IL PARADISO È PIENO DI SCONOSCIUTI

Domenica 1° novembre 2026 – Solennità di Tutti i Santi

Prima lettura: Apocalisse 7,2-4.9-14
Salmo responsoriale: Salmo 23
Seconda lettura: 1 Giovanni 3,1-3
Vangelo: Matteo 5,1-12a

Nove santi. E nemmeno uno fatto con lo stampino

Per nove giorni abbiamo camminato in compagnia dei santi. La nostra novena ci ha fatto incontrare Pietro, Monica, Filippo Neri, Giuseppe Moscati, Giuseppina Bakhita, Teresa di Lisieux, Francesco, Chiara e Giuseppe.

Una compagnia piuttosto assortita, bisogna ammetterlo.

Pietro ha rinnegato Gesù tre volte, eppure si è ritrovato con le chiavi del Regno. Monica ha conosciuto l’arte faticosissima di aspettare. Filippo Neri avrebbe probabilmente fatto sorridere anche il silenzioso Giuseppe. Bakhita ha attraversato sofferenze terribili senza lasciare che l’odio le avvelenasse il cuore. Moscati curava i malati, Francesco si è spogliato di tutto, Chiara ha difeso fino all’ultimo la libertà della sua povertà. E Teresina ha trovato Dio nelle piccole cose.

Dovremmo aver imparato almeno questo: Dio non fabbrica santi in serie.

Siamo noi che, dopo la loro morte, tendiamo a renderli tutti uguali. Un’aureola, uno sguardo estatico, una bella frase sotto l’immagine. E il gioco è fatto.

Peccato che, da vivi, fossero molto meno decorativi e assai più scomodi.

Giovanni perde il conto

Nell’Apocalisse, Giovanni vede una moltitudine immensa, che nessuno riesce a contare.

Finalmente qualcuno che, davanti a Dio, rinuncia a fare statistiche!

Quella folla viene da ogni popolo, lingua e nazione. E certamente non è composta soltanto dai santi che conosciamo.

Chissà quante persone, in mezzo a quella moltitudine, non hanno mai fatto niente di straordinario agli occhi del mondo.

Una madre che ha trascorso anni accanto a un figlio malato. Un uomo che ha lavorato una vita intera senza perdere l’onestà. Una donna che ha perdonato un’offesa che avrebbe potuto distruggerla. Qualcuno che ha continuato a pregare anche quando Dio sembrava aver smesso di rispondere.

Magari non hanno nemmeno ricevuto un grazie.

Il mondo non si è accorto di loro.

Dio sì.

E questa, a pensarci bene, è una delle notizie più belle che la festa di oggi ci consegna.

Le Beatitudini non promettono una vita comoda

Nel Vangelo Gesù sale sul monte e pronuncia le Beatitudini.

Beati i poveri in spirito. Beati quelli che piangono. Beati i miti, i misericordiosi, gli operatori di pace.

Una pagina che conosciamo talmente bene da rischiare di non ascoltarla più. Soprattutto, da rischiare di addomesticarla.

Perché le Beatitudini sono tutt’altro che innocue. Mettono in discussione il nostro modo di misurare il valore delle persone. E anche il nostro modo di vivere la fede.

Ammiriamo i misericordiosi, purché non ci chiedano di perdonare qualcuno che ci ha fatto davvero male. Apprezziamo i miti, ma nella vita quotidiana preferiamo essere quelli che hanno sempre l’ultima parola. Preghiamo per la pace e poi, per una sciocchezza, siamo capaci di non rivolgere la parola a qualcuno per mesi.

Insomma, le Beatitudini ci piacciono moltissimo. Specialmente quando le devono mettere in pratica gli altri.

Gesù, però, non sta descrivendo un’umanità rassegnata, debole o destinata a perdere.

Sta annunciando che Dio guarda la vita con occhi diversi dai nostri.

Non chiama beata la sofferenza. Chiama beato chi, anche dentro la sofferenza, non viene abbandonato dal Padre.

Non esalta la miseria. Promette il Regno a chi non fa del possesso il proprio dio.

La santità nasce da questa fiducia, spesso faticosa, qualche volta perfino ostinata.

Il santo che non abbiamo riconosciuto

San Giovanni, nella seconda lettura, scrive: «Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!».

Lo siamo già.

Non quando avremo finalmente corretto tutti i nostri difetti, imparato a pregare senza distrarci o raggiunto chissà quale perfezione spirituale.

Adesso.

La santità comincia da questo amore ricevuto. Poi, naturalmente, bisogna lasciargli spazio. E qui iniziano i guai, perché fare spazio a Dio significa spesso togliere un po’ di spazio al nostro orgoglio.

Oggi festeggiamo i santi conosciuti e quelli sconosciuti. Quelli degli altari e quelli che hanno attraversato il mondo senza lasciare altra traccia che il bene compiuto.

E penso a una cosa.

Forse abbiamo conosciuto persone così. Magari ci hanno cresciuto, curato, insegnato qualcosa. Forse ci hanno sopportato quando eravamo insopportabili. E noi abbiamo trovato tutto perfettamente normale.

Soltanto dopo, quando non c’erano più, abbiamo cominciato a capire.

La santità, del resto, ha questo strano difetto: raramente fa rumore mentre accade.

Fa rumore la sua assenza.

E forse il miracolo più grande di certi santi è proprio questo: averci voluto bene così bene da farci credere che fosse una cosa normale.

Trasforma la Parola in preghiera

Signore Gesù, oggi vogliamo ringraziarti per tutti i santi. Per quelli che abbiamo incontrato durante la nostra novena e per quella folla immensa di cui soltanto Tu conosci i nomi. Grazie per le persone buone che hai messo sulla nostra strada, per chi ci ha insegnato ad amare senza fare grandi discorsi, per chi ci ha perdonato, aspettato, rialzato. Perdonaci se qualche volta non abbiamo saputo riconoscere la loro grandezza. Se abbiamo preteso tanto e ringraziato poco. Se abbiamo cercato la santità nelle cose straordinarie, trascurando il bene semplice che avevamo davanti agli occhi. Insegnaci a vivere le Beatitudini nella nostra vita di ogni giorno, con le nostre povertà e le nostre fatiche. E quando ci sembrerà impossibile diventare santi, ricordaci che non ci chiedi di essere la copia di qualcun altro. Ci chiedi soltanto di lasciarci amare da Te, fino a imparare, finalmente, ad amare come Te.

Amen.

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