Vangelo del 05/04/2020

servire

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo (Mt 26,14- 27,66)

Ci sono circostanze nella vita nelle quali proprio per chi mette tutta la sua fede e tutta la sua speranza in Dio, proprio per chi cerca maggiormente di affidarsi a lui e di fare la sua volontà, ad un certo punto l’orizzonte si chiude. Ed in queste occasioni, lentamente, spesso con grande sofferenza, si insinua il tarlo del dubbio, si scivola lentamente nella disperazione.
Proprio nel momento di più grande oscurità, però, lentamente, faticosamente, il Signore ci introduce in una dimensione nuova della relazione con lui. Il drammatico racconto della passione di Gesù ci aiuta a comprendere come questo avviene.
Nei momenti di impotenza tutto quello che possiamo fare è cercare di trasformarla in preghiera.
Per questo abbiamo le parole dei salmi, ma soprattutto quelli della liturgia di questa domenica delle palme. Le parole che ci sono offerte sono quelle del salmo 21, le stesse che Gesù ha pronunciato sulla croce: Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?
In questo risiede la singolarità della nostra fede e della nostra relazione con il Signore: in esse vi è spazio non solo per il ringraziamento e la lode, ma anche per la delusione, per l’amarezza e addirittura per la collera. Occorre aggiungere: vi è spazio anche per la disperazione. È un errore cercare di attenuare il carattere inaudito, scandaloso, del grido di Gesù sulla croce, del Figlio che dice al Padre, di Dio che dice a Dio: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
La vita di fede non ci risparmia le esperienze limite, la solitudine e l’angoscia. La vita di fede ci chiede non di ignorarle, non di sminuirle, ma veramente di gridarle, come ha fatto Gesù.
C’è una frase del salmo 66 che rischia di passare inosservata, ma che forse meglio di qualunque altra esprime questo aspetto paradossale della relazione con Dio e della vita di fede: persino la collera dell’uomo ti da gloria. Questa è Parola di Dio. Questa frase del salmo ci insegna che diamo gloria a Dio essendo autentici davanti a lui. Diamo certamente gloria a Dio lodandolo, quando siamo nella gioia o quando scopriamo i motivi per lodarlo; diamo certamente gloria a Dio ringraziandolo per i suoi benefici e adorandolo per la sua grandezza. Ma siamo veri, siamo autentici nella nostra relazione con lui, gli diamo gloria soprattutto quando abbiamo il coraggio di presentargli la nostra umiliazione, la nostra incapacità di capire, la nostra sofferenza, la nostra rivolta interiore, la nostra collera.
In questa settimana santa lasciamo che il Signore ci liberi da tutto quello che ci ostacola nella relazione con lui. E questo grido di Gesù sulla croce: Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? ci aiuti a capire fino a che punto il Signore vuole essere con noi e vuole che noi restiamo con lui. Il Signore vuole essere con noi fin nella tenebra nella quale siamo tentati di dubitare della sua presenza. Vuole che restiamo con lui in questo momento nel quale siamo esposti al grido di disperazione, di solitudine e di angoscia che dobbiamo saper accogliere come un grido che è stato fatto per noi e che Cristo è sempre pronto a ripetere con noi per liberarci.

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