
Gesù usa un’immagine durissima: i sepolcri imbiancati.
All’esterno sono belli. Curati. Decorati. Ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni impurità. Sono il simbolo di una vita che appare e non è. Di una fede che si mostra e non vive. Di un cuore che nasconde la morte sotto una superficie impeccabile.
Gli scribi e i farisei appaiono giusti davanti alla gente. Ma dentro sono pieni di ipocrisia e di iniquità.
Non è un’accusa riservata a loro. È una tentazione che riguarda tutti.
La fatica di essere veri
Quanto è faticoso apparire sempre all’altezza! Quante energie spendiamo per curare l’esterno: l’immagine, la reputazione, ciò che gli altri vedono. E quante poche energie dedichiamo all’interno: il cuore, i pensieri, le intenzioni, ciò che solo Dio vede.
Il sepolcro imbiancato è la vita di chi si è arreso alla propria immagine. Ha smesso di lavorare sul cuore e si accontenta di apparire.
Ma la fede non è apparenza. È verità. Non è un monumento da esporre. È una vita da vivere.
Paolo, nella prima lettura, parla di una vita concreta, responsabile, lontana da ogni comoda facciata. Ricorda ai Tessalonicesi di aver lavorato duramente, notte e giorno, per non essere di peso a nessuno. E consegna loro una regola semplice e severa: «Chi non vuole lavorare, neppure mangi».
La fede, allora, non vive di parole o di immagini costruite. Si misura anche nella fedeltà alle cose quotidiane, nel lavoro, nella responsabilità, nel non scaricare sugli altri ciò che spetta a noi.
Il bene non è una facciata. È una fedeltà quotidiana, nascosta, spesso invisibile. Non si fa per essere visti. Si fa perché è giusto.
Le tombe dei profeti
Gesù rimprovera anche un’altra cosa: costruire le tombe dei profeti e dire: «Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non saremmo stati loro complici».
È l’ipocrisia di chi onora i morti e perseguita i vivi.
È facile venerare i profeti del passato. Più difficile ascoltare le voci scomode che, anche oggi, ci richiamano al Vangelo.
Possiamo ammirare Francesco d’Assisi senza lasciarci mettere in discussione dalla sua povertà. Possiamo commuoverci davanti a Madre Teresa senza lasciarci disturbare dai poveri che incontriamo.
Possiamo celebrare i santi, accendere candele davanti alle loro immagini, raccontare le loro vite e, nello stesso tempo, difenderci accuratamente da ciò che quelle vite ci chiedono.
Perché i santi sono rassicuranti finché restano sulle statue. Diventano scomodi quando ci ricordano che il Vangelo può essere vissuto davvero.
La pace che nasce dalla verità
Paolo conclude con una benedizione: «Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace, sempre e in ogni modo».
È quasi sorprendente che, dopo parole così concrete sul lavoro e sulla responsabilità, arrivi la pace.
Forse perché la pace più profonda nasce proprio quando la vita non è divisa. Quando non dobbiamo continuamente difendere un’immagine. Quando ciò che mostriamo e ciò che siamo cominciano finalmente ad assomigliarsi.
Il salmo lo canta: «Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie. Della fatica delle tue mani ti nutrirai».
La benedizione non è per chi appare. È per chi cammina.
Non per chi costruisce monumenti. Per chi lavora, ama, serve.
Non per chi riesce a sembrare perfetto. Per chi, ogni giorno, lascia che Dio renda un po’ più vero il suo cuore.
Trasforma la Parola in preghiera
Pensa alla tua vita. C’è un’area in cui curi molto l’esterno e trascuri l’interno? Un’immagine da difendere, un’apparenza da mantenere, una reputazione da proteggere?
Non si tratta di trascurare l’esterno. Si tratta di non mentire. Di non separare ciò che mostri da ciò che sei.
**Signore Gesù,
tu che hai smascherato l’ipocrisia
dei sepolcri imbiancati,
guardami con verità.
Non permettere che la mia vita
diventi una facciata.
Non permettere che io spenda
più energie per apparire
che per amare.
Purifica il mio cuore
dall’ipocrisia che recita,
dall’orgoglio che si difende,
dalla paura di essere visto per quello che sono.
Donami il coraggio della verità:
verso me stesso, verso gli altri, verso di te.
E fa’ che io non mi stanchi di vivere il bene,
anche quando nessuno lo vede,
anche quando non porta riconoscimenti,
anche quando costa.
Perché la pace che tu prometti
non nasce dall’apparire.
Nasce dal vivere nella verità.
Amen.**