
C’era una volta una casa piccola e bianca, affacciata su un lago, al confine tra il bosco e l’acqua. Nessuno l’aveva mai scelta davvero.
La sua vista era un dono. Al mattino l’acqua sembrava fatta di vetro fuso; alla sera il cielo vi si specchiava come in un occhio addormentato. Ma la casa non era felice. Perché era una casa in attesa.
Vi abitava, da sempre, un uomo anziano di nome Elia. Non era mai uscito dal bosco e non aveva mai attraversato il lago. Ogni mattina apriva la finestra e guardava la riva di fronte, dove le colline si arrotondavano come schiene di giganti addormentati.
E ogni mattina pensava: «Domani, forse, prenderò la barca e andrò fin là.»
Il domani non arrivava mai.
La barca era legata al piccolo molo. Elia la puliva, controllava i remi, qualche volta vi si sedeva dentro. Ma non scioglieva mai il nodo.
Un pomeriggio d’estate l’aria divenne pesante. Il lago si increspò, la pioggia cominciò a battere sul tetto e il vento a gemere tra i pini. Elia stava chiudendo le imposte quando udì un rumore sulla veranda.
Sulla soglia c’era una bambina. Aveva i capelli bagnati, le scarpe infangate e stringeva tra le mani una piccola barca di carta.
«Posso entrare?» chiese.
Elia la fece sedere davanti al camino e le avvolse una coperta sulle spalle. La bambina rimase a guardare fuori dalla finestra, verso il lago che si agitava.
«Che cosa c’è dall’altra parte?»
«Non lo so», rispose Elia.
«Non ci sei mai stato?»
Elia scosse la testa.
«Perché?»
Elia rimase in silenzio. Nessuno glielo aveva mai chiesto in quel modo.
«Il lago potrebbe essere più profondo di quanto sembri. Il vento potrebbe cambiare. Una volta partito, potrei non riuscire a tornare.»
«Hai paura?»
«Sì.»
La bambina annuì.
«Anch’io.»
Elia la guardò sorpreso.
«E allora perché tieni in mano una barca?»
La bambina guardò la barchetta di carta tra le sue dita.
«Perché se la tengo ferma, non naviga.»
Elia rimase in silenzio. Poi aggiunse, più piano:
«Ma hai mai pensato che dall’altra parte potrebbe esserci soltanto un altro dolore?»
La bambina lo guardò senza smettere di sorridere.
«Sì. Ma qui c’è già un dolore. Quello di non sapere.»
Poi si alzò, uscì sulla veranda e si avvicinò al lago. La pioggia si era fatta più lieve. Posò la barchetta sull’acqua, accanto al molo.
Per qualche istante rimase ferma, trattenuta tra due sassi. Poi un’onda la liberò.
Cominciò ad allontanarsi.
Elia e la bambina la seguirono con gli occhi. Il vento la spinse di lato, l’acqua la fece girare su se stessa. Sembrò sul punto di rovesciarsi più volte, ma continuò a galleggiare, piccola e fragile, finché divenne soltanto un punto bianco sul lago scuro.
«Non sai dove arriverà», disse Elia.
«No.»
«Potrebbe disfarsi prima.»
«Sì.»
«E allora perché l’hai lasciata andare?»
La bambina lo guardò.
«Perché se rimane in mano, è solo un pezzo di carta.»
Elia abbassò gli occhi verso il molo. La sua vecchia barca era ancora lì. La stessa corda. Lo stesso nodo.
Quando si voltò, la bambina non c’era più. Sulla veranda era rimasta soltanto la coperta, ancora umida, e, accanto alla porta, un sottile ramoscello di betulla piegato a forma di arco.
Elia tornò al molo. Afferrò la corda. Il nodo resistette. Lui tirò. Si sciolse.
La barca si mosse, quasi incredula. Elia prese i remi. Il primo colpo fu incerto. Il secondo fece girare la prua. Al terzo, la casa cominciò ad allontanarsi.
Il lago era profondo. Il vento non aveva smesso di soffiare. Elia aveva paura. Ma remava.
Colpo dopo colpo, la riva che aveva guardato per anni diventava più vicina. Le colline non erano più schiene di giganti: erano prati, alberi, pietre illuminate dagli ultimi raggi di sole.
Quando vi posò finalmente un piede, non trovò tesori né risposte. Non c’era nemmeno il dolore che aveva temuto. C’era soltanto l’altra riva, e il silenzio di un uomo che aveva smesso di chiedersi cosa ci fosse dall’altra parte.
E tornò indietro.
Il lago era quieto. La casa bianca lo attendeva tra gli alberi. La finestra era accesa.
Per la prima volta, Elia pensò che non fosse una finestra da cui guardare fuori.
Era una finestra da cui tornare.
Da allora la casa continuò a stare sulla riva del lago.
Ma non fu mai più una casa in attesa.