Prima di chiedere un altro segno

Lunedì 12 ottobre 2026 – XXVIII settimana del Tempo Ordinario

Quando nemmeno Dio sembra convincerci

A volte viene da chiedersi che cosa dovrebbe fare ancora Dio per convincerci della sua presenza. Vorremmo una risposta chiara, un avvenimento impossibile da interpretare diversamente, qualcosa che metta finalmente a tacere tutti i dubbi. E non sempre è mancanza di fede. Ci sono momenti nei quali la vita ci mette talmente alla prova che abbiamo davvero bisogno di essere rassicurati.

Gesù, però, nel Vangelo di oggi sembra piuttosto severo con quelli che continuano a chiedergli un segno. Il problema non è il desiderio di capire, ma quella strana abitudine che abbiamo di spostare continuamente più avanti il momento di fidarci. Se accade questo, allora crederò. Se riceverò quella risposta, allora cambierò. Se Dio farà come gli chiedo, finalmente sarò sicuro.

E intanto rimaniamo dove siamo, magari senza accorgerci che la risposta è già arrivata, soltanto che non ha la forma che avevamo immaginato.

Un profeta che scappa e una regina che cammina

Gesù tira in ballo due personaggi che, a guardarli bene, hanno qualcosa da insegnarci.

Il primo è Giona, un profeta tutt’altro che entusiasta della missione ricevuta. Aveva persino tentato di scappare da Dio! Eppure gli abitanti di Ninive ascoltano la sua predicazione e cambiano vita. Non aspettano un messaggero migliore, più convincente o più santo.

Poi c’è la regina del Sud, che affronta un lungo viaggio per ascoltare la sapienza di Salomone. Una donna che avrebbe potuto accontentarsi di ciò che già possedeva e che invece si mette in cammino, perché riconosce che esiste qualcosa per cui vale la pena lasciare le proprie sicurezze.

Gli abitanti di Ninive ascoltano, la regina si muove. Nessuno rimane fermo a pretendere ulteriori garanzie.

Ed è proprio questo che Gesù vorrebbe far comprendere a chi gli sta davanti. Hanno incontrato qualcuno che è ben più grande di Giona e di Salomone, ma rischiano di perdere l’occasione perché sono troppo occupati a chiedere altre prove.

La libertà di non avere tutto sotto controllo

Nella prima lettura san Paolo scrive una frase bellissima: «Cristo ci ha liberati per la libertà!».

Forse non ci pensiamo abbastanza, ma si può diventare schiavi anche del bisogno di avere continuamente delle certezze. Vorremmo sapere in anticipo come andranno le cose, quali saranno le conseguenze delle nostre scelte, se il bene che facciamo porterà qualche frutto. E quando non abbiamo risposte, preferiamo rimandare.

La fede non ci chiede di spegnere l’intelligenza o di procedere alla cieca. Ci invita piuttosto a riconoscere che non tutto può essere previsto, controllato o dimostrato prima di essere vissuto.

Dio non ha mai promesso di risparmiarci ogni incertezza. Ci ha donato qualcosa di molto più grande: suo Figlio, che ha condiviso fino in fondo la nostra condizione umana, attraversando persino la morte per aprirci alla vita.

È questo il segno che Gesù ci consegna. E forse la domanda da farci oggi non è quale altra prova vorremmo ricevere, ma che cosa stiamo facendo di quella che ci è già stata donata.

Trasforma la Parola in preghiera

Signore Gesù, quante volte ti chiediamo di darci una prova della tua presenza, mentre facciamo fatica a riconoscerti nelle persone, negli incontri e persino nelle situazioni che non avremmo mai scelto. Tu conosci le nostre paure e sai quanto ci costa fidarci quando non vediamo chiaramente la strada. Non rimproverarci per le nostre domande, ma aiutaci a non trasformarle in una scusa per rimanere fermi. Donaci un cuore capace di ascoltare come gli abitanti di Ninive e il coraggio di metterci in cammino come la regina del Sud. E quando torniamo a cercare conferme, ricordaci che il segno più grande del tuo amore ce lo hai già dato: sei Tu, che non hai rinunciato a noi nemmeno sulla croce. Amen.

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