Il sussurro dentro la tempesta

Elia è in fuga. Ha appena sconfitto i profeti di Baal sul Carmelo, ma la regina Gezabele lo vuole morto. Fugge nel deserto, arriva al monte Oreb e si nasconde in una caverna. È stanco, deluso, spaventato. Vorrebbe morire.

Dio gli dice: «Esci e fermati sul monte alla presenza del Signore».

Passa un vento impetuoso che spacca le rocce, ma Dio non è nel vento. Passa un terremoto, ma Dio non è nel terremoto. Passa un fuoco, ma Dio non è nel fuoco. Poi arriva «il sussurro di una brezza leggera». E lì, nel silenzio, Dio si fa presente.

Elia si copre il volto ed esce. Ha riconosciuto che, questa volta, Dio non aveva scelto la potenza che abbatte, ma la discrezione di un soffio.

La tempesta sul lago

I discepoli sono sulla barca. Il vento è contrario, le onde sono agitate. È notte. Hanno paura.

E Gesù va verso di loro camminando sul mare. Non li aspetta sulla riva. Non calma subito la tempesta. Li raggiunge mentre il vento soffia ancora.

I discepoli gridano: «È un fantasma!». La paura impedisce loro di riconoscerlo. Ma Gesù parla subito: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

Pietro allora osa: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». E Gesù dice: «Vieni!».

Pietro scende dalla barca e cammina sulle acque. Finché si affida alla parola che lo ha chiamato, avanza nell’impossibile. Ma quando lascia che il vento diventi più forte di quella voce, ha paura e comincia ad affondare.

Eppure, proprio mentre affonda, pronuncia la preghiera più breve e più vera: «Signore, salvami!». Non ha più nulla da dimostrare e nessuna forza da esibire. Grida.

E subito Gesù tende la mano, lo afferra e lo rialza.

Una caverna, una barca, una sola voce

Elia, sull’Oreb, impara che Dio non sempre si manifesta nel frastuono, ma può raggiungerlo nel sussurro.

Pietro, sul lago, impara che Dio non è presente soltanto quando la tempesta finisce, ma nella mano che lo afferra mentre sta affondando.

Una caverna e una barca: due ripari che rischiano di diventare prigioni della paura. Una sola lezione: Dio ci raggiunge là dove siamo, ma ci chiama a uscire.

Elia deve lasciare la caverna. Pietro deve affidarsi alla voce che lo invita sulle acque.

Elia si aspettava Dio nel vento, nel terremoto, nel fuoco. I discepoli avrebbero riconosciuto Gesù sulla riva; sulle onde lo scambiano per un fantasma.

Entrambi devono imparare che Dio può scegliere una via inattesa: un sussurro che attraversa il silenzio, una voce che risuona nella notte, una mano tesa sopra le acque.

Il dolore di Paolo

C’è una tempesta anche nel cuore di Paolo, nella seconda lettura. Scrive ai Romani parole che tolgono il respiro: «Ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei essere io stesso anàtema, separato da Cristo, a vantaggio dei miei fratelli».

Paolo soffre perché molti dei suoi fratelli israeliti non hanno riconosciuto Gesù come il Messia. Il suo amore per loro è così grande da fargli pronunciare una frase quasi impossibile: vorrebbe essere lui stesso separato da Cristo, se questo potesse giovare alla loro salvezza.

È la stessa tempesta di chi ama e vede che l’amore non è accolto. La stessa notte di chi prega per qualcuno e non vede alcun cambiamento. La stessa barca sbattuta dal vento di chi si domanda: perché il bene non vince? Perché chi amo non ascolta?

Paolo non spegne il dolore con una risposta facile. Lo porta davanti a Dio senza rinnegare né l’amore per il suo popolo né la sua fede in Cristo.

Tiene insieme la ferita e la benedizione.

Come Pietro che grida. Come Elia che esce dalla caverna.

Trasforma la Parola in preghiera

C’è una tempesta nella tua vita in questo momento? Qualcosa che ti fa paura, una situazione che non si risolve, una persona per cui soffri?

Non cercare Dio soltanto nel vento impetuoso o nel fuoco. Cercalo anche nel sussurro.

Non aspettare che le acque si calmino per chiamarlo. Gridagli ora, anche con una sola parola. E lascia che sia lui a tenderti la mano.

Signore Gesù,
tu che cammini sulle acque
e non aspetti che la tempesta passi
per venire verso di me,
donami il coraggio di Pietro
quando scende dalla barca
e la sua umiltà
quando grida di essere salvato.

Quando il vento è contrario
e la notte è buia,
fammi riconoscere la tua voce
che dice: «Coraggio, sono io».

Quando guardo le onde
e comincio ad affondare,
ascolta il mio grido:
«Signore, salvami!».

Tendi la tua mano,
afferra la mia paura
e rialzami.

Insegnami il silenzio di Elia:
a non cercarti soltanto nel frastuono,
ma nel sussurro di una brezza leggera,
nella presenza che non si impone,
nell’amore che non forza.

Anche quando la terra trema
e il vento non cessa,
fa’ che io rimanga in ascolto
della tua voce,
unica parola più forte della notte.

Amen.

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