La vita consacrata nell’Anno francescano

Il Vangelo della Presentazione non parla di inizi, ma di consegne.
Gesù non entra nel Tempio per essere mostrato, ma per essere offerto.
Non viene portato per brillare, ma per appartenere.
Otto secoli dopo la morte di San Francesco, la Chiesa ci riconsegna questa festa come una domanda viva:
a chi appartiene la nostra vita?
La luce che si lascia portare
Gesù è luce, ma non cammina da solo.
Si lascia prendere in braccio.
Si lascia portare.
Si lascia riconoscere da chi ha atteso a lungo.
Simeone e Anna non fanno nulla di straordinario.
Non fondano, non guidano, non riformano.
Ricevono.
È così che la luce passa nella storia:
non attraverso chi possiede,
ma attraverso chi accoglie.
Francesco, uomo presentato
San Francesco non ha “offerto qualcosa a Dio”.
Ha offerto sé stesso.
Otto secoli fa, senza saperlo, ha vissuto la sua personale Presentazione:
si è lasciato condurre fuori dai suoi progetti,
si è lasciato prendere dalla Chiesa,
si è lasciato spogliare,
si è lasciato riconsegnare al mondo come fratello.
Non ha chiesto di essere capito.
Ha chiesto solo di appartenere.
In questo sta la sua profezia:
una vita che non si trattiene.
La vita consacrata come eredità
Papa Leone, indicando l’Anno francescano, non ci chiede di imitare Francesco,
ma di custodire ciò che ci è stato affidato.
La vita consacrata oggi non è chiamata a stupire,
ma a restare fedele alla consegna.
Come Simeone:
- tenere tra le mani ciò che non ci appartiene,
- riconoscere la luce anche quando è fragile,
- accettare di diminuire perché la promessa passi.
Una luce che non si difende
Francesco non ha difeso la sua vocazione.
L’ha vissuta.
Non ha spiegato la povertà.
L’ha abitata.
Non ha giustificato la sua scelta.
L’ha consegnata.
Otto secoli dopo, la vita consacrata non è chiamata a difendersi,
ma a rimanere esposta alla fedeltà di Dio, come una candela accesa in mani povere.
Oggi
Nel Tempio, Simeone può dire:
«Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace».
Francesco, alla fine della sua vita, ha potuto dire la stessa cosa, senza parole.
E ogni consacrato, ogni consacrata, è chiamato a questo:
non a trattenere la luce,
ma a passarla.
Preghiera
Signore Gesù,
Tu che sei stato presentato al Padre
e restituito al mondo,
insegnaci a non trattenere la vita.
Fa’ che nell’Anno francescano
impariamo da Francesco
la gioia di appartenere.
Quando il tempo passa,
quando le forze diminuiscono,
quando la luce sembra fragile,
donaci di restare fedeli alla consegna.
Che la nostra vita,
come la tua,
sia luce tra le mani di Dio.
Amen.