
C’è un canto che nasce quando tutto tace.
Non è fatto di note, ma di sussurri dell’anima. Non si ode con l’udito, ma con quella parte più segreta del cuore che sa riconoscere Dio nel battito del sole, nel vento che accarezza le colline, nella pioggia che disseta la sete della terra.
È il Cantico delle Creature, ed è più di una poesia.
È una visione del mondo, un vangelo della lode, scritto con le parole che Francesco di Assisi ha imparato nei giorni del silenzio, della sofferenza, e dell’amore purissimo.
Francesco non ha scritto il Cantico come un poeta compone un’opera. Lo ha partorito come un uomo nuovo che, cieco agli occhi del corpo, vedeva finalmente con gli occhi trasfigurati dello spirito. Quando tutto in lui si consumava, tutto in lui cominciava a cantare.
Oggi, dopo otto secoli, quelle parole non sono vecchie, ma diventano profezia per un mondo stanco, che ha dimenticato il cielo, che teme la morte, che cerca il senso tra mille rumori. Francesco ci invita a rientrare nella casa interiore, ad ascoltare la creazione come un Vangelo vivo, a scoprire che la lode è l’unica risposta che salva.
Questa Novena nasce da lì:
da un fuoco che non consuma, ma illumina e riscalda.
Da una terra che non ci trattiene, ma ci conduce in alto.
Da una morte che non fa paura, ma sorella e soglia.
Ecco allora nove giorni per lasciarsi abitare dal Cantico.
Nove soglie da varcare, come stanze di luce in cui l’anima si spoglia e si riveste di Dio.
Nove nomi di Dio, nascosti nel creato e nei cuori.
Nove specchi, nei quali ritrovare il volto più vero, quello segnato dalla gioia e dal Vangelo.
Non c’è da fare nulla.
Solo ascoltare.
Solo lasciarsi sorprendere.
Francesco cammina con noi.
Canta in noi.
E ci prende per mano, conducendoci – lenti e stupiti – nel giardino segreto della lode.