
La madre di Giacomo e Giovanni chiede a Gesù due posti.
Gesù le risponde mostrando un calice.
Da una parte ci sono le sedie d’onore, il desiderio di stare vicino al potere, la speranza di essere riconosciuti. Dall’altra c’è il calice di Cristo: la consegna, il servizio, la vita offerta.
È tutta qui la distanza che i discepoli devono ancora percorrere.
Voi non sapete quello che chiedete
«Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno».
La richiesta nasce certamente dall’amore di una madre. Ma immagina ancora il Regno di Dio secondo le regole dei regni umani: chi è più vicino al re è più importante, chi siede in alto conta di più, chi occupa il primo posto riceve onore.
Gesù non rimprovera duramente. Dice soltanto:
«Voi non sapete quello che chiedete».
Non lo sanno Giacomo e Giovanni. Non lo sanno gli altri dieci. E spesso non lo sappiamo neppure noi, quando chiediamo al Signore di darci qualcosa senza sapere quale cammino quella domanda possa aprire.
I due fratelli desiderano stare accanto a Gesù nella gloria. Gesù domanda se siano disposti a rimanergli accanto anche nel dolore.
«Potete bere il calice che io sto per bere?».
La conversione di Giacomo
Giacomo risponde subito: «Lo possiamo».
C’è ancora in lui l’impeto del “figlio del tuono”, la sicurezza di chi crede di aver già compreso. Probabilmente immagina una battaglia da vincere, non una vita da consegnare. Non sa ancora che il calice di Gesù passa attraverso il Getsemani, la solitudine e la croce.
Eppure un giorno lo berrà davvero.
Giacomo, che aveva desiderato uno dei primi posti, sarà il primo degli apostoli a dare la vita per Cristo. Colui che voleva sedere accanto al Signore imparerà a camminare dietro di lui, fino al martirio.
La sua santità sta proprio in questa trasformazione.
Gesù non spegne il suo ardore, ma lo purifica. Non cancella la sua forza, ma le cambia direzione. L’ambizione diventa coraggio, l’impeto diventa testimonianza, il desiderio di essere grande diventa disponibilità a donarsi.
Giacomo aveva chiesto un trono. Cristo gli ha affidato un Vangelo.
Aveva desiderato un posto. Ha ricevuto una strada.
Quando cominciamo a contare le sedie
Gli altri dieci si indignano contro i due fratelli.
Ma la loro indignazione non nasce da una comprensione più profonda del Vangelo. Si arrabbiano perché Giacomo e Giovanni hanno cercato di arrivare prima. Anche loro stanno guardando quelle due sedie.
Basta che qualcuno chieda un posto in più e tutti cominciano a contare il proprio.
Accade anche nelle nostre comunità, nelle famiglie, nei luoghi di lavoro. Non sempre litighiamo apertamente. A volte continuiamo a servire, ma intanto misuriamo chi viene ascoltato di più, chi viene ringraziato, chi riceve fiducia, chi compare e chi rimane nell’ombra.
E così il servizio può diventare una competizione silenziosa.
Quando in una comunità si cominciano a contare le sedie, il Vangelo rischia di uscire dalla stanza.
Gesù allora chiama i Dodici vicino a sé. Non li lascia prigionieri delle loro gelosie. Li raccoglie nuovamente e pronuncia parole che sono il cuore di ogni vera comunità cristiana:
«Tra voi non sarà così».
La forma della grandezza
Gesù non pronuncia «Tra voi non sarà così» dall’alto di un trono.
Lo dice mentre cammina verso Gerusalemme, verso il luogo in cui sarà spogliato di tutto. Il Maestro che i discepoli immaginano incoronato è un uomo che sta andando a consegnarsi.
Tra poco si chinerà davanti ai loro piedi.
Poi scenderà ancora: sotto il peso della croce, dentro l’abbandono, fino alla terra di un sepolcro.
La grandezza di Dio ha sempre un movimento verso il basso.
Non schiaccia per dimostrare di essere forte. Si abbassa perché nessuno rimanga troppo in basso per essere raggiunto.
«Tra voi non sarà così» non è soltanto una regola per vivere insieme. È la forma del corpo di Cristo: un corpo piegato, ferito, offerto.
Per questo, nel Vangelo, non è grande chi occupa molto spazio, ma chi si accorge dello spazio che manca agli altri. Chi si sposta perché qualcuno possa entrare. Chi si china abbastanza da incontrare gli occhi di chi non riesce più ad alzarli.
San Paolo parla di un tesoro custodito in vasi di creta. Dio, infatti, non cerca piedistalli su cui esibire la sua potenza. Cerca vite fragili dalle quali il suo amore possa essere versato.
Giacomo era ancora creta: impetuoso, ambizioso, sicuro di sé. Gesù non lo ha spezzato. Ne ha fatto un calice.
E ciò che Giacomo desiderava ricevere, un giorno ha imparato a donarlo: la propria vita.
Non chiederti soltanto quale posto occupi.
Chiediti fino a dove sei disposto a chinarti perché qualcuno possa rialzarsi.
Trasforma la Parola in preghiera
Signore Gesù,
anch’io, a volte, cerco un posto:
un riconoscimento,
una parola di gratitudine,
la certezza di essere importante.
Quando comincio a contare le sedie,
rimettimi davanti il tuo calice.
Purifica il mio desiderio di grandezza
e trasformalo in capacità di servire.
Come hai fatto con Giacomo,
non spegnere ciò che arde in me,
ma dagli una direzione nuova.
Fa’ che non cerchi di stare sopra gli altri,
ma accanto a chi è solo,
dietro a chi è stanco,
sotto il peso di chi non riesce più a portarlo.
Insegnami a non domandare quale posto mi spetta,
ma fino a dove posso chinarmi
perché qualcuno possa rialzarsi.
Amen.