Venerdì 30 ottobre 2026 – XXX settimana del Tempo Ordinario
Prima lettura: Fil 1,1-11
Salmo responsoriale: Sal 110
Vangelo: Lc 14,1-6

A pranzo con il sospettato
Il pranzo è pronto. La trappola pure.
Gesù è a casa di uno dei capi dei farisei e l’atmosfera non è proprio quella di una tavolata tra amici. Lo tengono d’occhio, aspettano che faccia qualcosa di sbagliato. Davanti a lui c’è un uomo malato di idropisia. Curioso: tutti osservano Gesù, ma sembra che nessuno si accorga di quell’uomo.
Una mano vale più di mille discussioni
Gesù lo vede. E pone una domanda: «È lecito o no guarire di sabato?».
Silenzio.
Allora lo prende per mano, lo guarisce e lo lascia andare. Luca racconta tutto in poche parole, quasi senza fermarsi. Ma quel gesto merita attenzione: Gesù gli prende la mano. Prima ancora che un malato da guarire, quell’uomo è qualcuno da avvicinare.
I figli degli altri sanno aspettare
Poi arriva la domanda che manda all’aria il pranzo: se vostro figlio cadesse in un pozzo, lo lascereste là dentro perché oggi è sabato?
Ma figuriamoci! Ci butteremmo giù a tirarlo fuori, magari senza neppure toglierci la giacca.
Ecco il punto.
Quando nel pozzo cade nostro figlio, sappiamo benissimo cosa fare. Quando ci cade il figlio di un altro, improvvisamente diventiamo esperti di regolamenti.
E il pozzo, intanto, non sa che è sabato.
Le ottime ragioni per non muovere un dito
Quanta gente lasciamo aspettare in fondo a qualche pozzo? Magari non abbiamo cattive intenzioni. Siamo soltanto occupati, prudenti, pieni di cose da fare. Troviamo perfino delle ottime ragioni per rimandare. Il guaio è che certe ragioni sono così ben confezionate da farci dimenticare la persona che sta aspettando.
San Paolo, nella prima lettura, prega perché la nostra carità cresca sempre più nel discernimento. E forse il discernimento comincia proprio qui: nel riconoscere quando tutte le nostre spiegazioni, per quanto rispettabili, stanno diventando un modo elegante per non muovere un dito.
Alla fine, chi era davvero nel pozzo?
Alla fine del pranzo, il malato è guarito. Gli altri sono rimasti in silenzio.
E viene da chiedersi chi, quel giorno, avesse davvero più bisogno di essere tirato fuori da un pozzo.
Trasforma la Parola in preghiera
Signore Gesù, perdonaci per tutte le volte in cui abbiamo trovato una buona ragione per non tendere la mano. Per le sofferenze che abbiamo visto e fatto finta di non vedere, per le persone che abbiamo lasciato aspettare mentre cercavamo la risposta più conveniente. Liberaci dalla paura di sporcarci le mani e da quella terribile abitudine di considerare urgente soltanto il dolore che ci tocca da vicino. E quando incontreremo qualcuno in fondo a un pozzo, aiutaci a ricordare che, prima di qualsiasi altra cosa, ha bisogno di essere tirato fuori. Amen.