
Ci sono parabole di Gesù che sembrano racconti semplici. E poi, lentamente, si aprono come ferite. Questa è una di quelle.
La vigna è l’immagine del popolo amato da Dio. Una terra coltivata con pazienza, custodita, preparata con cura. Il padrone non improvvisa nulla: pianta, circonda, costruisce, affida. Tutto parla di attenzione, di amore, di fiducia. Eppure i contadini trasformano il dono in possesso.
È questo il dramma del Vangelo di oggi: uomini che ricevono una vigna, ma dimenticano di non esserne i padroni. Vogliono trattenere tutto per sé. Non sopportano l’idea di dover rendere conto. E così iniziano a respingere i servi, uno dopo l’altro. Li insultano, li feriscono, li uccidono.
Dio continua a mandare qualcuno. Continua a cercare. Continua a sperare. Fino al gesto più impensabile: mandare il Figlio amato.
Questa parabola non parla solo della storia di Israele. Parla anche di noi. Perché anche noi, a volte, vogliamo una fede senza Signore. Una vita spirituale che non ci disturbi troppo. Una vigna da amministrare senza dover ascoltare davvero la voce di Dio.
E allora respingiamo ciò che ci converte. Evitiamo ciò che ci mette in discussione. Mettiamo fuori dalla nostra “vigna” ciò che non controlliamo.
Il Figlio viene ucciso “fuori della vigna”. È impossibile non pensare a Gesù crocifisso fuori dalle mura di Gerusalemme. Marco ci sta già portando verso la Passione.
Ma il Vangelo non si chiude nella sconfitta. «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo.» Quello che gli uomini rifiutano, Dio lo trasforma nel fondamento della salvezza. E questa è una speranza enorme anche per noi.
Perché ci sono parti della nostra vita che scartiamo: ferite, fragilità, errori, stagioni fallite, povertà interiori. Eppure Dio riesce a costruire proprio da lì. Lui non si ferma davanti ai nostri rifiuti. Continua a cercare uno spiraglio per entrare. Continua a mandare il Figlio.
Forse oggi la domanda vera è questa:
sto custodendo la vigna come dono… oppure sto cercando di impossessarmene?
E soprattutto: quando Cristo entra nella mia vita, lo accolgo davvero… o lo tengo fuori dalla porta del cuore?