«Il giorno in cui Dio ci chiederà conto della fiducia»

Mercoledì 21 ottobre 2026 – XXIX settimana del Tempo Ordinario

La fiducia è una cosa seria

«A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto».

Ecco una di quelle frasi del Vangelo che sarebbe comodo leggere in fretta, magari sperando che Gesù stia parlando di qualcun altro. Di chi ha grandi responsabilità, di chi governa, di chi occupa posti importanti nella Chiesa. Insomma, di quelli che stanno più in alto e che, almeno una volta tanto, potrebbero sentirsi chiamati in causa.

Peccato che Gesù non abbia nessuna intenzione di lasciarci fuori dal discorso.

Perché quel «molto» non riguarda soltanto il denaro, il potere o le capacità straordinarie. Riguarda anche la fiducia ricevuta, le persone che ci sono state affidate, le occasioni di fare del bene, il tempo che abbiamo avuto a disposizione. Perfino quella parola buona che avremmo potuto dire e che, per orgoglio o pigrizia, abbiamo tenuto per noi.

Dio non ci chiederà conto di ciò che non abbiamo ricevuto. Ma di quello che abbiamo fatto con ciò che avevamo, probabilmente sì. E questa è una faccenda che dovrebbe farci pensare parecchio.

Quando il padrone non guarda

Nel Vangelo Gesù racconta di un amministratore che, approfittando dell’assenza del padrone, comincia a comportarsi come se tutto gli appartenesse. Maltratta i servi, mangia, beve, si ubriaca. In poche parole, dimentica di essere un amministratore e si mette a fare il padrone.

È una tentazione più comune di quanto immaginiamo.

Succede quando una responsabilità diventa un piccolo trono, quando l’autorità smette di essere servizio e diventa il diritto di comandare. Succede anche nelle nostre case, nelle comunità, nei luoghi di lavoro, ogni volta che qualcuno approfitta della pazienza, della fragilità o del silenzio di un altro.

E attenzione: non occorre essere particolarmente cattivi per arrivare a questo punto. A volte basta abituarsi a non rendere conto a nessuno. Il resto viene quasi da sé.

Gesù, però, non è affatto tenero con chi usa male la fiducia ricevuta. E fa bene. Perché chi è stato affidato alle nostre cure non è una proprietà privata, e nessuna posizione, nemmeno quella rivestita di buone intenzioni o di linguaggio religioso, autorizza a ferire, umiliare o schiacciare qualcuno.

La fedeltà si misura soprattutto quando nessuno ci controlla. È lì che si vede chi siamo davvero.

Il Signore che arriva senza fare rumore

Gesù parla anche di un padrone che ritorna quando non è atteso. Potremmo leggere queste parole come una minaccia e vivere con l’ansia di essere colti in fallo. Ma sarebbe davvero triste trasformare la fede in una specie di sorveglianza permanente, con Dio nei panni di un ispettore sempre pronto a compilare il verbale.

Il punto è un altro.

Il Signore ci invita a non rimandare continuamente il bene. A non aspettare domani per chiedere scusa, per rimettere a posto una relazione, per prenderci cura di qualcuno, per smettere di usare una responsabilità come un privilegio.

Perché il tempo passa. E noi siamo bravissimi a comportarci come se ne avessimo una scorta inesauribile.

La vigilanza cristiana non consiste nel guardare continuamente l’orologio per sapere quando arriverà Dio, ma nel vivere in modo che, quando arriverà, non debba cercare troppo a lungo le tracce del nostro amore.

E forse la domanda più scomoda del Vangelo di oggi non è: «Se il Signore tornasse stanotte, sarei pronto?».

È un’altra: «Se le persone che Dio mi ha affidato dovessero raccontargli come le ho trattate, che cosa direbbero?»

Questa sì che è una domanda capace di togliere il sonno. O, meglio ancora, di svegliare la coscienza.

Trasforma la Parola in preghiera

Signore Gesù, Tu conosci tutto quello che hai messo nelle nostre mani: doni, possibilità, responsabilità e soprattutto persone. Perdonaci quando abbiamo scambiato la fiducia per un diritto, quando abbiamo preteso dagli altri ciò che noi stessi non eravamo disposti a dare, quando abbiamo rimandato il bene pensando che ci sarebbe stato sempre tempo. Insegnaci a custodire senza possedere, a guidare senza schiacciare, a servire senza cercare applausi. E quando verrai a cercarci, fa’ che Tu possa trovare nelle nostre mani non soltanto quello che ci avevi affidato, ma anche un po’ dell’amore con cui ci avevi chiesto di custodirlo. Amen.

Questa voce è stata pubblicata in Generale, Una Parola per oggi e contrassegnata con , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.