non da un teologo: da un uomo vestito di lana grezza, che vive nel deserto e annuncia conversione. È così che Dio preferisce mostrarsi: non dove lo attendiamo, ma dove non guardiamo.

Il Figlio nella fila dei peccatori

La scena è sconcertante. Gesù si mette in fila con chi porta colpa sulle spalle, con chi cerca perdono, con chi non ha niente di buono da offrire. Non rimane fuori. Non osserva da lontano. Non aspetta che gli altri siano migliori per avvicinarsi.
Il Santo si mescola con i peccatori, non per farsi vedere umile, ma per dire che nessuno deve temere la sua presenza.
È la teologia in forma di gesto: Dio entra dove siamo sporchi.
Prende ciò che è nostro, per donarci ciò che è suo.

L’acqua del Giordano è acqua vera

Il Giordano non è un fiume limpido e romantico. È acqua fangosa, acqua che porta dentro la polvere della vita.
E proprio lì Gesù scende. Non sceglie un luogo puro, sceglie un luogo reale.
Il Natale aveva mostrato che Dio ha un volto; il Battesimo mostra che Dio ha un corpo e non teme il contatto con la miseria umana.
Se cerchiamo un Dio che stia lontano dai nostri limiti, non lo troveremo nel Vangelo.

Una voce che apre il cielo

Quando Gesù esce dall’acqua, qualcosa accade: il cielo si apre.
Non a Betlemme, non nella grotta, non davanti ai pastori, ma su una riva sporca, tra la gente che chiede perdono.
Natale è la luce che scende; il Battesimo è la terra che risponde.
E una voce rompe il silenzio: «Tu sei il Figlio mio, l’amato».
Non è un titolo di potere. È un legame.
Il Padre riconosce il Figlio proprio nel momento in cui il Figlio ha scelto di stare con noi.

Epifania e Battesimo, due facce dello stesso Mistero

All’Epifania, gli uomini riconoscono il Re.
Al Battesimo, il Padre riconosce il Figlio.
Prima l’adorazione della terra, poi la dichiarazione del cielo.
Sono due rivelazioni che si completano: il Dio cercato dagli uomini e il Dio proclamato dal Padre.

E sullo sfondo, quasi in attesa, si intravede Cana: la manifestazione della gioia.
Prima la stella che guida, poi l’acqua che lava, poi il vino che cambia il cuore.
Dio si rivela in chi cerca, in chi cade, in chi ama.
Non esiste zona della vita esclusa dal suo passaggio.

Questo riguarda noi

Il Battesimo non è un ricordo. È una dichiarazione.
Se Gesù è sceso nelle nostre acque, nessuno può dire: “Sono troppo lontano”.
Se si è immerso nella nostra storia, nessuno può dire: “Sono troppo sporco”.
Se ha scelto il fiume prima di tutto, nessuno deve dire: “Prima mi sistemo, poi andrò da Dio”.

La santità non è perfezione: è lasciarsi lavare.

Il Figlio non si vergogna dei peccatori: sta in fila con loro.
E il Padre non si vergogna di noi: ci chiama figli nel Figlio.

Preghiera

Gesù, Figlio amato,
che sei sceso nelle nostre acque,
scendi anche nelle mie.

Nelle paure che mi immobilizzano,
nella vergogna che mi chiude,
nelle ferite che non riesco a guardare.

Apri il mio cielo chiuso
e fammi ascoltare la tua voce:
“Tu sei il mio amato.”

Rendimi capace di uscire dall’acqua
con uno Spirito nuovo,
una strada nuova,
un cuore nuovo.

Amen.

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