
Ci sono parole difficili da capire. E poi ci sono parole che, forse, abbiamo capito fin troppo bene e proprio per questo preferiremmo non approfondire.
Nel Vangelo di oggi accade qualcosa di simile ai discepoli. Intorno a Gesù c’è entusiasmo: tutti sono stupiti per ciò che compie. È il momento in cui sarebbe facile lasciarsi portare dall’ammirazione, immaginare un futuro di successi, pensare che ormai la strada sia in discesa.
Gesù, invece, proprio mentre tutti lo ammirano, parla della sua consegna nelle mani degli uomini.
Quando Gesù interrompe l’entusiasmo
«Mettetevi bene in mente queste parole», dice Gesù. Non vuole che i discepoli si lascino ingannare dal successo del momento. I miracoli, l’ammirazione della folla, il consenso non raccontano ancora tutto di lui.
Davanti c’è Gerusalemme. Ci saranno il rifiuto, la solitudine, la croce.
I discepoli non capiscono. Luca aggiunge però un particolare importante: hanno paura di interrogarlo. Ed è forse qui che il Vangelo diventa particolarmente vicino a noi.
Perché ci sono domande che non facciamo non perché ci manchino le parole, ma perché temiamo la risposta. Preferiamo qualche zona d’ombra alla possibilità che una verità rimetta in discussione i nostri progetti, le nostre sicurezze o l’immagine che ci siamo costruiti di Dio.
Anche la fede può diventare così: ascoltiamo volentieri ciò che ci rassicura e facciamo più fatica quando il Vangelo ci conduce dove non avevamo previsto.
Ricordarsi prima che sia tardi
Anche Qoèlet oggi usa parole che non fanno sconti. Parla della giovinezza che passa, del corpo che invecchia, dei giorni che cambiano e infine della morte. Potrebbe sembrare una pagina pessimista. In realtà il suo invito è sorprendentemente vitale: godi della vita, ma non viverla distrattamente. «Ricòrdati del tuo creatore».
Ricordarsi di Dio non significa riempire di pensieri religiosi una vita altrimenti vuota. Significa imparare a guardare ciò che abbiamo sapendo che non ci appartiene per sempre.
Il tempo, proprio perché è limitato, diventa prezioso. Le persone diventano preziose. Le occasioni di amare, di chiedere perdono, di scegliere ciò che conta non possono essere rimandate all’infinito.
Il salmo lo dice con una frase limpida: «Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio».
La sapienza biblica non consiste nel sapere quanti giorni ci restano, ma nel non vivere come se ne avessimo a disposizione un numero illimitato.
Il coraggio di fare la domanda
I discepoli tacciono perché hanno paura. Eppure proprio la domanda che non osano fare avrebbe potuto aprire un cammino.
Succede anche a noi. Ci sono momenti nei quali non comprendiamo ciò che Dio sta facendo, ma il problema non è necessariamente il dubbio. Il problema nasce quando smettiamo di interrogare, di cercare, perfino di protestare davanti a lui, e scegliamo invece di lasciare certe questioni chiuse in una stanza dove non entriamo più.
La fede non ci chiede di capire tutto. Ci chiede però di non avere paura della verità.
Gesù non rimprovera i discepoli perché non comprendono immediatamente. Continuerà a camminare con loro. Li accompagnerà anche dentro la loro lentezza, le loro false attese e le loro paure. Un giorno comprenderanno ciò che in quel momento non riescono neppure a domandare.
Forse maturare nella fede significa anche questo: smettere di pretendere risposte immediate e trovare il coraggio di restare davanti a Dio con le domande vere.
Trasforma la Parola in preghiera
Signore Gesù,
a volte ascolto volentieri solo le parole che confermano ciò che penso e mi fanno paura quelle che chiedono di cambiare strada.
Donami un cuore capace di ascoltare anche quando non comprende, di interrogarti senza paura e di non fuggire davanti alla verità.
Insegnami a contare i miei giorni senza tristezza, ma con gratitudine, perché non sprechi il tempo che mi è affidato e sappia riconoscere ciò che merita davvero la mia vita.
E quando non capisco il cammino, aiutami almeno a continuare a camminare con Te. Amen.