
Quando pensiamo a san Michele, ci vengono subito in mente la spada, il drago, la battaglia. È comprensibile: l’Apocalisse usa immagini fortissime. Eppure, dentro quella scena grandiosa, c’è una parola che ci riguarda molto da vicino. Il drago viene chiamato l’accusatore.
E forse sappiamo tutti, almeno un po’, che cosa significhi avere a che fare con una voce che accusa.
La voce che accusa
A volte viene dagli altri. Una parola detta male, un giudizio che resta addosso, qualcosa che ci viene rinfacciato anche dopo anni.
Altre volte quella voce si sistema dentro di noi e comincia a parlare da sola.
Hai sbagliato ancora. Non cambierai mai. Hai rovinato tutto. Dovresti essere diverso. Dio si sarà stancato anche di te.
Sono pensieri che conosciamo più di quanto vorremmo ammettere. E hanno una forza strana: prendono un errore, una fragilità, un pezzo storto della nostra storia e finiscono per farci credere che quello sia tutto ciò che siamo.
L’Apocalisse dice che l’accusatore viene sconfitto. Ed è una notizia enorme, perché significa che davanti a Dio nessuno di noi coincide per sempre con il proprio fallimento.
Il male può lasciare ferite profonde. Possiamo aver sbagliato davvero, anche molto. Possiamo dover chiedere perdono, riparare, ricominciare. Ma la nostra storia non finisce lì.
C’è sempre una parola di Dio che viene dopo.
«Chi è come Dio?»
Il nome Michele significa: Chi è come Dio?
Mi piace pensare che tutta la forza dell’arcangelo sia racchiusa proprio in questa domanda.
Noi siamo bravissimi a pronunciare sentenze. Su una persona, su una situazione, persino su noi stessi. Ci basta poco per decidere che uno è fatto così, che tanto non cambierà, che quella storia è ormai compromessa.
Poi arriva questa domanda: chi è come Dio?
Chi conosce davvero fino in fondo il cuore di una persona? Chi sa che cosa può ancora accadere dentro una vita? Chi può dire che una storia è definitivamente chiusa?
San Michele ci ricorda che il male esiste e va preso sul serio, però non è onnipotente. Non decide tutto. Non possiede il futuro. E soprattutto non ha il diritto di stabilire chi siamo.
«Io ti ho visto»
Nel Vangelo, a un certo punto, Gesù dice a Natanaele una frase semplicissima: «Io ti ho visto».
Lo aveva visto sotto il fico, prima ancora che Natanaele gli si avvicinasse.
Chissà che cosa c’era sotto quel fico. Una preghiera? Una domanda? Un momento di sconforto? Il Vangelo non lo dice. Sappiamo soltanto che Natanaele si sente raggiunto. Qualcuno conosce un pezzo della sua vita che gli altri non vedono.
E Gesù non usa quella conoscenza per metterlo in imbarazzo. La usa per aprirgli davanti qualcosa di più grande: «Vedrete il cielo aperto».
Forse è questa una delle cose più belle della fede: essere conosciuti davvero e scoprire di non essere per questo respinti.
Dio vede anche quello che preferiremmo nascondere. Conosce i nostri entusiasmi e le nostre incoerenze, i giorni buoni e quelli in cui non ci sopportiamo neppure noi. E continua a chiamarci.
Il suo sguardo non ci inchioda. Ci rimette in cammino.
Angeli che indicano altrove
Michele, Gabriele e Raffaele hanno nomi e missioni diverse, ma tutti e tre portano verso Dio.
Michele ricorda che nessuno è come Dio. Gabriele porta la sua Parola. Raffaele racconta, già nel nome, che Dio guarisce.
Gli angeli, nella Scrittura, non sembrano avere nessun bisogno di stare al centro. Arrivano, compiono ciò che è stato loro affidato e lasciano che lo sguardo vada oltre.
È una cosa che fa pensare, soprattutto oggi, mentre passiamo buona parte della vita cercando di essere notati, ascoltati, riconosciuti.
Forse anche noi potremmo imparare qualcosa da loro: fare bene il bene che ci è affidato senza avere sempre bisogno che qualcuno se ne accorga.
Trasforma la Parola in preghiera
Signore, quando dentro di me torna la voce che accusa, aiutami a riconoscerla e a non darle l’ultima parola.
Ricordami che Tu mi conosci interamente e che il tuo sguardo non mi riduce ai miei errori. Dammi anche la grazia di non farlo con gli altri: di non chiudere nessuno dentro un giudizio, di non decidere troppo in fretta che una persona non possa cambiare.
San Michele mi ricordi ogni giorno che nessuno è come Te e che soltanto Tu conosci davvero il cuore e il futuro di ciascuno.
E quando mi sembra che tutto sia chiuso, fammi ricordare le parole di Gesù: il cielo può essere ancora aperto sopra una vita.
Anche sopra la mia.
Amen.