XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

VANGELO   (Lc 12,49-53) Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.
combattimento In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già  acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono  angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma  divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone,  saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre  contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro  madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

 

Commento

Il brano evangelico di questa Domenica contiene alcune delle parole più provocatorie mai pronunciate da Gesù: “Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera”.
E pensare che a pronunciare queste parole è la stessa persona la cui nascita fu salutata con le parole: “Pace in terra agli uomini”, e che durante la sua vita aveva proclamato: “Beati gli operatori di pace”. La stessa persona che al momento del suo arresto ingiunse a Pietro: “Rimetti la spada nel fodero”! (Mt 26, 52). Come si spiega questa contraddizione? È molto semplice. Si tratta di vedere qual è la pace e l’unità che Gesù è venuto a portare, e qual è la pace e l’unità che è venuto a togliere. Egli è venuto a portare la pace e l’unità nel bene, quella che conduce alla vita eterna, ed è venuto a togliere quella falsa pace e unità che serve solo ad addormentare le coscienze e a portare alla rovina. Non è che Gesù sia venuto apposta per portare la divisione e la guerra, ma dalla sua venuta risulterà inevitabilmente divisione e contrasto, perché egli mette le persone davanti alla decisione. E davanti alla necessità di decidersi, si sa che la libertà umana reagirà in modo diverso e variegato. La sua parola e la sua stessa persona farà venire a galla quello che c’è di più nascosto nel profondo del cuore umano. Il vecchio Simeone lo aveva predetto, prendendo in braccio il bambino Gesù: “Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Luca 2, 35). La prima vittima di questa contraddizione, il primo a soffrire della “spada” che egli è venuto a portare sulla terra, sarà proprio lui, che in questo contrasto ci rimetterà la vita. Dopo di lui la persona più direttamente coinvolta in questo dramma è Maria sua madre, alla quale infatti Simeone, in quell’occasione dirà: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Gesù distingue, lui stesso, i due tipi di pace. Dice agli apostoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore” (Giovanni 14, 27). Dopo aver distrutto, con la sua morte, la falsa pace e solidarietà del genere umano nel male e nel peccato, inaugura la nuova pace e unità che è frutto dello Spirito. Questa è la pace che offre agli apostoli la sera di Pasqua, dicendo: “Pace a voi!” Gesù dice che questa “divisione” può passare anche dentro la famiglia: tra padre e figlio, madre e figlia, fratello e sorella, nuora e suocera. E purtroppo sappiamo come questo a volte è vero e doloroso. La persona che ha scoperto il Signore e vuole seguirlo sul serio, si trova spesso nella difficile situazione di dover scegliere: o accontentare quelli di casa e trascurare Dio e le pratiche religiose, o seguire queste e mettersi in contrasto con i suoi che gli rinfacceranno ogni minuto speso per Dio e per le pratiche di pietà.
Ma il contrasto arriva anche più in profondità, dentro la persona stessa, e si configura come lotta tra la carne e lo spirito, tra il richiamo dell’egoismo e dei sensi, e quello della coscienza. La divisione e il conflitto cominciano dentro di noi. Paolo lo ha illustrato a meraviglia: “La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste”. L’uomo è attaccato alla sua piccola pace e tranquillità, anche se precaria e illusoria, e questa immagine di Gesù che viene a portare lo scompiglio rischia di indisporlo e fargli considerare Cristo come un nemico della sua quiete. Bisogna cercare di superare questa impressione e renderci conto che anche questo è amore da parte di Gesù, forse il più puro e genuino.

P. Raniero Cantalamessa

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