Giovedì 29 ottobre 2026 – XXX settimana del Tempo Ordinario
Prima lettura: Ef 6,10-20
Salmo responsoriale: Sal 143 (144)
Vangelo: Lc 13,31-35

Una corazza piuttosto insolita
La liturgia di oggi sembra avere qualche problema di guardaroba.
San Paolo ci invita a indossare l’armatura di Dio: corazza, scudo, elmo, spada. Un equipaggiamento da guerrieri, insomma. Poi arriva Gesù e, nel giro di poche righe, si paragona a una chioccia.
Una chioccia!
Con tutto il rispetto per le galline, non è esattamente l’animale che sceglieremmo per rappresentare l’onnipotenza divina. Un leone, magari. Un’aquila. Qualcosa che incuta un certo timore.
E invece no. Dio sceglie le piume.
La volpe e la chioccia
Nel Vangelo compare anche un altro animale. Gesù chiama Erode «quella volpe». Erode minaccia di ucciderlo, ma Gesù non cambia programma: continuerà a guarire, a liberare, a camminare verso Gerusalemme.
La volpe minaccia. La chioccia protegge.
È un’immagine quasi scandalosa, se ci pensiamo. Quando una chioccia avverte il pericolo, raccoglie i pulcini sotto le ali. Non dispone di grandi armi. Ha soltanto il proprio corpo da mettere tra loro e ciò che li minaccia.
Gesù sceglie proprio questa immagine per raccontare il suo amore per Gerusalemme. Quella stessa città che rifiuta i profeti e finirà per condannare anche Lui.
E qui arriva la frase più dolorosa del brano: «E voi non avete voluto!».
Dio spalanca le ali, ma non costringe nessuno a entrarci. Potrebbe imporsi, e invece accetta perfino il rischio di essere rifiutato.
Pensate che strano: noi, quando amiamo qualcuno, vorremmo spesso decidere anche per lui. Dio, che ne avrebbe tutta l’autorità, lascia libera perfino Gerusalemme di voltargli le spalle.
Abbiamo sbagliato nemico?
Torniamo a san Paolo. C’è una precisazione che rischiamo di lasciarci sfuggire: la nostra battaglia non è contro persone in carne e ossa.
Peccato che proprio contro quelle siamo particolarmente allenati.
Ci basta una parola storta per dichiarare guerra. Una critica diventa un’offesa imperdonabile. Qualcuno non la pensa come noi? Eccolo trasformato nel nemico da sconfiggere. Magari in nome della verità, della giustizia e, quando siamo particolarmente ispirati, perfino di Dio.
Ma Paolo ci consegna un’armatura per resistere al male, non per prendere a colpi di spada il prossimo.
E Gesù ci mostra fino a che punto arriva questa battaglia: davanti alla volpe che vuole ucciderlo, continua a preoccuparsi dei pulcini che non vogliono lasciarsi proteggere.
Forse è proprio questa la forza che ci manca. Quella di chi non ha bisogno di spaventare nessuno per dimostrare quanto vale.
L’armatura di Dio, alla fine, ha davvero qualcosa di sorprendente: serve a restare saldi nella verità, ma non deve impedirci di aprire le braccia.
Anzi, le ali.
Perché il contrario della paura non è avere gli artigli. È trovare il coraggio di non chiudere le ali.
Trasforma la Parola in preghiera
Signore Gesù, quanto siamo bravi a tirar fuori gli artigli! Basta poco per sentirci attaccati, giudicati, minacciati. E allora ci difendiamo, qualche volta anche quando nessuno ci sta facendo del male. Tu, invece, davanti a chi Ti minacciava, hai continuato ad amare. Insegnaci a riconoscere le battaglie che vale la pena combattere e quelle che servono soltanto a nutrire il nostro orgoglio. Donaci una fede salda, ma non aggressiva; un cuore coraggioso, ma incapace di godere della sconfitta altrui.
E quando saremo tentati di chiudere le braccia per paura di soffrire, ricordaci quella chioccia di Gerusalemme. Perché anche noi, Signore, abbiamo bisogno di imparare che si può essere forti senza fare paura a nessuno. Amen.