
Pietro ha faticato tutta la notte. Ha gettato le reti più volte, ha atteso, ha sperato. E non ha preso nulla.
È il momento in cui la fatica diventa delusione. Il momento in cui tutto ciò che sai fare non basta più. Il momento in cui l’esperienza dice: lascia perdere, non c’è più niente da fare.
Ed è proprio lì che Gesù parla: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca».
Pietro è un pescatore esperto. Sa che quella non è l’ora favorevole per la pesca. Sa che tutto ciò che ha imparato nel suo mestiere gli suggerisce che riprovarci non abbia senso. Ma dice una delle frasi più belle di tutto il Vangelo: «Sulla tua parola getterò le reti».
Non sulla mia esperienza. Non sulla mia stanchezza. Non sulla mia logica. Sulla tua parola.
La pesca che non dipende da noi
Le reti si riempiono. Una quantità enorme di pesci. Le barche quasi affondano. Pietro e i suoi compagni sono sconvolti.
Quella pesca non è soltanto il risultato della loro bravura. Non è il frutto della loro tecnica. È il frutto di un gesto compiuto sulla parola di Gesù.
Pietro lo capisce. E si getta alle ginocchia di Gesù: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore».
Non dice: guarda quanto sono bravo. Dice: sono un peccatore.
Ha capito che davanti a Dio la sua esperienza, la sua bravura e la sua fatica non bastano. Non sono l’ultima parola. L’ultima parola è quella di Gesù.
Anche Paolo, nella prima lettura, ci ricorda che la sapienza di questo mondo non è la misura ultima delle cose. C’è una sapienza di Dio che supera i nostri calcoli, le nostre previsioni, persino ciò che ci sembra più ragionevole.
Pietro deve impararlo proprio lì, sulla sua barca, nel luogo che conosce meglio.
Gregorio e la Parola
San Gregorio Magno, che oggi ricordiamo, sapeva bene cosa significa fidarsi della parola di Dio.
Fu papa in un tempo difficilissimo. Roma era devastata, l’Italia era sconvolta dalle invasioni e la Chiesa attraversava un tempo di profonde difficoltà. Gregorio avrebbe voluto ritirarsi in monastero, pregare in silenzio, vivere una vita nascosta.
Invece fu chiamato a guidare la Chiesa.
E la guidò non confidando soltanto nelle proprie forze, ma affidandosi alla parola di Dio. Fu predicatore instancabile, scrittore, pastore. Si prese cura dei poveri, affrontò emergenze politiche e sociali, promosse la missione dei monaci in Inghilterra.
La sua forza non era soltanto la sua intelligenza, che pure era grande. Era la disponibilità a lasciarsi condurre dalla Parola anche dove non avrebbe scelto di andare.
La chiamata di Pietro e la nostra
Anche noi, come Pietro, conosciamo la fatica di notti passate a gettare le reti senza prendere nulla.
Notti di lavoro senza risultati. Notti di preghiera senza consolazione. Notti di attesa senza risposta.
Ci sono momenti in cui abbiamo fatto tutto ciò che potevamo. Abbiamo usato esperienza, intelligenza, pazienza. Eppure davanti a noi restano soltanto reti vuote.
Ed è proprio lì che Gesù può dire anche a noi: «Prendi il largo e gettate le vostre reti».
Non quando ci sembra opportuno. Non quando abbiamo capito tutto. Non quando siamo sicuri del risultato.
Ma sulla sua parola.
La fecondità della nostra vita non nasce soltanto dalla nostra bravura. Ci sono momenti in cui comincia proprio là dove smettiamo di affidarci soltanto a noi stessi e osiamo fidarci della sua parola.
Questo non significa che ogni rete si riempirà come desideriamo.
Significa che persino una notte fallita può diventare il luogo di una chiamata.
Perché Gesù, dopo la pesca miracolosa, non consegna a Pietro una tecnica migliore per pescare.
Gli consegna una vita nuova: «D’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E Pietro, lasciate le reti, lo segue.
Trasforma la Parola in preghiera
Pensa a qualcosa che hai fatto e rifatto senza ottenere nulla. Un lavoro, una relazione, una preghiera, un progetto. Dove hai già gettato le reti e ti sembra inutile continuare.
Forse oggi Gesù ti dice: gettale ancora.
Ma non sulla tua esperienza.
Sulla sua parola.
**Signore Gesù,
tu che hai riempito le reti di Pietro
dopo una notte di vuoto,
guarda la mia fatica.
Io ho gettato le reti.
Ho provato e riprovato.
E non ho preso nulla.
Ma sulla tua parola
getterò ancora le reti.
Non per quello che so.
Non per quello che ho fatto.
Ma perché tu lo chiedi.
Riempi le mie reti, Signore.
Non necessariamente di ciò che desidero,
ma di fiducia.
Di speranza.
Di pace.
E se resteranno vuote,
fa’ che io capisca
che la mia vita non si misura
da quanto riesco a prendere,
ma da quanto mi fido di te.
Amen.**