
Il popolo d’Israele è nel deserto. È stanco, affamato, esasperato. E si lamenta contro Dio e contro Mosè. Arrivano serpenti brucianti e molti vengono morsi.
Il popolo comprende il proprio peccato e chiede a Mosè di pregare. Allora Dio ordina qualcosa di sorprendente: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita».
Mosè obbedisce. E chi guarda il serpente di bronzo vive.
È un segno singolare: proprio ciò che ricorda la ferita diventa, per la parola di Dio, occasione di guarigione.
Il popolo non è chiamato a comprendere tutto. È chiamato a fidarsi. A volgere lo sguardo verso il segno che Dio gli offre.
Il veleno che ci abita
Anche noi conosciamo veleni che feriscono la vita.
L’orgoglio. L’invidia. Il risentimento. La paura. Le parole che feriscono, i giudizi duri, il male ricevuto e quello che noi stessi possiamo fare.
E anche noi, come Israele nel deserto, qualche volta protestiamo: «Perché questa prova? Perché proprio qui? Perché questo deserto?».
Dio non ci lascia soli dentro ciò che ci ferisce. Ci indica dove guardare.
Il segno dell’amore
Nel Vangelo Gesù riprende l’antico episodio e gli dà il suo significato pieno: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo».
Il serpente di bronzo era un segno. La Croce è il compimento.
Sul Calvario vediamo fino a dove può arrivare il male dell’uomo. Ma vediamo soprattutto fino a dove arriva l’amore di Dio.
Gesù non risponde alla violenza con altra violenza. Non risponde all’odio con l’odio. Prende su di sé il peccato del mondo e continua ad amare.
Per questo Giovanni può scrivere: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna».
È questo il cuore della Croce.
Prima ancora di parlarci del nostro dolore, essa ci parla dell’amore di Dio. Un amore che non si ferma davanti al rifiuto, alla sofferenza e neppure davanti alla morte.
Guardare il Crocifisso
Oggi la Chiesa celebra l’Esaltazione della Santa Croce.
Non celebriamo il dolore per il dolore, né la sofferenza come se fosse un valore in sé. Celebriamo ciò che l’amore di Cristo ha fatto della Croce.
Uno strumento di morte è diventato il luogo in cui si è manifestato l’amore più grande.
Guardare il Crocifisso significa allora non fuggire davanti alla realtà del male. Il dolore esiste. Il peccato ferisce. Ci sono esperienze che lasciano segni profondi.
Ma la Croce dice che nessuna di queste realtà possiede l’ultima parola.
Gesù entra nel luogo più oscuro dell’esistenza umana e proprio lì continua ad amare. Per questo la Croce non è la sconfitta di Dio. È la rivelazione di un amore che attraversa persino ciò che sembra distruggerlo e non viene vinto.
Dove volgere lo sguardo
Ci sono momenti nei quali non possiamo cambiare ciò che sta accadendo. Non possiamo cancellare una ferita, riscrivere il passato, evitare ogni dolore.
Possiamo però scegliere dove volgere lo sguardo.
La Croce non ci promette che ogni sofferenza scomparirà immediatamente. Ci dice qualcosa di più profondo: Dio non ci abbandona dentro la sofferenza e può far nascere vita anche là dove noi vediamo soltanto una fine.
Per questo il cristiano guarda il Crocifisso.
Non perché ami il dolore, ma perché lì riconosce Colui che lo ha amato fino alla fine.
E comprende che il male può ferire, ma non può cancellare l’amore di Dio.
Trasforma la Parola in preghiera
Pensa a ciò che oggi ti pesa dentro: una ferita, un peccato, un risentimento, una paura che continui a portare con te.
Non restare soltanto a guardare ciò che ti ha ferito.
Alza gli occhi verso Cristo.
Signore Gesù,
innalzato sulla Croce
perché il mondo avesse la vita,
volgi il tuo sguardo anche su di me.
Guarisci ciò che in me è ferito,
purifica ciò che è diventato amaro,
liberami dal risentimento
e da tutto ciò che avvelena il cuore.
Quando il deserto si fa lungo
e non comprendo ciò che sto vivendo,
insegnami a guardare a te.
Fa’ che nella tua Croce
io non veda soltanto il dolore,
ma l’amore di Dio che arriva fino alla fine.
Ricordami che non sei venuto
per condannare il mondo,
ma perché il mondo sia salvato per mezzo di te.
E quando il male sembra avere l’ultima parola,
donami la fede per credere
che il tuo amore è più grande.
Amen.