Nel cuore del creato

Il linguaggio delle pietre – Stabilità, memoria, altare

“Maestro, le tue discepole gridano!”
Gesù rispose: “Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre” (Lc 19,39-40).

Nel cuore della creazione, le pietre parlano un linguaggio silenzioso e antico. Non hanno voce, ma custodiscono memorie. Non si muovono, ma attraversano i secoli. Sono lì, immobili e fedeli, come testimoni discreti della storia degli uomini e dei passaggi di Dio.

Noi viviamo in un tempo che corre, scivola, si consuma. Le pietre invece restano. E per questo, nel silenzio, ci insegnano.

Le pietre sono stabilità

In un mondo di parole leggere e decisioni revocabili, esse ci parlano di solidità. Non cambiano forma facilmente. Non si lasciano plasmare da ogni vento. Sono ferme, come dovrebbe esserlo la nostra fede, che poggia su una roccia: Cristo.

San Francesco, che amava la povertà e la precarietà, non rinunciava però alla solidità interiore: una fermezza dolce, ma incrollabile, come quella di chi sa in Chi ha posto la propria fiducia.

Anche noi siamo chiamati a diventare pietre vive, come scrive san Pietro (cf. 1Pt 2,5), pietre di un tempio spirituale, costruito non con il rumore del mondo, ma con la pazienza della grazia.

Le pietre sono memoria

Ogni pietra ha una storia: è stata parte di una casa, di un muro, di un sentiero. Ha toccato mani, ha subito intemperie, ha visto passare uomini e generazioni. In Terra Santa, ancora oggi, i pellegrini si inginocchiano a baciare pietre. Perché lì, la storia divina ha toccato la materia.

Così anche nei luoghi della nostra vita: quante volte una pietra — fisica o simbolica — ci ha ricordato una promessa, un passaggio, una ferita guarita o una grazia ricevuta. Nella spiritualità francescana, tutto può diventare memoria viva di Dio.

Le pietre sono altare

Nel cuore della Bibbia, spesso le pietre segnano un patto. Abramo ne alza una sul monte Moria (cf. Gen 22), Giacobbe le unge dopo aver sognato il Cielo (cf. Gen 28), Mosè le incide con la Legge (cf. Es 24). Ogni pietra può diventare altare: luogo dell’incontro, dell’offerta, della lode.

Anche le pietre della nostra vita — quelle dure, quelle del dolore, quelle inciampate — possono trasformarsi, per grazia, in un altare su cui offrire tutto.
San Francesco, ricevendo le stigmate sulla pietra della Verna, ha fatto del suo corpo un altare vivente. Così può avvenire anche in noi, se lasciamo che la ferita si apra alla luce.

In ascolto della creazione

Le pietre non si vantano. Non gridano. Non fanno rumore. Ma se il cuore tace, si può sentire la loro voce. È un invito a restare, a ricordare, ad adorare. A imparare la fedeltà di chi, come loro, non si muove alla prima tempesta.

Nel Cantico delle Creature, Francesco non nomina direttamente le pietre, eppure esse erano ovunque nel suo cammino: nelle grotte dove pregava, nei sassi del sentiero, nella roccia di Greccio o della Verna. Compagne silenziose di un’anima che imparava a essere piccola e forte, come loro.

Preghiera

Signore Gesù,
Roccia della nostra salvezza,
insegnaci la fedeltà delle pietre,
la memoria dei tuoi passaggi,
e il silenzio che diventa altare.

Fa’ che anche le durezze della nostra vita
si trasformino in offerta,
e che il nostro cuore, fragile e mobile,
posi su di Te ogni peso,
ogni desiderio, ogni lode.

Amen.

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