Il fuoco che purifica e illumina

Laudato si’, mi’ Signore, per frate Focu,
per lo quale ennallumini la nocte,
et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Meditazione
Il fuoco non si può ignorare.
O scalda o brucia. O illumina o consuma.
È forza viva, presenza ardente, richiamo al Dio che è fuoco divorante.
Francesco non lo teme.
Non lo spegne.
Non lo combatte.
Lo chiama fratello.
Perché ha imparato che anche il dolore può diventare luce nella notte,
che la fiamma, se abitata da Dio, non distrugge, ma trasfigura.
Il fuoco è “bello e giocondo”,
non perché sia comodo, ma perché è vivo,
perché rompe l’inerzia, sveglia le ossa,
ci costringe a scegliere:
restare tiepidi o lasciarsi incendiare.
Ogni fede autentica ha il suo fuoco.
Non è fatta di quiete, ma di lotta, di ardore, di sete.
Chi ha conosciuto Dio, non può più accontentarsi del “già visto”.
Dentro arde un amore che spinge oltre,
che brucia gli idoli, le paure, le maschere.
Che non smette di chiedere: “Mi ami?”
Francesco, nella sua vita, ha lasciato che il fuoco gli parlasse.
Anche quando gli bruciava negli occhi ciechi,
anche quando non c’era risposta,
anche quando ardeva nella carne e lo spogliava di tutto.
Perché ciò che arde per Dio
non si consuma, ma si compie.
Preghiera
Dio che sei fuoco d’amore,
accendi in me una fiamma che non si spegne,
una sete che non si placa,
una luce che non inganna.
Distruggi in me ciò che è falso,
brucia ciò che è morto,
purifica ciò che è confuso.
Donami un cuore che sappia ardere senza farsi cenere,
che illumini senza vantarsi,
che scaldi senza giudicare.
O Francesco, amico del fuoco,
tu che hai vissuto del desiderio di Dio,
tu che hai abbracciato il Crocifisso e hai detto “basta”,
insegnami a bruciare senza fare rumore,
a vivere come brace nella notte,
come lampada per chi ha perso la strada.
E quando verrà la notte della prova,
che il fuoco della fede sia la mia veglia.
Amen.