Giorno 7 – Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale

La soglia che si apre all’Eterno

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.

Meditazione

Francesco non chiama la morte “nemica”, ma sorella.
Perché l’ha guardata con gli occhi di chi non ha più nulla da perdere,
e tutto da consegnare.

Sora Morte non viene a rubare,
ma a compiere.
Non spezza, ma scioglie.
Non è la fine,
ma la soglia.

Chi vive alla luce dell’Eterno,
non ha paura della notte,
perché sa che l’Amore non muore.

La morte, per Francesco, è l’ultima spoliazione,
il momento in cui si riconsegna il corpo come si restituisce un mantello preso in prestito.
Non con paura, ma con gratitudine.

E chi ha vissuto secondo la volontà del Signore,
non aspetta la morte:
l’accoglie come promessa.

Perché la morte non ci strappa alla vita,
ci strappa all’illusione.
Non ci separa dagli altri,
ci riunisce a Colui che ci ha creati.

Francesco non nega il dolore della morte,
ma lo attraversa con il canto.

E canta la beatitudine di chi sarà trovato immerso nella volontà di Dio.
Perché la volontà di Dio non è condanna,
ma dimora.
È la sola cosa che la morte non può toccare.

Preghiera

O Dio vivente,
che hai vinto la morte con la Tua risurrezione,
insegnami a guardare alla fine come a un inizio,
a non temere ciò che appartiene a tutti,
a non scappare dal pensiero della mia fragilità.

Donami di vivere ogni giorno
come se fosse l’ultimo,
ma con la gioia di chi già assapora il primo giorno del Cielo.

Liberami dal peccato che uccide l’anima,
liberami dalla paura che paralizza,
liberami dalla superbia che illude.

O Francesco, tu che accogliesti sorella Morte cantando,
tu che moristi nudo sulla terra,
povero e libero,
insegnami a morire ogni giorno al mio ego,
per vivere finalmente in Dio.

E quando verrà la mia ora,
fa’ che io possa dire anch’io:
“Benvenuta, sorella mia.”

Amen.

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