
Geremia ha provato a smettere. Ha provato a tacere. Ha detto a se stesso: «Non parlerò più nel suo nome».
Era stanco. Deriso. Trattato da illuso. La Parola di Dio, che doveva essere la sua forza, era diventata motivo di scherno. Ogni volta che apriva bocca, la gente rideva. Ogni volta che annunciava la verità, qualcuno lo prendeva in giro.
Allora ha deciso di smettere. Ha deciso di mettersi da parte. Di non parlare più a nome di Dio.
Ma non ci è riuscito.
Perché c’era in lui «un fuoco ardente, trattenuto nelle ossa». E quel fuoco non si lasciava spegnere.
È la storia di chi scopre che la vocazione non è un mestiere che si può lasciare. È una fiamma che ti abita. Puoi provare a contenerla, puoi provare a soffocarla, puoi provare a fuggire. Ma lei continua a bruciare.
Il rimprovero di Pietro
Anche Pietro ha provato a fermare la verità.
Gesù ha appena annunciato che dovrà andare a Gerusalemme, soffrire, morire e risorgere. Pietro non ci sta. Lo prende in disparte e lo rimprovera: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai».
Pietro vuole bene a Gesù. Non sopporta l’idea che soffra. Vuole proteggerlo. Vuole risparmiargli la croce.
Ma Gesù risponde con durezza: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Pietro pensa da uomo. Pensa che la croce sia solo una tragedia. Che la sofferenza sia soltanto qualcosa da evitare. Che la vita si salvi mettendosi al riparo da tutto ciò che costa.
Ma Gesù è venuto per un’altra strada. E chi vuole seguirlo deve accettare di percorrerla con lui.
Il fuoco di Geremia e la croce di Gesù
Geremia e Gesù si incontrano nella stessa fedeltà: la volontà di Dio non si abbandona quando comincia a costare.
Geremia è deriso. Gesù è crocifisso.
Ma né il ridicolo né la croce riescono a spegnere il fuoco. Perché la Parola di Dio non è un’opinione: è una fiamma. Non è un discorso: è una vita. E la vita, quando è vera, non si lascia soffocare.
Paolo, nella seconda lettura, lo dice con parole che sono un programma di vita: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare».
E aggiunge una parola decisiva: discernere.
Perché non tutto ciò che sentiamo con forza viene necessariamente da Dio. Non basta che qualcosa bruci dentro di noi perché sia la sua volontà. Anche i nostri desideri, le nostre passioni e perfino le nostre convinzioni hanno bisogno di essere portati davanti a Lui, lasciati purificare, confrontati con il Vangelo.
Il mondo suggerisce spesso: salva te stesso, proteggi il tuo interesse, evita tutto ciò che può costarti.
Il Vangelo non ci chiede di cercare il dolore. Ci chiede di non tradire l’amore pur di evitarlo.
Non è masochismo. È la scoperta che la vita si realizza donandola, non trattenendola. Che ci sono amori che chiedono fedeltà, verità che hanno un prezzo, scelte che diventano autentiche proprio quando smettono di essere comode.
Il fuoco che ci abita
Anche noi conosciamo parole, desideri, chiamate che sembrano bruciarci dentro.
Qualcosa che ci appassiona. Una verità davanti alla quale non riusciamo più a voltare lo sguardo. Un bene che sentiamo di dover difendere. Una strada che continua a richiamarci anche quando cerchiamo di allontanarcene.
Ma bisogna discernere.
Non ogni fuoco viene da Dio.
Ci sono fuochi che illuminano e fuochi che consumano. Desideri che ci rendono più liberi e desideri che ci imprigionano. Passioni che aprono agli altri e passioni che ci chiudono dentro noi stessi.
Paolo ci invita proprio a questo: lasciare che Dio rinnovi il nostro modo di pensare, perché possiamo riconoscere ciò che è buono, ciò che gli è gradito, ciò che conduce alla vita.
E quando, nel silenzio, nella preghiera, nel confronto con il Vangelo, riconosciamo che quel fuoco viene da Lui, allora non dobbiamo spegnerlo per paura.
Geremia ci insegna questo.
Non possiamo parlare a nome di Dio per abitudine. Ma non possiamo nemmeno tacere per paura.
Ci sono parole che ci vengono affidate. Scelte che chiedono coraggio. Fedeltà che non fanno rumore, ma bruciano lentamente nel cuore.
E quando il fuoco viene da Dio, possiamo essere stanchi, feriti, perfino tentati di smettere.
Ma quel fuoco continua ad ardere.
Trasforma la Parola in preghiera
Pensa a qualcosa che senti bruciare dentro di te. Un desiderio, una chiamata, una verità che continui a portare nel cuore.
Non dare subito per scontato che venga da Dio.
Portalo davanti a Lui.
Chiedigli di purificarlo, di liberarlo da ciò che è soltanto tuo, di mostrarti se quel fuoco conduce davvero all’amore, alla libertà, al dono di te.
E se scoprirai che è Lui ad averlo acceso, non spegnerlo per paura.
**Signore Gesù,
tu che hai detto a Pietro:
«Va’ dietro a me»,
aiutami a non mettermi davanti a te.
Liberami dalla tentazione
di voler costruire una fede senza croce,
un amore che non costa,
una verità che non disturba.
Donami il fuoco di Geremia:
quel fuoco che non si lascia spegnere,
che mi impedisce di vivere nell’indifferenza,
che mi dona il coraggio di parlare
anche quando la voce trema.
Insegnami anche a discernere, Signore.
Non permettere che io chiami tua
ogni mia passione,
ogni mio desiderio,
ogni mia certezza.
Purifica ciò che porto nel cuore.
Spegni ciò che non viene da te
e custodisci ciò che tu hai acceso.
E quando sarò stanco,
quando non ne potrò più,
quando proverò a smettere,
ricordami che sono tuo.
Che la mia vita è tua.
Che il fuoco che mi abita,
quando viene da te,
è dono del tuo Spirito.
Brucia, Signore, nel mio cuore.
E fa’ che io non abbia paura
di ardere per te.
Amen.**