La fede che sposta i monti

Un padre disperato si getta in ginocchio davanti a Gesù. Suo figlio è epilettico, cade nel fuoco e nell’acqua, soffre terribilmente. Lo ha portato dai discepoli, ma loro non sono riusciti a guarirlo.

Gesù ascolta, pronuncia un lamento severo sull’incredulità che lo circonda e guarisce il ragazzo con una parola. Poi, in disparte, i discepoli gli chiedono: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». E Gesù risponde: «Per la vostra poca fede. Se avrete fede pari a un granello di senape, nulla vi sarà impossibile».

Non indica loro una tecnica più efficace, né una formula da ripetere. Li conduce alla radice: alla loro poca fede.

Ma non parla di una fede enorme, eroica, spettacolare. Parla di una fede piccola come un granello di senape. Minuscola, ma vera.

Non è una fede che costringe Dio a fare ciò che vogliamo. È una fiducia che si consegna a lui anche quando il monte non si muove nel modo e nel tempo che avevamo immaginato.

L’uomo che credeva nella verità

San Domenico, che oggi la Chiesa ricorda, sapeva cosa significa avere una fede così.

Visse in un tempo in cui le dottrine albigesi si diffondevano nel sud della Francia e intorno a lui si ricorreva anche alla forza delle armi. Domenico affidò la propria missione a un’altra forza: la predicazione. Alla verità studiata, contemplata e vissuta nella povertà.

Fondò l’Ordine dei Frati Predicatori con un’intuizione profetica: la verità non deve essere imposta con la forza, ma annunciata, spiegata e resa credibile dalla vita.

Per questo volle che i suoi frati studiassero, pregassero e vivessero in povertà. Perché la fede si nutre di ascolto, di contemplazione, di studio. E solo una fede nutrita può raggiungere e trasformare i cuori.

Abacuc, nella prima lettura, grida a Dio domandandogli perché il malvagio prosperi mentre il giusto soffre. E Dio risponde: «Il giusto vivrà per la sua fede».

Non per la sua forza. Non per i suoi successi. Per la sua fede.

Domenico visse di questa fiducia. Non vide con i suoi occhi tutti i frutti della sua predicazione. Morì sfinito, in una cella non sua, circondato dai frati.

Aveva gettato il seme. Altri avrebbero visto l’albero.

Il granello che basta

La fede non si misura a quintali. Si misura a granelli.

Un granello di senape è quasi invisibile. Eppure, dice Gesù, può spostare un monte. Non perché il granello sia forte, ma perché è vero. Perché viene deposto nella terra. Perché si affida a una forza che non è la sua.

Domenico non spostò i monti con gesti spettacolari. Il suo granello di senape aveva i piedi impolverati dalle strade, le notti consumate nella preghiera e le pagine dei libri studiate fino a diventare predicazione.

Da quel piccolo seme è nata una famiglia spirituale dalla quale sono fioriti Tommaso d’Aquino, Caterina da Siena e innumerevoli testimoni e predicatori del Vangelo.

Quando Gesù parla di una fede che sposta le montagne, non pensa a uno spettacolo. Pensa a una fiducia così radicata in Dio da non avere bisogno di risultati immediati per continuare a credere.

La montagna che si sposta non è necessariamente un monte di pietra. Può essere una comunità indurita, un cuore chiuso, un errore che sembra invincibile, una paura che ci paralizza.

E qualche volta il monte sembra restare immobile. Ma la fede continua a scavare, silenziosamente, dentro di noi. E mentre attendiamo che cambi ciò che abbiamo davanti, Dio comincia a cambiare il nostro cuore.

Trasforma la Parola in preghiera

Pensa a una montagna che vorresti vedere spostata nella tua vita: una situazione che non cambia, una persona che non ascolta, una Chiesa che fatica a rinnovarsi.

Non ti viene chiesta una fede da gigante. Ti viene chiesto un granello.

Piccolo, ma vero.

Signore Gesù,
tu che hai guarito il ragazzo sofferente
e hai condotto i discepoli
alla radice della loro impotenza,
donami un granello di senape.

Non ti chiedo una fede eroica.
Ti chiedo una fede che basta.

Basta per non arrendermi.
Basta per continuare ad annunciare
anche quando nessuno sembra ascoltare.
Basta per gettare il seme
senza pretendere di vedere l’albero.

Donami lo spirito di Domenico:
la passione per la verità,
la pazienza della Parola,
la fedeltà dello studio e della preghiera,
la fiducia che la tua verità
non ha bisogno di violenza
per farsi strada.

E quando il monte resta fermo,
ricordami che la fede
non consiste nel piegarti alla mia volontà,
ma nel consegnare la mia vita alla tua.

Perché non è la mia forza
che sposta le montagne.
È il tuo amore.

Amen.

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