
Maria appare quando il cielo si apre (Maria e il sì).
Così è donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo.
È una visione luminosa, ma non tranquilla. La donna grida per le doglie del parto e davanti a lei c’è un drago, pronto a divorare il bambino appena nato. La vita viene minacciata ancora prima di vedere la luce.
Eppure il male non ha l’ultima parola. Il bambino è custodito da Dio e per la donna viene preparato un rifugio.
Nella donna dell’Apocalisse contempliamo il popolo di Dio, la Chiesa che genera Cristo nella storia e, in modo singolare, Maria. Una donna fragile davanti alla forza del drago, eppure rivestita di sole. Minacciata, ma non abbandonata. Piccola agli occhi del mondo, ma custodita da Dio.
Nel Vangelo, invece, non c’è una visione grandiosa. C’è una ragazza che cammina.
Maria ha appena ricevuto l’annuncio dell’angelo. Ha detto sì a qualcosa che non comprende fino in fondo. E ora si alza e va in fretta verso la montagna, nella casa di Elisabetta.
Porta dentro di sé un mistero immenso, ma non si chiude a contemplarlo. Non rimane ferma ad aspettare che qualcuno si prenda cura di lei. Va verso chi ha bisogno.
Il cielo, in Maria, comincia così: con un sì pronunciato nel silenzio e con dei passi affrettati sulla strada.
La fede che si mette in cammino
Maria, e il sì, entra nella casa di Zaccaria e saluta Elisabetta.
Basta una voce, e il bambino nel grembo dell’anziana sussulta di gioia. Maria e il sì, Elisabetta si sente raggiunta da una presenza che non vede ancora, ma che già riempie la casa.
«Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo».
Maria non arriva con grandi discorsi. Porta Gesù.
È questo il segreto della sua vita. Dove entra Maria, entra Cristo. Dove passa lei, qualcosa si risveglia. Una gioia nascosta comincia a muoversi. Una speranza che sembrava impossibile prende vita.
Maria ci insegna che la fede non è soltanto custodire Dio nel cuore. È portarlo nelle case, nelle relazioni, nelle ferite degli altri.
Chi accoglie davvero il Signore non diventa più distante dal mondo. Diventa più attento. Si accorge di chi è solo, di chi è stanco, di chi attende una visita, una parola, una presenza.
Maria ha appena ricevuto il dono più grande e subito lo trasforma in servizio.
Non tiene Dio per sé.
Lo porta.
Il canto di chi si è lasciato guardare
Davanti alle parole di Elisabetta, Maria canta:
«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore».
Il Magnificat non è il canto di una donna che si sente grande. È il canto di una donna che si è lasciata guardare da Dio.
Maria sa di essere piccola. Non ha potere, ricchezze o prestigio. Viene da un villaggio che quasi nessuno conosce. Eppure Dio ha posato lo sguardo su di lei.
«Ha guardato l’umiltà della sua serva».
Tutto comincia da quello sguardo.
Maria non canta ciò che ha fatto per Dio, ma ciò che Dio ha fatto in lei: «Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente».
La sua gioia non nasce dal sentirsi migliore degli altri. Nasce dalla scoperta di essere amata, scelta, raggiunta dalla grazia.
Ma il Magnificat non rimane una storia privata tra Dio e Maria.
Il suo canto si allarga.
Raggiunge gli umili, gli affamati, quelli che non contano. Annuncia un Dio che rovescia i potenti dai troni, innalza chi è abbassato, riempie le mani vuote.
Maria guarda il mondo con gli occhi di Dio. Vede che la storia non appartiene per sempre ai forti, ai prepotenti, a chi occupa tutti gli spazi. Dio è già all’opera, spesso in silenzio, per rialzare chi è caduto e restituire dignità a chi è stato dimenticato.
Per questo il Magnificat è un canto di speranza.
Maria canta prima ancora di vedere tutto compiuto. Canta mentre la strada è ancora lunga, mentre molte domande rimangono senza risposta.
La fede è anche questo: riconoscere l’opera di Dio quando è ancora piccola come un seme e cantare perché si crede che porterà frutto.
Maria, segno del nostro futuro
Oggi la Chiesa contempla Maria assunta in cielo.
Colei che aveva detto sì a Nazareth, che aveva camminato verso Elisabetta, che aveva cantato il Magnificat, che aveva custodito Gesù e lo aveva seguito fino alla croce, ora vive nella pienezza di Dio.
L’Assunzione non cancella la sua storia. La porta a compimento.
Niente di ciò che Maria ha vissuto è andato perduto: né il sì dell’Annunciazione, né la povertà di Betlemme, né gli anni nascosti di Nazareth, né l’inquietudine della ricerca, né il dolore sotto la croce.
Dio raccoglie tutto.
Maria è assunta in cielo con tutta se stessa, perché Dio non salva una parte di noi. Salva la nostra vita intera.
Ma la festa di oggi non riguarda soltanto lei.
Paolo annuncia che Cristo è risorto dai morti come primizia di coloro che sono morti. La risurrezione di Gesù ha aperto una strada che nessuna morte può più chiudere.
Maria è la prima creatura che vediamo arrivata alla meta.
In lei contempliamo ciò che la grazia desidera compiere anche in noi: portarci nella comunione piena con Dio, senza perdere nulla di ciò che l’amore avrà reso vero.
L’Assunzione è la festa della nostra speranza.
Ci ricorda che non camminiamo verso il nulla. Le nostre giornate, i gesti nascosti, i servizi che nessuno vede, le lacrime, le fatiche e l’amore donato non sono destinati a scomparire.
Dio non perde nulla.
Maria ci ha preceduto. È arrivata là dove anche noi siamo chiamati ad andare.
Inoltre, come una madre che ha già percorso il sentiero, si volta verso di noi. Non per sottrarci alla fatica del cammino, Maria, ma per ricordarci che la strada conduce a casa.
Il cielo comincia oggi
Potremmo pensare che il cielo sia soltanto ciò che verrà dopo.
Maria, invece, ci mostra che il cielo comincia già qui.
Comincia ogni volta che diciamo sì a Dio, anche senza comprendere tutto.
Comincia quando ci alziamo e andiamo verso qualcuno.
Comincia quando portiamo pace in una casa, quando rialziamo chi è caduto, quando condividiamo il pane, quando scegliamo di servire invece di essere serviti.
Comincia quando crediamo che Dio continui a operare anche nelle situazioni che sembrano chiuse.
Maria non ha atteso di essere assunta in cielo per vivere di cielo.
Lo ha lasciato entrare nella sua vita fin dal primo sì.
E ora ci insegna che la santità non consiste nel fuggire dalla terra, ma nel vivere sulla terra con il cuore aperto a Dio.
Trasforma la Parola in preghiera
Maria si è fidata prima di vedere.
Anche tu puoi affidare a Dio ciò che ancora non comprendi.
Maria si è alzata ed è andata in fretta.
Anche tu puoi accorgerti di una persona che aspetta la tua presenza.
Maria ha cantato le grandi cose compiute da Dio.
Anche tu puoi cercare, dentro le tue giornate, i segni silenziosi della sua fedeltà.
Santa Maria, donna vestita di sole,
insegnaci a credere
che il male non ha l’ultima parola.
Tu che hai detto sì
senza conoscere tutta la strada,
donaci un cuore capace di fidarsi.
Tu che ti sei alzata
e sei andata in fretta da Elisabetta,
liberaci da una fede chiusa in se stessa
e rendici attenti a chi ci attende.
Tu che hai cantato il Magnificat,
insegnaci a riconoscere
le grandi cose che Dio compie
anche nei giorni più semplici.
Tu che sei rimasta sotto la croce,
sostieni chi soffre,
chi ha paura
e chi non riesce più a vedere il futuro.
Tu che oggi contempliamo
nella gloria di Dio,
ricordaci che la nostra vita
non cammina verso il nulla,
ma verso una casa già preparata.
Maria, madre della speranza,
accompagnaci sulla strada.
Insegnaci a dire il nostro sì
e a portare Gesù
nelle case, nelle ferite
e nelle attese del mondo.
Amen.