Il chicco, la graticola e le stelle

Gesù parla di un chicco di grano. Deve cadere in terra e morire. Se si difende dalla terra, rimane solo. Se accetta di scomparire nel buio, si spezza, germoglia, diventa spiga, raccolto, pane.

San Lorenzo ha preso questo chicco e l’ha fatto suo.

Diacono della Chiesa di Roma nel III secolo, aveva il compito di amministrare i beni della comunità e di prendersi cura dei poveri. Quando l’imperatore Valeriano scatenò la persecuzione, gli ordinarono di consegnare i tesori della Chiesa.

Lorenzo chiese qualche giorno di tempo, radunò i poveri, gli ammalati, gli orfani che assisteva e li presentò al prefetto dicendo: «Ecco, questi sono i tesori della Chiesa».

Non fu soltanto un gesto ironico. Fu una confessione di fede. Quel gesto manifestò apertamente il suo rifiuto di piegarsi al potere e di tradire ciò che gli era stato affidato. Per questo andò incontro al martirio.

La tradizione racconta che fu bruciato su una graticola e gli attribuisce perfino una battuta pronunciata durante il supplizio: «Giratemi, perché da questa parte sono già cotto».

Non sappiamo se le parole siano state esattamente queste. Ma sappiamo che Lorenzo affrontò il martirio con una libertà che solo il Vangelo può dare. Aveva capito che il chicco deve morire. E che chi dona la vita con amore non la perde: la ritrova.

Il tesoro che non si consuma

Paolo, nella prima lettura, scrive ai Corinzi: «Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia».

Lorenzo donò con gioia. Non soltanto i beni della Chiesa, ma se stesso.

Non consegnò oggetti preziosi. Mostrò che il vero tesoro erano i poveri, gli ammalati, gli ultimi, nei quali la Chiesa riconosceva il volto di Cristo.

I beni potevano essere confiscati. I calici potevano essere fusi. Le chiese potevano essere distrutte. Ma il tesoro della Chiesa rimaneva intatto, perché viveva nelle persone amate, servite, nutrite e custodite.

La notte del 10 agosto, la tradizione popolare parla di stelle cadenti. Dicono che siano le lacrime di Lorenzo, oppure scintille della sua graticola che attraversano il cielo.

È una leggenda. Ma anche un’immagine potente: il martire non è scomparso nel buio. È diventato luce.

Le stelle cadenti di San Lorenzo ci ricordano che ciò che sembra consumarsi nel fuoco, in realtà si accende. Ciò che muore come un chicco di grano risorge come spiga. Ciò che viene donato non si perde: brilla per sempre.

La notte che non fa più paura

Ogni martirio è una notte.

È la notte della persecuzione e del supplizio. La notte di chi vede il male trionfare e si domanda dove sia Dio. La notte di chi non riesce più a scorgere una via di salvezza.

Ma Gesù lo aveva detto: «Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore».

Lorenzo credette a questa promessa.

Non entrò da solo nel fuoco. Cristo era già là. Colui che aveva attraversato la croce lo attendeva dentro il suo stesso dolore.

Per questo la graticola non è l’ultima parola.

L’ultima parola non appartiene al fuoco che consuma, ma all’amore che trasforma. Non appartiene alla morte, ma al chicco che germoglia. Non appartiene alla notte, ma alla luce.

Le stelle cadenti che portano il nome di Lorenzo non sono soltanto lacrime di dolore. Sono scintille di una vita che non si è spenta.

Perché il chicco che muore non scompare: diventa pane.

Trasforma la Parola in preghiera

Stasera, se vedrai una stella cadente, ricordati di Lorenzo.

Non esprimere un desiderio qualsiasi. Chiedi la grazia di diventare anche tu un chicco che non ha paura di cadere in terra. Chiedi la libertà di riconoscere il vero tesoro. E di donare con gioia, come ha fatto lui.

Signore Gesù,
tu che hai detto che il chicco di grano
deve morire per portare frutto,
donami la fede di Lorenzo.

Una fede che non trattiene,
ma consegna.
Una fede che non calcola,
ma dona.
Una fede che, anche nella notte,
continua a brillare.

Insegnami a riconoscere i tuoi tesori:
i poveri, gli ultimi, i dimenticati.
Donami occhi capaci di vedere
in ogni volto ferito
la tua presenza.

Fammi donare con gioia,
senza tristezza né per forza,
perché tu ami chi dona
con un cuore libero.

Quando verrà la mia notte,
quando il fuoco proverà la mia vita,
ricordami che non sarò solo:
tu sarai già là,
ad attendermi dentro il dolore.

Ricordami che il chicco che muore
non scompare,
ma diventa pane.

E che ogni vita caduta per amore
non precipita nel nulla,
ma riposa per sempre
nella tua luce.

Amen.

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