
Gesù non dice ai discepoli: «Sforzatevi di produrre più frutti». Dice: «Rimanete in me».
Prima del fare viene il rimanere. Prima delle opere viene il legame. Prima di domandarci quanto siamo utili, fecondi o capaci, il Vangelo ci invita a verificare dove stiamo ricevendo la vita.
Il tralcio non deve inventare il frutto. Non deve fabbricarlo con le proprie forze. Deve restare unito alla vite e lasciare che la linfa lo attraversi.
È un’immagine semplice, eppure mette in discussione molte delle nostre fatiche. Spesso ci affanniamo per portare frutto, per essere all’altezza, per dimostrare che la nostra vita serve a qualcosa. Gesù, invece, ci riporta all’origine: «Senza di me non potete far nulla».
Non dice che possiamo fare poco. Dice: nulla.
Perché una vita cristiana staccata da Cristo può conservare molte attività, molte parole e perfino molte apparenze religiose, ma perde lentamente la sua linfa.
Rimanere non significa restare immobili
Nel giro di poche righe, Gesù ripete più volte lo stesso verbo: «Rimanete».
Rimanere, però, non significa fermarsi, chiudersi o difendere ciò che già conosciamo. Non è l’immobilità di chi ha paura di cambiare. È la fedeltà di chi continua ad attingere alla stessa sorgente mentre la vita cambia forma.
Il tralcio non si stacca dalla vite per cercare altrove nutrimento. Resta lì, attaccato, esposto al sole e al vento, e proprio perché rimane continua a ricevere vita in ogni stagione.
Ci sono giorni in cui rimanere è consolante. Altri in cui significa semplicemente non andarsene. La fede matura non è fatta soltanto di slanci. A volte consiste nel restare attaccati a Cristo con l’unica forza che ci è rimasta, certi che la vita non dipende da ciò che sentiamo, ma dalla linfa che continua a scorrere.
La potatura che fa spazio
Gesù parla anche della potatura: «Ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto».
È una parola che può inquietare. La potatura comporta un taglio. Qualcosa che era cresciuto viene ridimensionato. Qualcosa che sembrava vitale deve essere lasciato andare.
Questo non significa che ogni dolore, malattia o perdita sia una potatura decisa direttamente da Dio. Non possiamo usare il Vangelo per dare spiegazioni facili alla sofferenza degli altri.
Ma ci sono tagli che la vita e la Parola ci chiedono davvero: abitudini che ci inaridiscono, immagini di noi stessi alle quali ci aggrappiamo, relazioni vissute come possesso, ambizioni che occupano tutto lo spazio, modi di servire che ci fanno sentire indispensabili.
Il Padre non pota per umiliare il tralcio, ma perché la sua energia non si disperda. A volte continuiamo a nutrire rami che non porteranno più nulla, mentre Dio ci invita a concentrare la vita su ciò che può ancora fiorire.
La potatura non distrugge la fecondità: la libera. Non tutto ciò che ci viene tolto è una punizione. Talvolta è lo spazio nel quale può nascere un frutto più vero.
Quando la Parola rimane in noi
«Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi…».
Non basta ascoltare la Parola una volta. Occorre permetterle di rimanere. Come un ospite che non si limita a bussare, ma entra, si ferma, abita.
Una parola rimane quando ci sorprende in un giorno qualunque e ci fa cambiare direzione. Quando torna alla memoria nel momento esatto in cui stiamo per decidere qualcosa di importante. Quando ci trattiene dal giudicare, ci suggerisce un perdono, ci restituisce il coraggio di una fedeltà.
Possiamo conoscere molti passi della Scrittura e restare impermeabili. Possiamo ascoltare ogni giorno il Vangelo e continuare a decidere tutto secondo i nostri criteri. Il tralcio è unito alla vite non quando ne porta soltanto il nome, ma quando lascia circolare dentro di sé la sua stessa vita.
Rimanere in Cristo significa permettere che il suo modo di amare diventi lentamente il nostro.
Santa Brigida: molte stagioni, una sola radice
La vita di santa Brigida di Svezia, di cui oggi la Chiesa celebra la memoria, attraversò stagioni molto diverse. Fu sposa, madre di otto figli, vedova e poi iniziatrice di una nuova famiglia religiosa. Visse un’intensa esperienza di preghiera, si dedicò alla Chiesa e portò nel cuore l’unità dei cristiani e il destino spirituale dell’Europa. Per questo san Giovanni Paolo II la proclamò compatrona d’Europa.
La sua esistenza non seguì un’unica forma esteriore. Cambiarono le responsabilità, i luoghi, le relazioni e la missione. Ma non cambiò la radice.
Brigida mostra che rimanere in Cristo non significa ripetere per tutta la vita le stesse cose. Significa permettere che, dentro situazioni diverse, sia sempre lui a nutrire le nostre scelte.
Fu feconda non perché ebbe una vita semplice o lineare, ma perché continuò a cercare la volontà di Dio nelle diverse stagioni che le furono affidate.
Anche la sua attenzione alle ferite della Chiesa e alle divisioni dell’Europa non nacque soltanto da una preoccupazione politica o organizzativa. Nacque da un cuore unito a Cristo e perciò incapace di restare indifferente davanti a ciò che divide i suoi figli.
Chi rimane nella vite non diventa estraneo alla storia. Al contrario, riceve una linfa che lo rende responsabile, capace di parlare, di servire e, quando necessario, di attraversare confini.
Il frutto non appartiene al tralcio
Gesù conclude dicendo: «In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Il frutto non serve a rendere famoso il tralcio. Glorifica il Padre.
Questa è una verifica importante anche per le nostre opere migliori. Possiamo fare il bene per sentirci necessari, per ricevere approvazione, per costruire un’immagine spirituale di noi stessi. Possiamo perfino usare i frutti ricevuti come se fossero una nostra proprietà.
Ma il tralcio non può vantarsi dell’uva. Senza la vite, non avrebbe neppure la vita.
Il frutto autentico non attira tutto verso di noi. Rimanda alla sorgente. Non dice: «Guardate quanto sono bravo», ma lascia intravedere la bontà di Dio.
E il frutto di cui parla Gesù non coincide necessariamente con risultati grandi e visibili. Può essere una pazienza che prima non avevamo, una parola trattenuta, una fedeltà custodita nel silenzio, una riconciliazione cercata, una persona accompagnata senza pretendere nulla.
Il frutto matura spesso senza rumore. A noi non è chiesto di controllarne continuamente la crescita. Ci è chiesto di rimanere.
Trasforma la Parola in preghiera
Domandati da dove stai cercando di ricavare la forza per vivere, servire e amare.
C’è qualcosa che stai tentando di portare avanti soltanto con le tue energie? C’è un ramo che continui a nutrire anche se ti allontana dall’essenziale? Torna alla vite. Sosta nella Parola. Non chiedere subito di fare di più: chiedi di rimanere più profondamente.
Signore Gesù,
tu sei la vite
e io sono un tuo tralcio.
Quando penso di poter vivere
soltanto con le mie forze,
ricordami che senza di te
non posso portare alcun frutto.
Insegnami a rimanere
quando la preghiera è consolante
e quando sembra vuota,
quando la strada è chiara
e quando non comprendo.
Lascia che la tua Parola
rimanga dentro di me,
raggiunga le mie scelte
e trasformi il mio modo di amare.
Donami il coraggio
di lasciare ciò che mi disperde
e di accogliere le potature
che liberano la vita.
Come santa Brigida,
rendimi fedele alla stessa radice
nelle diverse stagioni
che mi affiderai.
Fa’ che i frutti della mia vita
non parlino di me,
ma rivelino la bontà del Padre.
Amen.