
«Ti seguirò dovunque tu vada».
È una frase bellissima. Detta così, sembra non mancare nulla: entusiasmo, disponibilità, perfino coraggio. Gesù però non si lascia conquistare dalle parole. Sa che tra il desiderio di seguirlo e il seguirlo davvero c’è di mezzo la vita.
Per questo, alle tre persone che incontra lungo la strada, non rende le cose più facili. Anzi, sembra quasi scoraggiarle.
Quando finisce l’entusiasmo
Al primo uomo Gesù parla di volpi che hanno tane e uccelli che hanno nidi, mentre lui non ha dove posare il capo.
È come se dicesse: prima di promettermi che verrai ovunque, sappi che seguirmi non significa trovare finalmente un posto comodo in cui sistemarti. Ci saranno giorni nei quali non capirai dove ti sto portando, momenti nei quali le tue sicurezze verranno meno e altri in cui dovrai continuare a camminare senza avere tutto sotto controllo.
La fede non ci mette al riparo dalla precarietà della vita. Ci dà qualcuno con cui attraversarla.
Quel «prima» che può durare una vita
Gli altri due uomini non rifiutano Gesù. Chiedono soltanto un po’ di tempo.
«Lascia che prima vada a seppellire mio padre».
«Prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia».
Sono richieste comprensibili. E proprio per questo le parole di Gesù ci sorprendono.
Forse il punto sta tutto in quel prima.
Prima sistemo questa faccenda. Prima passa questo periodo. Prima risolvo i miei problemi. Prima divento migliore. Prima avrò più tempo. E senza quasi accorgercene possiamo trascorrere anni rimandando ciò che nel profondo abbiamo già capito.
Gesù non disprezza gli affetti né i doveri verso chi amiamo. Ci mette però davanti a una domanda scomoda: che posto ha Dio nella mia vita reale, quella di adesso?
Non in quella che avrò quando tutto sarà finalmente in ordine.
Adesso.
L’aratro guarda avanti
L’ultima immagine è quella dell’aratro.
Chi ara deve guardare davanti a sé, altrimenti il solco viene storto. È un’immagine semplice, quasi contadina, eppure racconta bene la sequela.
Ci sono momenti nei quali continuare a voltarsi indietro ci impedisce di vivere ciò che abbiamo scelto. Possiamo restare prigionieri dei rimpianti, delle possibilità che abbiamo lasciato, perfino delle versioni di noi stessi che non esistono più.
Seguire Cristo significa anche accettare che alcune porte si chiudano perché davanti a noi possa aprirsi una strada.
San Girolamo, che oggi ricordiamo, passò gran parte della vita sulle Scritture. Le studiò, le tradusse, le amò con un carattere tutt’altro che accomodante. Aveva compreso una cosa essenziale: la Parola di Dio non è fatta soltanto per essere conosciuta. Prima o poi chiede di diventare vita.
E allora forse il Vangelo di oggi non ci domanda gesti clamorosi.
Ci domanda qualcosa di più concreto: smettere di dire a Dio «prima» quando sappiamo già quale passo ci sta chiedendo.
Trasforma la Parola in preghiera
Signore Gesù,
quante volte ti ho detto che ti avrei seguito
e poi ho trovato qualcosa da sistemare prima.
Conosci le mie paure, i miei legami,
le esitazioni che nascondo dietro ragioni anche molto buone.
Donami la libertà di riconoscere ciò che mi chiedi oggi
e il coraggio di compiere il passo possibile, senza rimandarlo ancora.
Quando mi volto continuamente indietro,
riporta il mio sguardo sulla strada che mi sta davanti.
E insegnami a fidarmi di te anche quando non conosco tutto il percorso.
Amen.