L’umiltà che nutre e custodisce

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Meditazione
Francesco non chiama la terra “cosa”,
ma madre.
Non oggetto, ma sora nostra.
Perché chi vive nello Spirito,
vede con occhi di figlio.
E riconosce che tutto è dono ricevuto,
nulla è da usare, tutto è da accogliere.
La terra non parla,
ma ascolta.
Non si muove,
ma sostiene.
Non si impone,
ma genera.
E quando non è più calpestata,
fiorisce.
Francesco contempla la terra come icona di Maria,
che accoglie il seme del Verbo
e lo fa crescere nel silenzio della fedeltà.
Anche noi siamo chiamati a essere “terra”:
non apparenza, ma radice,
non splendore, ma fecondità nascosta,
non corsa, ma pazienza.
E in questa umiltà che accoglie il seme,
il cielo torna a scendere.
Chi disprezza la terra, disprezza la vita.
Chi cerca solo il cielo, senza amare la polvere,
non troverà né l’uno né l’altro.
Perché il Figlio di Dio ha camminato sulla terra,
l’ha baciata con i suoi piedi,
l’ha scelta come culla e come tomba.
E l’ha resa sacramento di speranza.
Preghiera
O Dio,
che hai creato la terra come grembo di vita,
insegnami a non calpestare ciò che mi nutre,
a non sfruttare ciò che mi sostiene,
a non disprezzare la piccolezza dove Tu abiti.
Fa’ di me terra buona,
che non trattiene il seme,
che accoglie il tempo,
che non teme l’attesa.
Donami occhi capaci di vedere
la santità della materia,
la gloria nascosta nelle cose semplici,
la presenza del Tuo amore
in ogni filo d’erba che cresce.
O Francesco, fratello della terra,
tu che mangiavi con gratitudine,
che raccoglievi con rispetto,
che dormivi sull’erba come in un santuario,
insegnami la letizia che nasce
dal sentirsi ospiti grati di questo mondo.
E quando il mio corpo tornerà alla terra,
che il mio spirito trovi riposo nel Cielo.
Amen.