I legami che Gesù allarga

C’è un gesto, in questo Vangelo, che dice più delle parole. Gesù sta parlando alla folla quando qualcuno lo avverte: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». E lui, tendendo la mano verso i discepoli, dice: «Ecco mia madre e i miei fratelli!».

Non sta rifiutando Maria. Non sta rinnegando i suoi. Sta allargando i confini della famiglia. Con quelle parole, Gesù mostra che il legame di sangue non è l’unico a definire chi gli appartiene. C’è un’altra parentela, fondata non soltanto sulla carne, ma sull’ascolto; non sulla nascita, ma sulla sequela.

Maria, dunque, non viene lasciata fuori: è la prima a essere dentro. È madre di Gesù nella carne, ma lo è anche perché ha ascoltato la Parola, si è fidata di Dio e ha pronunciato il suo sì.

Fuori e dentro

I parenti stanno «fuori». I discepoli sono raccolti intorno a lui. Non è soltanto una questione di spazio fisico: è la posizione del cuore. Si può essere fuori pur essendo legati dal sangue. Si può essere dentro pur non avendo alcun vincolo naturale.

La vera vicinanza a Gesù non la decide la genealogia. La decide la disponibilità a compiere la volontà del Padre.

«Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre».

Nessuno è escluso per nascita. Nessuno è incluso per automatismo. La porta è aperta a chiunque voglia entrare: si appartiene a questa famiglia imparando, giorno dopo giorno, a fare la volontà del Padre.

Non basta portare il nome di cristiani. Occorre lasciarsi trasformare dalla Parola che ascoltiamo.

La famiglia del sangue e quella che Dio ci dona

Appartenere a Gesù non annulla gli affetti naturali, ma li ricolloca. La famiglia di origine resta un dono, ma non è più il perimetro ultimo della nostra identità. C’è una fraternità più grande, che attraversa i confini del sangue, della cultura e della provenienza.

Nella Chiesa non siamo vicini perché simili, ma perché radunati dalla stessa chiamata. Seduti accanto a noi ci sono volti che forse non avremmo mai scelto. Eppure sono fratelli, sorelle, madri.

Non per una spontanea affinità, ma perché lo stesso Padre ci ha chiamati e la stessa Parola ci convoca.

Anche questa famiglia, dunque, non è semplicemente una famiglia che scegliamo. È una famiglia che riceviamo. Ed è proprio qui che la fraternità diventa concreta: quando impariamo ad accogliere non soltanto chi ci somiglia, ma anche chi ci mette alla prova, chi ha un carattere diverso dal nostro, chi avremmo preferito non trovare accanto.

Fare la volontà del Padre

Gesù non dice soltanto: «Chiunque crede in me». Dice: «Chiunque fa la volontà del Padre mio».

La fede non è soltanto adesione della mente. È obbedienza. È scelta. È un ascolto che diventa vita. È entrare in una relazione che cambia la vita.

E qual è la volontà del Padre?

Non un codice da eseguire, ma un Figlio da seguire. La volontà del Padre è che ascoltiamo Gesù, che ci fidiamo di lui, che impariamo a vivere come lui.

È lasciarci rendere fratelli e sorelle da colui che tende la mano verso di noi e ci chiama a entrare nella sua famiglia.

Gesù allarga i legami, ma allarga anche il cuore. Ci insegna che nessuno può appartenergli davvero senza imparare ad appartenere anche agli altri.

Trasforma la Parola in preghiera

Ripensa alla tua comunità, al tuo gruppo, alle persone con cui condividi la fede.

C’è qualcuno che fai fatica a riconoscere come fratello o sorella? Prova a guardarlo non come un estraneo da sopportare, ma come una persona che Dio ha messo accanto a te e attraverso la quale, forse, vuole insegnarti ad amare.

Signore Gesù,
grazie perché mi hai chiamato
a far parte della tua famiglia.

Non per i miei meriti,
ma perché hai posato
il tuo sguardo su di me.

Insegnami a fare la volontà del Padre,
a non ridurre la fede a parole,
ma a viverla ogni giorno.

Allarga i confini del mio cuore,
perché io sappia riconoscere
come fratelli e sorelle
coloro che tu hai messo accanto a me,
anche quelli che non avrei mai scelto.

Amen.

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