La voce che il potere non può zittire

C’è un uomo in prigione, eppure è l’uomo più libero del regno di Erode.

Giovanni Battista ha detto la verità. Ha guardato il re negli occhi e gli ha detto: «Non ti è lecito». Non per arroganza. Non per ribellione. Ma perché era un profeta, e il profeta è colui che vede il presente con gli occhi di Dio e non tace.

Erode lo ha fatto arrestare. Ma non può farlo tacere. Anche in prigione, Giovanni continua a inquietarlo. Il Vangelo dice che Erode «lo ascoltava volentieri», pur restando perplesso. C’è qualcosa nella voce di quel profeta che lo affascina e lo disturba. Perché la verità, anche quando la rifiuti, continua a parlare.

Il banchetto e la danza

Poi arriva il giorno del compleanno. Un banchetto. I dignitari, gli ufficiali, i notabili. La figlia di Erodìade danza. Erode è incantato. Promette qualsiasi cosa, «fosse anche la metà del mio regno».

La ragazza chiede la testa di Giovanni.

Erode è triste. Ma non ha il coraggio di tirarsi indietro. Ha paura di perdere la faccia davanti ai commensali. Ha paura di sembrare debole. E per questa paura, ordina la morte di un innocente.

È il ritratto del potere che si nutre di apparenza. Erode non è libero: è prigioniero delle sue promesse, dei suoi ospiti, della sua immagine. Giovanni, in catene, è più libero di lui.

Il profeta che non si piega

Geremia, nella prima lettura, riceve da Dio una missione terribile: parlare a un popolo che non vuole ascoltare. Dio lo avverte: «Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti».

È la stessa promessa che ha sostenuto Giovanni. La stessa che sostiene ogni profeta, in ogni tempo.

Il profeta non è chi prevede il futuro. È chi parla in nome di Dio, anche quando parlare costa. Anche quando tutti preferirebbero il silenzio. Anche quando la verità dà fastidio.

Un capriccio di corte decide l’ora della sua morte. Ma Giovanni muore perché non ha ritirato la verità che aveva detto. E la verità, quando è scomoda, può costare cara.

Ma la voce del profeta non si spegne. I discepoli di Giovanni vengono, prendono il suo corpo e lo depongono in un sepolcro. Ma la sua testimonianza non viene sepolta con lui. La voce che Erode ha voluto spegnere continua ancora oggi a interrogare la coscienza.

La tentazione del silenzio

Anche noi conosciamo la tentazione di tacere. Quando dire la verità potrebbe costarci un’amicizia, una promozione, un’immagine. Quando è più comodo stare zitti. Quando ci diciamo: non tocca a me, non serve, tanto non cambia nulla.

Giovanni ci ricorda che la verità ha un prezzo, ma il silenzio ne ha uno più alto.

Non siamo chiamati a essere eroi. Ma siamo chiamati a non svendere la coscienza. A non dire che il male è bene per non scontentare nessuno. A non assistere in silenzio mentre l’innocente viene condannato.

La voce del Battista risuona ancora. Non dai banchetti dei potenti, ma dalla cella di una prigione. Ed è la voce più libera che il Vangelo ci consegna.


Trasforma la Parola in preghiera

Pensa a una situazione in cui hai taciuto per paura. Non per prudenza, ma per paura. Una parola che dovevi dire e non hai detto. Un’ingiustizia che hai visto e hai finto di non vedere.

Chiedi al Signore il coraggio di Giovanni. Non l’eroismo, ma la fedeltà.

**Signore Gesù,
tu che, saputa la morte di Giovanni,
ti ritirasti in disparte,
donami la sua libertà.

Liberami dalla paura di parlare
quando la verità è necessaria.
Liberami dalla paura di perdere
ciò che non vale quanto la coscienza.

Donami la sua voce,
capace di dire ciò che è giusto
anche quando il potere si offende.

Donami la sua coerenza,
capace di vivere ciò che annuncia.

E quando sarò tentato di tacere
per paura, per comodità, per quieto vivere,
ricordami che Giovanni, in prigione,
era più libero di Erode nel suo palazzo.

Perché la libertà non è fare ciò che si vuole.
È fare ciò che è giusto.

E tu, che sei la verità,
libera il mio cuore
da ogni paura.

Amen.**

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