
Gesù racconta di due case e di due costruttori.
Il primo scava in profondità, cerca la roccia e pone le fondamenta dove nessuno può vederle. Il secondo costruisce in fretta, sulla terra, senza scavare. Dalla superficie le due case sembrano uguali. Forse la seconda è persino finita prima, con meno fatica.
Ma quando viene la piena e il fiume investe le case, la prima resta in piedi. La seconda crolla.
La differenza era nascosta sotto terra. Era nel lavoro invisibile delle fondamenta.
L’albero e il frutto
Prima di questa parabola, Gesù parla degli alberi: «Ogni albero si riconosce dal suo frutto».
E aggiunge: «L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».
Le parole, i gesti, le scelte rivelano ciò che portiamo dentro. Il cuore è come un tesoro nascosto, ma prima o poi ciò che contiene viene alla luce.
Il frutto rivela ciò che abita il cuore. La tempesta rivela su che cosa abbiamo costruito.
Le apparenze possono ingannare per un po’. Ma quando la vita mette alla prova, ciò che è nascosto emerge: le fondamenta ci sono oppure no.
Il nome di Maria
Oggi la Chiesa celebra il Santissimo Nome di Maria.
Un nome che la tradizione cristiana associa alla dolcezza, alla protezione e alla consolazione. Ma soprattutto è il nome di una donna che ha ascoltato la Parola e l’ha messa in pratica.
Maria non ha soltanto detto: «Ecco la serva del Signore». Ha scavato in profondità. Ha custodito la Parola nel cuore, anche quando non comprendeva tutto. Ha costruito la sua vita sulla roccia.
E quando è arrivata la piena, quando la spada le ha trafitto l’anima e ha visto suo Figlio morire sulla croce, la sua casa non è crollata.
Le fondamenta c’erano. Erano nascoste, scavate nel silenzio di anni di fedeltà.
Il nome di Maria ci ricorda anche questo: si può restare in piedi nella prova quando, giorno dopo giorno, si è imparato ad ascoltare Dio e a fidarsi di lui.
La comunione che costruisce
Paolo, nella prima lettura, parla di comunione: «Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo».
L’Eucaristia non è un gesto individuale. È comunione con Cristo e, in lui, con i fratelli.
Paolo è netto: non si può bere al calice del Signore e al calice del male. Non si può pretendere di appartenere a Cristo e nello stesso tempo costruire altrove la propria vita.
Cristo è la roccia. Nell’Eucaristia veniamo continuamente ricondotti a lui e, nutriti dell’unico Pane, impariamo a diventare un solo corpo.
La casa della Chiesa si costruisce così: non sulle apparenze, non sulle parole soltanto, ma sulla comunione vissuta con Cristo e tra noi.
Trasforma la Parola in preghiera
Pensa alle tue fondamenta. Cosa c’è sotto la superficie della tua vita? Su cosa stai costruendo?
Le fondamenta non si vedono. Ma si rivelano quando arriva la tempesta.
**Signore Gesù,
insegnami a scavare in profondità.
Non permettere che costruisca sulla sabbia
delle apparenze, del successo e della fretta.
Donami la pazienza di cercare la roccia,
di ascoltare la tua Parola
e di metterla in pratica, anche quando costa.
Come Maria,
insegnami a custodire nel cuore ciò che non comprendo
e a fidarmi di te nella prova.
Quando il fiume investe la mia vita
e tutto sembra vacillare,
fa’ che le fondamenta scavate nel silenzio
mi tengano saldo.
Perché la casa costruita su di te
non crolla.
Amen.**