Francesco, otto secoli dopo

Ottocento anni non hanno spento la sua voce.
L’hanno resa più necessaria.

Nel 1226 moriva San Francesco di Assisi.
Nel 2026, la Chiesa intera si ferma per ascoltare ciò che continua a dire.

Non celebriamo un anniversario.
Attraversiamo una chiamata.

L’Anno francescano, indetto in occasione dell’ottavo centenario della morte di Francesco, non ci consegna un santo da ammirare, ma una vita che ancora interroga, disturba, provoca conversione.
Francesco non appartiene al passato: appartiene a ogni tempo in cui il Vangelo rischia di diventare parola addomesticata.

Otto secoli dopo, la sua nudità resta scandalosa.
La sua povertà resta scomoda.
La sua fraternità resta esigente.
La sua obbedienza resta radicale.
La sua lode resta possibile solo a chi ha attraversato la notte.

Per questo, come Sorelle Minori Francescane, desideriamo vivere questo Anno non moltiplicando parole, ma abitando il tempo.
Non spiegando Francesco, ma lasciandoci spiegare da lui.

Nasce così il cammino “Francesco, otto secoli dopo”:
un itinerario che accompagnerà questo Anno con riflessioni mensili, tempi forti di preghiera, soste contemplative, fino a culminare nel Transito del 4 ottobre.

Non sarà un percorso celebrativo.
Sarà un cammino di ritorno all’essenziale.

Perché Francesco continua a dirci ciò che non vorremmo sentire:
che il Vangelo si vive sine glossa,
che la Chiesa si ama anche quando pesa,
che la pace passa dalla croce,
che la lode nasce solo da chi non possiede più nulla.

Entriamo in questo Anno così:
a mani vuote,
con il passo lento,
con il cuore disponibile.

Otto secoli dopo, Francesco ci precede ancora.
E ci chiede una cosa sola:
ricominciare.

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