Domenica delle Palme

Anno A (Mt 21,1-11; Mt 26–27)

Gesù entra a Gerusalemme.
La folla lo accoglie con rami d’ulivo, con mantelli stesi a terra, con grida di gioia.
“Osanna!”, gridano.
È una festa.
È l’entusiasmo di chi spera, di chi aspetta, di chi sogna una liberazione.

Anche tu conosci giorni così.
Giorni in cui il cuore canta.
Giorni in cui ti sembra facile credere, facile seguire, facile promettere.

Ma la liturgia di oggi ha due voci.
All’Osanna si intreccia, subito, il racconto della Passione.
Alla festa si unisce il tradimento.
Alla luce, la notte.

Perché il cuore dell’uomo è così:
capace di slanci veri
e, nello stesso tempo, fragile davanti alla paura.

Gesù non si scandalizza di questa fragilità.
Non torna indietro.
Non corregge l’ingresso.
Prosegue il cammino sapendo già dove lo porterà.

La Domenica delle Palme non ti chiede di essere coerente per sempre.
Ti chiede di essere vero oggi.
Di riconoscere dove sei nella folla:
se tra chi acclama,
tra chi osserva,
tra chi fugge,
tra chi resta sotto la croce.

Tutti, in qualche momento, abbiamo gridato “Osanna”
e, in qualche altro, abbiamo taciuto per paura.
Abbiamo seguito da lontano.
Abbiamo abbassato lo sguardo.
Abbiamo preferito salvarci.

Eppure Gesù entra lo stesso nella tua Gerusalemme.
Entra nelle tue contraddizioni.
Nei tuoi entusiasmi sinceri.
Nelle tue cadute.

Il gradino da salire oggi è il più semplice e il più esigente:
restare.
Restare quando l’Osanna si spegne.
Restare quando il cammino passa dalla croce.
Restare quando non capisci più, ma non vuoi fuggire.

Comincia così la Settimana Santa:
non con la promessa di non cadere,
ma con il desiderio di non scappare più.

Nel tempo favorevole, ora, ti è chiesto solo questo:
camminare con Gesù,
passo dopo passo,
senza anticipare la Pasqua,
senza saltare la notte.

Perché la luce verrà.
Ma passerà dalla fine che oggi accetti di attraversare con Lui.

Preghiera

Signore Gesù,
quando Ti acclamo è facile seguirTi.
Quando la strada si fa oscura,
insegnami a restare.

Nel tempo favorevole,
non permettere che io Ti segua solo da lontano.
Donami un cuore che non fugge
e il coraggio di camminare con Te
fino alla croce,
nell’attesa della luce.

Amen.

Gesù entra a Gerusalemme.
La folla lo accoglie con rami d’ulivo, con mantelli stesi a terra, con grida di gioia.
“Osanna!”, gridano.
È una festa.
È l’entusiasmo di chi spera, di chi aspetta, di chi sogna una liberazione.

Anche tu conosci giorni così.
Giorni in cui il cuore canta.
Giorni in cui ti sembra facile credere, facile seguire, facile promettere.

Ma la liturgia di oggi ha due voci.
All’Osanna si intreccia, subito, il racconto della Passione.
Alla festa si unisce il tradimento.
Alla luce, la notte.

Perché il cuore dell’uomo è così:
capace di slanci veri
e, nello stesso tempo, fragile davanti alla paura.

Gesù non si scandalizza di questa fragilità.
Non torna indietro.
Non corregge l’ingresso.
Prosegue il cammino sapendo già dove lo porterà.

La Domenica delle Palme non ti chiede di essere coerente per sempre.
Ti chiede di essere vero oggi.
Di riconoscere dove sei nella folla:
se tra chi acclama,
tra chi osserva,
tra chi fugge,
tra chi resta sotto la croce.

Tutti, in qualche momento, abbiamo gridato “Osanna”
e, in qualche altro, abbiamo taciuto per paura.
Abbiamo seguito da lontano.
Abbiamo abbassato lo sguardo.
Abbiamo preferito salvarci.

Eppure Gesù entra lo stesso nella tua Gerusalemme.
Entra nelle tue contraddizioni.
Nei tuoi entusiasmi sinceri.
Nelle tue cadute.

Il gradino da salire oggi è il più semplice e il più esigente:
restare.
Restare quando l’Osanna si spegne.
Restare quando il cammino passa dalla croce.
Restare quando non capisci più, ma non vuoi fuggire.

Comincia così la Settimana Santa:
non con la promessa di non cadere,
ma con il desiderio di non scappare più.

Nel tempo favorevole, ora, ti è chiesto solo questo:
camminare con Gesù,
passo dopo passo,
senza anticipare la Pasqua,
senza saltare la notte.

Perché la luce verrà.
Ma passerà dalla fine che oggi accetti di attraversare con Lui.

Preghiera

Signore Gesù,
quando Ti acclamo è facile seguirTi.
Quando la strada si fa oscura,
insegnami a restare.

Nel tempo favorevole,
non permettere che io Ti segua solo da lontano.
Donami un cuore che non fugge
e il coraggio di camminare con Te
fino alla croce,
nell’attesa della luce.

Amen.

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