Rendimento di grazie per l’arcivescovo emerito Riccardo Fontana

«Non recuso laborem» – non rifiuto la fatica.
Parole antiche, attribuite a San Martino, che l’arcivescovo Riccardo Fontana aveva scelto come programma di vita. Non erano uno slogan. Erano una promessa mantenuta.
In questi giorni lo abbiamo accompagnato con la preghiera, uniti alla richiesta del nostro vescovo e alla voce di tutta la diocesi. Lo abbiamo affidato alla Madonna del Conforto, durante la Novena. E proprio in quei giorni, Maria lo ha preso per mano.
Il Signore lo ha chiamato a sé nel tempo della preghiera, nel grembo della Chiesa che aveva amato senza riserve.
La fatica accolta
“Non recuso laborem” non è rimasto inciso solo in uno stemma. È diventato stile.
Ha amato la Chiesa con la concretezza del lavoro, con il peso delle decisioni, con la pazienza di chi non si tira indietro.
Il servizio gli è costato. E lui ha accettato di pagare quel prezzo. Fino in fondo.
Il dono di un pastore
Non era un uomo levigato. Sapeva essere diretto, esigente, talvolta ruvido. E forse proprio per questo il suo bene era vero.
Ha accompagnato la nostra comunità con serietà. Ci ha corrette quando serviva. Ci ha custodite con la forza di chi non gioca con le cose di Dio.
Il suo amore non aveva la voce delle carezze, ma quella della responsabilità. Non cercava consensi: cercava fedeltà.
La bellezza che parla di Dio
Dietro il carattere severo c’era un cuore capace di stupore.
L’arte, la storia, la cultura erano per lui preghiere scolpite, Vangelo custodito nelle pietre, catechesi affidata alla bellezza.
Non cercava il bello per estetica, ma per fede: perché il bello conduce al vero, e il vero conduce a Dio.
Il cuore nascosto
Chi si è fermato alla superficie ha conosciuto solo la scorza.
Ma chi è entrato più a fondo ha visto altro.
Quando gli raccontavamo i piccoli miracoli quotidiani – una vita rialzata, una ferita sanata, una porta che si apriva – si commuoveva fino alle lacrime.
Sotto la ruvidità abitava una tenerezza disarmante. Sotto il silenzio brusco, una bontà profonda.
Il tempo dell’abbandono
Negli ultimi mesi è entrato nel tempo santo della spogliazione.
Quando non si costruisce più. Quando non si guida più. Quando si consegna tutto.
Come ogni vero discepolo alla sera della vita.
Quando non si può più fare nulla, resta l’essenziale: lasciarsi amare.
E lui si è lasciato amare.
Nelle mani della Madonna del Conforto
Lo abbiamo affidato a Maria. E Maria lo ha accompagnato.
Durante la Novena, nel silenzio della preghiera, lo ha condotto alla luce.
Ora crediamo che il suo respiro affaticato sia diventato canto. Che il suo silenzio sia diventato lode.
Se la Chiesa piange, il Cielo accoglie.
Grazie, padre
Grazie per la fatica accettata.
Grazie per la fedeltà senza sconti.
Grazie per l’amore esigente.
Grazie per il Vangelo vissuto sul serio.
Continui a sostenerci dal Cielo,
con quella stessa passione discreta
con cui ci ha accompagnate sulla terra.
“Non recuso laborem”.
Ora il tuo lavoro è compiuto.
Ora il tuo riposo è in Dio.
Madonna del Conforto, prega per lui.
E per tutti noi.