Chinarsi e poi ripartire

Gesù esce dalla sinagoga di Cafàrnao ed entra nella casa di Simone. La suocera di Pietro è a letto, in preda a una grande febbre. Gesù si china su di lei, comanda alla febbre, e la febbre la lascia. La donna si alza e comincia a servire.

È un dettaglio bellissimo: Gesù si china. Non guarisce a distanza. Non resta sulla soglia della sofferenza. Si avvicina. Si china sul letto di una donna consumata dalla febbre e le si fa vicino.

Dio non salva da lontano. Si china. Entra nelle case. Si accosta ai letti. Raggiunge le nostre febbri.

La febbre che ci consuma

La febbre della suocera di Simone è un’immagine potente. C’è una febbre che consuma il corpo. E c’è una febbre che consuma l’anima.

L’ansia. La paura. L’inquietudine. Il risentimento. La smania di fare, di avere, di dimostrare. Ci sono febbri interiori che ci tolgono il sonno, la pace, la gioia.

Gesù si china anche sulle nostre febbri. Non le guarda da lontano. Entra proprio lì dove qualcosa ci consuma e comincia a restituirci alla libertà.

E la donna guarita si alza e serve. La guarigione non è fine a se stessa: è per il servizio. Chi è stato toccato da Gesù, chi è stato liberato dalla febbre, si alza e si mette a servire.

Il segreto di Gesù

Sul far del giorno, Gesù esce e si reca in un luogo deserto. Ha appena guarito molti malati, ha scacciato demoni, ha insegnato. Ma non si lascia prendere dalla frenesia. Trova il tempo per il silenzio, per la preghiera, per l’intimità con Dio.

È il segreto di Gesù: al cuore della parola c’è l’ascolto, al cuore dell’azione c’è la preghiera, al cuore del dono c’è il Padre.

Le folle lo cercano e tentano di trattenerlo. Ma Gesù dice: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato».

Gesù non si lascia trattenere dal successo. Non si lascia fermare dal consenso. Sa qual è la sua missione, e la porta avanti.

Collaboratori, non protagonisti

Paolo, nella prima lettura, mette in guardia i Corinzi dalle divisioni. «Io sono di Paolo», «Io sono di Apollo». Sono fazioni, gelosie, rivalità. Ma Paolo ricorda: «Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma era Dio che faceva crescere».

Nessuno di noi è il protagonista. Siamo collaboratori. Il campo è di Dio. L’edificio è di Dio. La crescita è di Dio.

È la verità che ci libera dall’ansia di essere indispensabili. Che ci libera dalla febbre del protagonismo. Che ci ricorda che possiamo piantare e irrigare, ma è Dio che fa crescere.


Trasforma la Parola in preghiera

Pensa a una febbre che ti consuma. Non quella del corpo, ma quella del cuore. Un’ansia, una paura, un risentimento, una smania che ti toglie la pace.

Gesù si china su di te. Lasciati raggiungere.

**Signore Gesù,
tu che ti sei chinato sulla suocera di Simone
e hai comandato alla febbre di lasciarla,
chinati anche su di me.

Conosci le mie febbri.
Quelle del corpo e quelle del cuore.
L’ansia che non mi fa dormire.
La paura che mi toglie la pace.
La smania di fare tutto, di controllare tutto, di dimostrare tutto.

Comanda a queste febbri di lasciarmi.
Ridammi la pace.
Ridammi la gioia.
Ridammi la forza di alzarmi e servire.

Insegnami il tuo segreto:
il silenzio, la preghiera, l’intimità con il Padre.

E liberami dalla febbre del protagonismo,
perché io ricordi che sono solo un collaboratore.
Io pianto, io irrigo,
ma sei tu che fai crescere.

Amen.**

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