«Venite e vedrete» (Gv 1,39)

All’inizio non c’è una spiegazione, ma una Presenza
All’inizio della fede cristiana non c’è una spiegazione. C’è un invito.
Due discepoli, inquieti e in ricerca, seguono Gesù quasi senza sapere perché. Egli si volta e non offre una definizione, né una prova. Dice semplicemente: «Venite e vedrete».
E restarono con Lui quel giorno.
La fede nasce sempre così: da una permanenza. Non da un’idea compresa, ma da una Presenza incontrata.
Per questo esiste una differenza sottile e decisiva tra una fede ricevuta e una fede incontrata.
La fede ricevuta è un dono immenso. Ci raggiunge attraverso le parole di altri, la testimonianza di una comunità, la pazienza di chi ci ha preceduto. Ma finché resta solo ricevuta, non è ancora pienamente nostra. Può accompagnarci per anni e persino sostenerci a lungo, ma resta esposta al rischio di sgretolarsi quando incontra la prova.
Perché la vita, prima o poi, pone domande che nessuna risposta imparata può sostenere.
Quando la fede non è ancora diventata vita
È ciò che accade anche ai discepoli. Seguono Gesù, ascoltano le sue parole, vedono i suoi gesti. Eppure, quando arriva la croce, quasi tutti fuggono. Avevano creduto in Lui, ma non lo avevano ancora conosciuto fino in fondo.
Solo dopo la risurrezione, solo dopo aver fatto esperienza della sua Presenza viva, la loro fede diventa incrollabile.
Non annunceranno una dottrina, ma una Presenza:
«Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo» (1 Gv 1,3)
Non ciò che abbiamo pensato. Ciò che abbiamo incontrato.
Anche san Francesco non scopre Dio attraverso un ragionamento, ma attraverso un evento che trasforma la sua esistenza. Nel suo Testamento, scrive con semplicità disarmante:
«Il Signore stesso mi condusse tra loro.»
Non dice: io ho cercato Dio. Dice: il Signore mi condusse.
La fede comincia quando ci si accorge che Dio non è un’idea che noi raggiungiamo, ma una Presenza che ci raggiunge.
E da quel momento, tutto cambia.
«Io so in chi ho posto la mia fede»
Ciò che prima era esterno diventa interiore. Ciò che prima era ascoltato diventa vissuto. Ciò che prima poteva vacillare acquista una profondità nuova.
Perché una fede che nasce solo da ciò che abbiamo ricevuto dipende dalle circostanze. Ma una fede che nasce dall’incontro diventa parte di noi.
È ciò che esprime san Paolo con parole essenziali:
«Io so in chi ho posto la mia fede» (2 Tm 1,12)
Non dice: io so che cosa credo.
Dice: io so in chi.
La fede cristiana non è anzitutto adesione a un contenuto, ma relazione con una Presenza viva.
Per questo il compito più profondo di ogni educazione cristiana non è soltanto trasmettere verità, ma accompagnare all’incontro con Cristo. Perché solo ciò che è incontrato può essere riconosciuto come vero fino in fondo.
San Francesco lo ha espresso con radicale limpidezza:
«Nulla dunque di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga Colui che totalmente a voi si offre.»
Dio non si impone come una conclusione logica. Si offre come una Presenza da accogliere.
E quando questo incontro avviene, la fede smette di essere qualcosa che possediamo e diventa Qualcuno al quale apparteniamo.
Allora può attraversare il dubbio, il silenzio, la prova. Non perché tutto sia chiaro, ma perché Cristo è reale.
Una fede che non nasce dall’incontro può accompagnare le stagioni più tranquille della vita.
Ma solo una fede nata dall’incontro è capace di rimanere, quando tutto il resto vacilla.