La bella figura non salva nessuno

Venerdì 16 ottobre 2026 – XXVIII settimana del Tempo Ordinario

«Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia» (Lc 12,1).

Il lievito delle brave persone

Diciamolo: qualche volta siamo più preoccupati di non essere scoperti che di non sbagliare. Ci interessa quello che gli altri pensano di noi, teniamo alla nostra reputazione e facciamo una fatica enorme ad ammettere di aver preso una cantonata. Perfino quando chiediamo scusa, qualche volta riusciamo a infilare nella frase una piccola giustificazione.

Gesù oggi mette in guardia dal lievito dei farisei, l’ipocrisia. E il lievito, si sa, lavora di nascosto. Basta poco per cambiare un intero impasto.

L’ipocrisia funziona allo stesso modo. Comincia con qualche piccola finzione, con una verità accomodata, con un comportamento diverso a seconda di chi abbiamo davanti. Finché rischiamo di abituarci talmente alla parte che recitiamo da non accorgerci più della distanza tra quello che diciamo e quello che siamo.

E attenzione: frequentare la chiesa, conoscere il Vangelo e parlare continuamente di Dio non ci mette al riparo da questo rischio. Anzi, qualche volta ci offre perfino un linguaggio più raffinato per nascondere le nostre contraddizioni.

La paura di essere visti davvero

Gesù aggiunge qualcosa che dovrebbe farci riflettere: nulla di ciò che è nascosto rimarrà tale per sempre.

Potrebbe sembrare una minaccia, e forse per chi ha costruito la propria vita sull’apparenza lo è davvero. Ma proviamo a guardare la questione da un’altra prospettiva.

Quanta energia sprechiamo per nascondere le nostre fragilità? Quante relazioni diventano complicate perché nessuno vuole essere il primo ad ammettere un errore? E quante volte preferiamo perdere una persona piuttosto che perdere la faccia?

Il problema non è avere delle contraddizioni. Le abbiamo tutti. Il problema comincia quando, pur di non riconoscerle, finiamo per far soffrire gli altri e trovare sempre una buona ragione per assolvere noi stessi.

Eppure Gesù, proprio mentre pronuncia parole così severe, chiama i suoi discepoli «amici miei». Non è un particolare da poco. Conosce benissimo le loro debolezze, sa che avranno paura e che qualcuno arriverà perfino a rinnegarlo. E continua a chiamarli amici.

Dio non conta i nostri successi

Poi arriva una delle immagini più tenere del Vangelo: cinque passeri venduti per due soldi, creature talmente insignificanti agli occhi del mondo da non meritare quasi attenzione. Eppure Dio non ne dimentica nemmeno uno.

Subito dopo Gesù dice che perfino i capelli del nostro capo sono tutti contati.

Pensiamoci bene. Noi trascorriamo buona parte della vita cercando di dimostrare quanto valiamo, mentre Dio conosce già il nostro valore, anche quando non abbiamo niente da esibire.

San Paolo, nella prima lettura, ci ricorda che abbiamo ricevuto il sigillo dello Spirito Santo. La nostra appartenenza a Dio non dipende dall’immagine impeccabile che riusciamo a costruire, ma dall’amore con cui siamo stati raggiunti.

Forse è proprio questa la libertà che ci manca: accettare di essere conosciuti fino in fondo senza doverci continuamente difendere.

Perché la bella figura può procurarci ammirazione, qualche complimento e persino un po’ di prestigio. Ma non ci rende migliori.

E a forza di preoccuparci di salvare la faccia, rischiamo di dimenticarci di salvare il cuore.

Trasforma la Parola in preghiera

Signore Gesù, quante volte cerchiamo di apparire migliori di quello che siamo, perfino davanti a Te. Conosci le nostre incoerenze, le paure che ci portiamo dentro e quella testardaggine che ci impedisce di riconoscere i nostri errori. Aiutaci a non nasconderci dietro le belle parole e a trovare il coraggio di chiedere perdono, soprattutto quando ci costa.

Liberaci dal bisogno di avere sempre ragione e insegnaci ad amare la verità, anche quando ci mette in discussione. E quando ci sentiamo piccoli, inadeguati o dimenticati, ricordaci quei passeri che nessuno considera e che Tu non perdi mai di vista. Fa’ che impariamo a guardarci con i tuoi occhi, senza maschere e senza paura, perché davanti a Te possiamo finalmente essere noi stessi. Amen.

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