Quando continui a bussare

Ci sono preghiere che diciamo una volta e poi lasciamo andare. E ce ne sono altre che tornano per mesi, magari per anni. Cambiano le parole, cambia il tono, a volte cambia perfino la speranza, ma la domanda resta lì.

È a queste preghiere che sembra parlare Gesù oggi.

Quella porta chiusa a mezzanotte

L’immagine scelta da Gesù è quasi fastidiosa: un uomo che, nel cuore della notte, continua a bussare alla porta di un amico. Dall’altra parte qualcuno vorrebbe soltanto essere lasciato in pace. Eppure quello insiste, perché ha bisogno di pane e non sa dove altro andare.

Forse la preghiera, qualche volta, assomiglia proprio a questo. Non a parole belle e ordinate, ma a un bisogno che non sappiamo più dove portare. Bussiamo perché non abbiamo un’altra porta. Continuiamo a dire a Dio la stessa cosa perché quella cosa ci brucia ancora dentro.

Gesù non ci chiede di fingere che vada tutto bene. Ci dice: chiedi. Cerca. Bussa.

Ma Dio non è dietro la porta a dormire

Qui, però, bisogna stare attenti. La parabola non vuole convincerci che Dio sia un padrone di casa infastidito che, dopo molte insistenze, finalmente cede. Gesù porta il discorso molto più lontano: parla di un Padre.

Ed è qui che il Vangelo diventa più profondo, perché non promette semplicemente che riceveremo esattamente ciò che abbiamo domandato.

Alla fine Gesù dice che il Padre darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono.

Forse avremmo preferito una promessa più semplice: chiedi quella guarigione e arriverà; chiedi che una situazione cambi e cambierà; chiedi che qualcuno ritorni e ritornerà. Ma Gesù non trasforma Dio in una garanzia contro le delusioni della vita.

Ci promette qualcosa di diverso: che dentro ciò che stiamo vivendo non saremo lasciati soli.

Quando cambia la domanda

San Paolo rimprovera i Galati perché hanno cominciato affidandosi allo Spirito e ora cercano di cavarsela contando soltanto sulle proprie forze. È una tentazione molto nostra: pregare, sì, ma intanto voler controllare tutto, sistemare tutto, prevedere tutto.

Poi arriva un momento in cui non possiamo più farlo.

Ed è forse proprio lì che la preghiera cambia. Continuiamo a chiedere ciò che desideriamo — perché davanti a Dio non c’è bisogno di fingere distacco — ma piano piano impariamo anche una domanda più profonda: «Signore, qualunque cosa accada, non lasciarmi senza il tuo Spirito».

Non è rassegnazione. È fiducia adulta.

Perché qualche porta si apre. Qualche altra resta chiusa più a lungo di quanto avremmo voluto. E certe volte scopriamo perfino che Dio ci ha condotti attraverso una porta diversa.

Ma chi continua a bussare non trova necessariamente tutte le risposte. Trova, però, Qualcuno dall’altra parte.

Trasforma la Parola in preghiera

Signore, ci sono cose che ti chiedo da tanto e qualche volta sono stanco perfino di ripetertele. Tu conosci ciò che desidero, quello che mi manca e anche ciò che non riesco più a dire. Insegnami a continuare a bussare senza trasformare la preghiera in una pretesa. Se puoi, apri le porte che spero si aprano; ma soprattutto donami il tuo Spirito, perché anche davanti a una porta ancora chiusa io possa sapere che Tu non mi hai lasciato solo.

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