Quando guardi le mani e ti perdi l’ospite

Un pranzo cominciato male

Il fariseo aveva fatto una cosa bella: aveva invitato Gesù a mangiare a casa sua. E Gesù aveva accettato, senza chiedere prima se il padrone di casa fosse d’accordo con lui, se avesse le idee giuste o se fosse abbastanza aperto da ascoltarlo.

Poi, però, appena Gesù si mette a tavola, succede qualcosa. Il fariseo si accorge che il suo ospite non ha compiuto le abluzioni rituali prima del pasto e rimane sorpreso.

Chissà che cosa si aspettava da quell’incontro. Forse desiderava conoscerlo meglio, fargli qualche domanda, ascoltare ciò che aveva da dire. Luca non ce lo racconta. Ci dice soltanto che, davanti a Gesù, quell’uomo si è fermato a osservare ciò che non aveva fatto.

È un particolare che fa pensare. Può capitare anche a noi di avere davanti una persona e di essere talmente occupati a valutare i suoi comportamenti da perderci tutto il resto. Basta una parola fuori posto, un’abitudine diversa dalla nostra, qualcosa che non corrisponde alle nostre aspettative, e quello diventa il filtro attraverso il quale giudichiamo tutto.

Il fariseo aveva aperto la porta di casa a Gesù. Aprirgli anche la propria mentalità, evidentemente, era un’altra faccenda.

La pulizia che non si vede

Gesù non lascia cadere la questione. Eppure sarebbe stato più semplice far finta di niente, continuare il pranzo e conservare una buona atmosfera. Invece parla di bicchieri e piatti puliti all’esterno, mentre all’interno si nascondono avidità e cattiveria.

Parole dure, soprattutto se rivolte a qualcuno che ti ha appena invitato a casa sua.

Ma Gesù conosce bene quanto sia facile abituarsi a una religiosità fatta di gesti corretti, fino a convincersi che bastino quelli per essere a posto con Dio. Si può essere scrupolosi nell’osservare una regola e molto meno attenti alla sofferenza di chi ci vive accanto. Si può pregare ogni giorno e continuare a custodire rancori che non vogliamo nemmeno riconoscere. Si può fare del bene e, nello stesso tempo, pretendere che tutti se ne accorgano.

E la cosa più insidiosa è che, a forza di ripetere certi comportamenti, finiamo per considerarli una garanzia della nostra bontà.

Gesù, invece, vuole arrivare dove nemmeno noi abbiamo sempre il coraggio di guardare. Perché conosce anche quella parte del cuore che preferiremmo tenere nascosta, con le sue contraddizioni, le sue gelosie, i piccoli egoismi ai quali abbiamo imparato a trovare sempre una giustificazione.

La libertà di non dover sembrare migliori

Nella prima lettura Paolo scrive ai Galati una frase che sembra fatta apposta per questo pranzo: «Cristo ci ha liberati per la libertà!».

È una libertà impegnativa, perché ci toglie anche la comoda illusione di poter misurare la nostra fedeltà a Dio contando le cose che facciamo.

Paolo va diritto al punto: ciò che conta è «la fede che si rende operosa per mezzo della carità».

Ed ecco che anche le parole di Gesù acquistano una luce diversa: «Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro».

La carità rimette le cose al loro posto. Ci costringe a uscire da noi stessi, a vedere chi abbiamo davanti, a condividere qualcosa di nostro. E talvolta quello che facciamo più fatica a donare non è il denaro, ma una parte del nostro tempo, la pazienza, il diritto di avere sempre ragione, persino un giudizio al quale ci siamo affezionati.

Forse quel fariseo, alla fine del pranzo, avrà capito qualcosa. Il Vangelo non racconta come sia andata a finire. Rimane però una domanda che vale anche per noi: quando Gesù entra nella nostra giornata, siamo disposti ad ascoltare quello che ha da dirci, oppure continuiamo a preoccuparci che tutto sia esattamente come abbiamo sempre pensato dovesse essere?

Perché sarebbe davvero un peccato averlo così vicino e trascorrere il tempo a controllargli le mani.

Trasforma la Parola in preghiera

Signore Gesù, quante volte mi preoccupo di fare bella figura anche davanti a Te, come se potessi nasconderti quello che mi porto dentro. Conosci le mie buone intenzioni, ma anche le meschinità che faccio fatica ad ammettere, i giudizi frettolosi, le persone che ascolto poco e quelle alle quali ho già deciso di non dare ragione. Aiutami a non usare le cose buone che faccio per evitare di guardare ciò che devo ancora cambiare. E quando mi scopri occupato a giudicare gli altri, ricordami che davanti a me c’è una persona da amare, prima ancora che un comportamento da correggere. Vorrei imparare quella libertà di cui parla Paolo, la libertà di chi non deve dimostrare continuamente di essere bravo, perché sa di essere già amato da Te. E se qualcosa nel mio cuore ha bisogno di essere ripulito, Signore, comincia pure da lì. Anche se farà un po’ male. Amen.

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