Il Vangelo comincia quando ti fermi

Lunedì 5 ottobre 2026 – XXVII settimana del Tempo Ordinario

Ci sono domande che facciamo per capire e altre che facciamo perché, in fondo, vorremmo mettere un confine. Il dottore della Legge conosce bene la risposta: amare Dio e amare il prossimo. Ma subito domanda a Gesù: «E chi è mio prossimo?».

È una domanda molto umana. Fino a dove devo arrivare? Di chi devo occuparmi? Chi rientra davvero nella misura del mio amore?

Gesù, però, non gli consegna una definizione. Gli racconta una strada.

Quello che hanno visto tutti

Su quella strada da Gerusalemme a Gerico c’è un uomo a terra, spogliato, ferito, mezzo morto. Passano un sacerdote e un levita. Il Vangelo dice che lo vedono.

Ed è forse questo il particolare più scomodo: non passano oltre perché non si sono accorti di lui. Se ne accorgono benissimo.

Anche noi vediamo molto più di quanto qualche volta vorremmo ammettere. Vediamo la stanchezza di una persona che vive accanto a noi, una solitudine nascosta dietro una battuta, qualcuno che avrebbe bisogno di essere ascoltato senza ricevere subito una lezione. Vediamo. Poi, però, possiamo trovare mille ragioni per continuare a camminare.

Il sacerdote e il levita probabilmente avevano anche buoni motivi. Gesù non ce li racconta, perché il punto non è stabilire se fossero cattivi. Il punto è che quell’uomo rimane a terra mentre loro proseguono.

Il prossimo non è una categoria

Poi arriva un Samaritano. Proprio lui, quello che l’ascoltatore del tempo avrebbe considerato il personaggio meno adatto a diventare un esempio.

Si ferma, si avvicina, fascia le ferite, versa olio e vino, carica quell’uomo sulla sua cavalcatura, lo porta in una locanda e paga perché qualcuno continui a prendersene cura.

Sono gesti concreti. Il Samaritano non pronuncia una parola. Non sappiamo neppure se il ferito lo ringrazierà. Sappiamo soltanto che, davanti a un uomo ridotto male, decide di non tirare dritto.

E alla fine Gesù cambia completamente la domanda. Il dottore aveva chiesto: «Chi è il mio prossimo?». Gesù gli chiede, in sostanza: chi si è fatto prossimo?

È una differenza enorme. Il prossimo non è una categoria di persone da identificare prima di amare. È qualcuno al quale io scelgo di avvicinarmi.

Qualche volta sarà una persona che amo molto. Altre volte sarà qualcuno che mi costa fatica, che non avrei scelto, che arriva nel momento meno opportuno. Il Vangelo non ci chiede di provare simpatia per tutti. Ci chiede qualcosa di più concreto: non lasciare solo chi la vita ha messo, magari per caso, sulla nostra strada.

Anche noi possiamo inventarci un altro Vangelo

San Paolo oggi usa parole fortissime con i Galati: li rimprovera perché stanno passando a «un altro vangelo». E subito precisa che, in realtà, un altro Vangelo non esiste.

Forse questo rischio riguarda anche noi più di quanto pensiamo. Possiamo costruirci un cristianesimo corretto, ordinato, persino molto devoto, nel quale però c’è sempre una buona ragione per passare oltre.

Preghiamo, conosciamo le parole giuste, difendiamo principi importanti. Poi qualcuno sanguina accanto alla nostra strada e rischiamo di avere troppa fretta.

Il Vangelo di Gesù, invece, prima o poi ci porta lì: davanti a una persona concreta. E ci domanda che cosa ne faremo.

Non sempre potremo risolvere tutto. Il Samaritano stesso, a un certo punto, riparte e affida il ferito all’albergatore. Anche questo è importante: prendersi cura non significa caricarsi il mondo intero sulle spalle. Significa fare la propria parte, quella possibile, quella che oggi passa dalle nostre mani.

Forse la santità comincia molto più spesso così di quanto immaginiamo: quando interrompiamo per un momento il nostro programma perché qualcuno, vicino a noi, ha bisogno che non passiamo oltre.

Trasforma la Parola in preghiera

Signore Gesù, anch’io qualche volta ti domando chi sia il mio prossimo, forse perché vorrei sapere fin dove devo arrivare.

Tu invece mi riporti sulla strada e mi fai guardare chi ho davanti.

Dammi occhi capaci di accorgersi e un cuore che non trovi sempre una buona ragione per passare oltre. Liberami da un Vangelo fatto soltanto di parole giuste e insegnami quello concreto, quello che si sporca le mani, perde un po’ di tempo, fascia una ferita e sa anche affidare ad altri ciò che non può portare da solo.

Oggi non ti chiedo di farmi salvare il mondo. Ti chiedo soltanto di non lasciarmi passare distrattamente accanto alla persona che metterai sulla mia strada.

E quando sarà il momento, dammi il coraggio semplice del Samaritano: fermarmi, avvicinarmi e fare quello che posso.

Amen.

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