Giovedì della III settimana di Pasqua

VANGELO   (Gv 6,44-51) Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
fede3In quel tempo, disse Gesù alla folla: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha  ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno  abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In  verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel  deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché  chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane  vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del  mondo».

Commento

La ragione ultima della fede si trova nell’attrazione del Padre perché gli uomini aderiscano al Figlio suo. La citazione dei profeti: “E tutti saranno ammaestrati da Dio” potrebbe ispirarsi a Ger 31,33-34 e a Ez 36,23-27, ma il testo più vicino a quello citato da Giovanni è Is 54,13: “E porrò … tutti i tuoi figli ammaestrati da Dio”. Anche qui, come in Gv 6,31, la citazione non sembra trovarsi alla lettera nell’Antico Testamento. Giovanni adatta il testo alle sue prospettive teologiche, tra le quali spicca l’universalismo della salvezza. Egli infatti non parla solo di “tutti i figli di Gerusalemme”, ma di ” tutti” semplicemente, interpretando la nuova alleanza in prospettiva universalistica.
La fede è dono di Dio e affonda le sua radici nell’azione divina del Padre. Quindi crede in Gesù solo chi ” ha ascoltato e imparato dal Padre” (v. 45).
Gesù, dopo aver detto che il motivo ultimo della fede sta nell’attrazione del Padre, soggiunge: “Chi crede ha la vita eterna” (v. 47). La vita eterna dipende dalla fede. E la fede consiste nell’ascoltare e mangiare Gesù, che è il pane celeste che fa vivere eternamente.
Dopo la solenne proclamazione di essere il pane della vita, Gesù fa il confronto tra la manna mangiata dai padri nel deserto e il pane che è la sua persona. La manna non procurò l’immortalità perché tutti nel deserto morirono, compreso Mosè, ma chi mangia Gesù non morirà mai.
L’azione del mangiare indica l’interiorizzazione della parola del Figlio di Dio e l’assimilazione della sua persona con una vita di fede profondissima. Il mangiare il pane vivente che è Gesù, significa far propria la verità del Cristo, anzi la persona del Cristo che è la verità, ossia la rivelazione piena e perfetta del Padre.
Nel v. 51 Gesù aggiunge un nuovo elemento che preannuncia la tematica centrale dell’ultima sezione del discorso (vv. 53-58): il pane della vita è la carne di Gesù per la vita del mondo. Il pane del cielo è la carne di Gesù, ossia la sua persona sacrificata per la salvezza dell’umanità con la passione e morte gloriosa.
L’amore di Dio per gli uomini raggiunge la sua massima espressione nella morte di Gesù in croce: sulla croce egli dona tutto se stesso per il mondo.  

Questa voce è stata pubblicata in Generale. Contrassegna il permalink.